Non sono più i “cattivi ragazzi” di Jörg Haider ma un “partito forte” che punta a governare il Paese. Nonostante il Wunderwuzzi del Partito Popolare (Övp), Sebastian Kurz, sembrerebbe avere già la vittoria in tasca, per il Partito della Libertà (Fpö) di Heinz-Christian Strache quella per la cancelleria è ancora una partita aperta.

L’estrema destra ora sogna la cancelleria

“Non ci interessano i sondaggi, abbiamo imparato in passato che possono sbagliarsi di grosso”. Ne è convinto il vice sindaco di Vienna e numero due dell’Fpö, Johann Gudenus, intervistato da Gli Occhi della Guerraa poche ore dalle elezioni legislative di domenica. Il partito di estrema destra, che nelle intenzioni di voto è secondo, con il 27%, soltanto ai conservatori dell’Övp, non esclude nessuno scenario post elettorale. Tutto può succedere, insomma, nel valzer viennese delle alleanze. Ma quel che è certo, è che gli ex ragazzacci di Haider già si vedono al governo. “Prima di tutto dobbiamo capire quale sarà il risultato delle elezioni di domenica – chiarisce Gudenus – ma la cosa importante per noi è che le nostre proposte vengano accettate nelle probabili prossime consultazioni”. “Staremo a vedere con chi le porteremo avanti, se con l’Övp o con l’Spö”. Nessun dubbio, invece, sul primo provvedimento da attuare nel caso in cui i blu dovessero conquistare la cancelleria. “Di sicuro, chiudere le frontiere”, afferma il fedelissimo di Strache. Una proposta, questa, della quale i nazionalisti rivendicano la paternità dinanzi alle recenti iniziative del giovane ministro degli Esteri conservatore di Vienna, che lo scorso luglio ha minacciato di inviare i carri armati al Brennero e che è stato accusato dall’Fpö di aver copiato il programma elettorale dell’estrema destra. “Noi abbiamo compreso il problema sin dall’inizio e abbiamo proposto questo tipo di soluzioni quando erano davvero necessarie e non con due anni di ritardo come sta facendo Kurz”, accusa Gudenus, che illustra la ricetta del suo partito per affrontare la crisi migratoria in Europa. “Serve una regolamentazione più rigida sul diritto d’asilo: se le guerre nei Paesi d’origine finiscono le persone devono tornare a casa loro”, spiega.

“Fermeremo l’islamizzazione dell’Austria”

E mentre a Roma si discute di Ius soli, tra cortei e digiuni, il vice sindaco di Vienna taglia corto e ci dice di essere convinto che i migranti non dovrebbero acquisire la cittadinanza per nascita, né avere accesso al ricco sistema di welfare austriaco. “Significherebbe offrire loro un ulteriore incentivo a trasferirsi in Austria per ragioni economiche: non possiamo permettercelo”. Secondo Gudenus, inoltre, quello dell’“islamizzazione dell’Austria” sarebbe un “pericolo concreto”. “Nel nostro Paese si è già creata una sorta di società parallela: i musulmani vivono in comunità non rispettando  i costumi austriaci ma soltanto ciò che impone loro la sharia e questo è pericoloso”, spiega l’esponente del Partito della Libertà che un anno fa disse alWashington Postche, in Europa, “è l’islamismo il nuovo fascismo”. Come a dire: sono loro che dovreste combattere, non noi. “L’islamismo ha portato il terrorismo in Europa e i musulmani fondamentalisti non accettano le nostre leggi ma soltanto lasharia, questo non può funzionare nella nostra società”.

L'”Austrexit” può attendere, il gruppo Visegrád no

Gudenus assicura che non è nelle intenzioni dell’Fpö promuovere un eventuale referendum per l’uscita dell’Austria dall’Unione Europea. “Siamo convinti, però, che gli interessi degli austriaci vengano prima di quelli di Bruxelles”, precisa il giovane vice sindaco. Per questo il partito vuole traghettare Vienna nel gruppo di Visegrád. Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia “hanno capito quali sono i problemi del nostro tempo e hanno attuato delle politiche restrittive in materia di immigrazione: la stessa cosa che vorremmo in Austria”. “Non vogliamo uscire dall’euro – continua il braccio destro di Strache –  la cosa importante per noi, in questo momento, è attrarre gli investimenti in Austria e specialmente a Vienna”. “Da questo punto di vista siamo fortemente contrari alle sanzioni alla Russia che sono costate tantissimo alla nostra economia”, spiega Gudenus, che un anno fa è volato a Mosca assieme ad Heinz-Christian Strache per firmare un accordo di cooperazione con Edinaja Rossija, il partito del presidente russo Vladimir Putin. Putin o Trump? “Preferisco non metterli a confronto”, continua il numero due dei blu, che giura di non aver ricevuto nessun tipo di aiuto dal Cremlino durante la campagna elettorale. Se ci fosse un partito simile all’Fpö in Italia, invece, “sarebbe la Lega Nord” e sull’exploit di Alternative für Deutschland nella vicina Germania commenta: “È sempre positivo avere nuovi partiti in Parlamento perché così si rafforza la democrazia”. Infine, sull’ipotesi di una riedizione di quella coalizione di governo nero-blu che nel 2000 fece andare l’Ue su tutte le furie, assicura: “Stavolta non ci saranno critiche, la gente ha capito che le nostre analisi erano giuste e che non siamo affatto dei cattivi ragazzi”.

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