C’è un limite che sembra invalicabile, ma che la storia ci insegna essere stato superato da molto tempo. Questo limite riguarda l’utilizzo dei bambini da parte dei governi per svolgere le proprie operazioni. Questo non significa sfruttarli in guerra, come spesso accade purtroppo, nei conflitti più tragici. Ma anche utilizzarli o come spie o come esche, al fine di raccogliere informazioni da dare ai servizi di sicurezza. Questo, almeno, è quanto venuto a galla da un rapporto della House of Lords sull’operato delle forze di polizia britanniche.

La Camera alta del Parlamento si è dichiarata profondamente preoccupata dall’utilizzo di minorenni, molto spesso al limite del soglia di bambini, per ottenere informazioni dettagliate su organizzazioni criminali e terrorismo. Una pratica che l’Home Office conosce e che l’intelligence e le forze di polizia britanniche utilizzano da tempo. Ma che, nonostante la rigida struttura legale cui sono ancorate, rischia di minare nel profondo la salute psicofisica dei ragazzi.

La proposta dell’home Office, da cui nasce il rapporto del Secondary Legislation Scrutiny Committee è quella di estendere la possibilità di impiego dei minorenni da uno a quattro mesi. Un periodo che però la commissione della Camera dei Lord non considera lecita poiché incapace di dare le dovute garanzie ai ragazzi impegnati in pericolose attività di ricerca ma anche di raccolta e consegna di informazioni.

Nelle conclusioni della commissione, si legge: “Siamo preoccupati del fatto che consentire a un giovane di partecipare ad attività clandestine associate a reati gravi per un lungo periodo di tempo possa aumentare i rischi per il suo benessere fisico e mentale. Mentre l’Em (Explanatory Memorandum ndr) allude a una gamma di garanzie in atto per monitorare il benessere del giovane, non vengono spiegate in dettaglio e non viene fornita alcuna opinione in merito alla necessità di potenziare i controlli esistenti come risultato di tale estensione”.

La richiesta dell’Home Office, come spiegato dal quotidiano britannico The Guardian, nasce da un’esigenza operativa. Molto spesso un mese è un periodo di tempo estremamente breve per condensare le attività sotto copertura di un giovane, più o meno adulto. È già complesso per persone esperte, lo è di più per minorenni contattati dai servizi o dalla polizia per fungere da esca o da spie. Quindi i servizi britannici vorrebbero evitare la richiesta di autorizzazione mensile ed estendere il periodo di copertura a quattro mesi.

Ma questa richiesta implica un inserimento dei giovani nella rete degli informatori e delle operazioni della polizia che per loro può risultare molto difficile da gestire. E la nascita di un meccanismo di forte stress oltre che di pericolosità intrinseca delle operazioni, mina la salute psicofisica dei ragazzi. Oltre che, ovviamente, la loro vita in società. Questi bambini, in molti casi, non forniscono solo informazioni alla polizia, ma le raccolgono. Diventando, in sostanza, agenti dell’intelligence.

Come riporta il Guardian, sono molti gli ex funzionari e agenti ad aver avuto notizia o diretta conoscenza di bambini usati come informatori. “Neil Woods, un ex poliziotto sotto copertura che ha indagato su bande di narcotrafficanti in tutto il Paese, ha detto di essere a conoscenza di bambini usati come Chis (covert human intelligence sources ndr) in passato, ma che era raro”.

Il problema è che, come spiegato dallo stesso ex poliziotti, sono bambini che vengono individuati dalla polizia, che potrebbero essere salvati, ma che invece vengono rispediti all’interno della bande come spie. Un gioco molto sporco che mette a repentaglio la vita di ragazzi che, per molti funzionari, sono del tutto sacrificabili.

Come spiegato da Rosalind Comyn, responsabile legale e politico di Rights Watch nel Regno Unito, “l’arruolamento dei bambini come poliziotti sul campo negli angoli più bui delle attività di polizia e l’esposizione intenzionale al terrorismo, alla criminalità o agli abusi sessuali – potenzialmente senza il consenso dei genitori – va direttamente contro gli obblighi del governo in materia di diritti umani, che esigono che gli interessi dei minori siano posti al centro delle decisioni che li riguardano”

Il ministero dell’Interno ha dichiarato che questi ragazzi sono utilizzati molto raramente e solo quando è necessario e proporzionato e quando non c’è altro modo per ottenere le informazioni necessarie per condannare criminali o sospetti terroristi. Ma dov’è il limite? Il caso, come ovvio, sta scuotendo l’opinione pubblica britannica.

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