Dopo una campagna elettorale durata un anno, a causa dell’annullamento del risultato del ballottaggio del 22 maggio scorso, invalidato dalla Corte Costituzionale per irregolarità nei voti arrivati dall’estero, domenica i cittadini austriaci si recheranno di nuovo alle urne per scegliere il loro presidente. Ma, dopo la Brexit e la vittoria di Trump, il voto austriaco si trasforma, naturalmente, in un nuovo test sull’avanzata dell’euroscetticismo in Europa.unnamedIl risultato, a poche ore dal voto, infatti, è tutt’altro che scontato. Dallo scorso 22 maggio, quando il candidato, ex leader dei Verdi, Alexander Van Der Bellen, vinse al ballottaggio contro il candidato dell’FPÖ, Norbert Hofer, per soli 31mila voti, non è cambiato molto. L’Austria rimane spaccata in due. A dividere i due candidati ci sono percentuali bassissime, dall’1 al 2%. Ma, se uno degli ultimi sondaggi, pubblicato il 18 novembre, scommette sulla vittoria dell’economista settantaduenne, candidato dei Verdi, è difficilissimo fare previsioni. Anche perché, forse grazie all’onda lunga degli ultimi avvenimenti politici internazionali, dalla Brexit alla vittoria di Trump, all’avanzata della destra populista dell’AfD, in Germania, il candidato dell’estrema destra, Norbert Hofer, è rimasto sempre in testa nelle ultime rilevazioni, arrivando addirittura, in alcuni momenti, a superare di 6 punti Van Der Bellen. Il Partito delle Libertà Austriaco, sempre secondo i sondaggi, da mesi sarebbe ormai il primo partito nel Paese.Tuttavia, secondo gli analisti, anche in questa tornata, saranno decisivi i voti per corrispondenza. E il fatto che siano aumentati di un terzo, rispetto al voto di maggio, i cittadini austriaci residenti all’estero che hanno richiesto di poter votare, potrebbe ribaltare il risultato in favore del candidato dei Verdi, come è successo lo scorso maggio. Da una maggiore affluenza nel voto all’estero, infatti, secondo gli esperti,  potrebbe trarre beneficio proprio il verde Van Der Bellen, visto che l’elettore medio di Hofer appartiene alle classi popolari austriache e del mondo rurale, ed esprime un voto più “convinto” contro l’attuale sistema politico.La sfida su immigrazione e Unione EuropeaLa partita si gioca, quindi, sul filo del rasoio. Per questo, giovedì, nell’ultimo faccia a faccia televisivo prima del voto, i due candidati si sono sfidati senza esclusione di colpi. Il candidato verde ed europeista, Van Der Bellen, che gode del supporto degli elettori dei centri urbani e degli accademici del Paese, è stato definito da Hofer come una “spia sovietica” e un “comunista”, per via delle sue origini, ed è stato accusato di mentire agli elettori. Aldilà delle categorie “storiche”, però, a dividere l’economista settantaduenne candidato dei Verdi, e il quarantacinquenne ingegnere aeronautico dell’FPÖ, ci sono soprattutto le questioni di attualità. A partire dall’Unione Europea. Se, infatti, secondo quanto hanno dichiarato i due candidati all’agenzia tedesca DPA, per Van Der Bellen, “decine di migliaia di posti di lavoro nell’industria e nel turismo dipendono dall’appartenenza dell’Austria alla Ue e sarebbero a rischio in caso di uscita”, per Hofer, invece, l’Ue è un “progetto che ha bisogno di evolvere urgentemente”. “Non so perché tu abbia tanta paura della democrazia diretta”, ha detto, durante il confronto televisivo di giovedì, Hofer a Van Der Bellen, parlando di un eventuale referendum sulla “Oexit”, che il candidato dell’FPÖ potrebbe essere intenzionato ad indire in caso di vittoria. A farla da padrone nel Paese di otto milioni e mezzo di abitanti che ha accolto, nel 2015, oltre 100mila rifugiati, c’è poi il tema dei migranti. Proprio sul contrasto all’immigrazione e sul rifiuto dell’Islam, che “non fa parte dei valori dell’Austria”, Hofer ha costruito l’ascesa del suo partito. Su questo tema il candidato dell’estrema destra chiede risultati “concreti” al governo, per limitare l’ingresso dei “migranti economici”, e sforzi all’Europa per la difesa dei confini europei. Van Der Bellen, invece, è più cauto sul tema dell’immigrazione. Per affrontare la crisi migratoria, ha detto, serve un “aumento degli sforzi a livello europeo, per agire con solidarietà”. Hofer ha fatto marcia indietro, invece, riguardo la possibilità di indire un referendum sulla “reintroduzione della pena di morte”, chiarendo come questa non sia “conciliabile” i principi europei.Toni moderati per l’ultimo comizio di HoferPer colmare il gap che lo separa dal candidato dei Verdi e, quindi, da una vittoria storica, che lo incoronerebbe come il più giovane presidente austriaco, Hofer ha usato toni più concilianti anche durante il comizio di chiusura della campagna elettorale. Venerdì, nell’ultimo incontro prima del voto, alla Borsa di Vienna, ha invitato i cittadini austriaci a “liberarsi dalla vecchia polvere”. “Dobbiamo tornare a essere orgogliosi di essere austriaci”, ha detto Hofer, che in questi mesi si è rivolto anche e soprattutto all’elettorato cattolico. Il candidato dell’FPÖ ha optato per toni meno aspri su Islam e immigrazione, mostrando un volto più moderato e affermando, come riporta la corrispondente del quotidiano Repubblica, di voler essere, in caso di vittoria, “il presidente di tutti”. Anche di chi non lo avrà votato. Parole che fanno tornare alla mente il primo discorso pronunciato dal presidente americano Donald Trump, subito dopo la vittoria elettorale alle presidenziali americane. E, forse, è proprio sull’onda di questa vittoria che Hofer punta a giocarsi il tutto per tutto.

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