Tra i vincitori del caso Battisti si posiziona, senza dubbio, Evo Morales. Agendo in sintonia con il Ministro dell’Interno di La Paz, Carlos Romero Bonifaz , il presidente boliviano ha infatti acquisito centralità nella scena latinoamericana spiazzando sia le resistenze interne di coloro che, all’interno della sua maggioranza, premevano affinché all’ex terrorista dei Pac fosse concesso di risiedere nella repubblica andina sia il nuovo, ingombrante vicino di casa del Paese: Jair Bolsonaro, Presidente di un Brasile che ha virato a destra, in aperta opposizione a quel socialismo latinoamericano di cui Morales rappresenta, in ultima istanza, il volto più lucido.

“Quell’italiano consegnatelo agli italiani. Niente passerella in Brasile!”, così avrebbe parlato Morales secondo Rocco Cotroneo del Corriere della Sera. Matteo Salvini e Jair Bolsonaro si scambiano tweet di solidarietà, ma il merito politico della conclusione dell’affaire Battisti è tutto nella scelta di Morales di tirare dritto. 

Sfidando in questo modo le critiche di volti noti della società boliviana come il difensore civico David Tezanos e l’ex ministro Hugo Moldiz, alla luce della richiesta di asilo politico presentata dall’ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo che non ha avuto alcuna risposta dalla Commissione Nazionale per i rifugiati. Accettando di espellere, in conformità alla Legge 370 sull’immigrazione, Battisti per essere entrato illegalmente sul suolo nazionale, velocizzando le pratiche di estradizione. E ricordando come, anche nell’era Bolsonaro, la Bolivia vuole mantenere la sua autonomia, coesistere con il confinante gigante senza alcun cedimento, cooperare in maniera onesta e fruttuosa e rafforzare la propria sovranità.

Morales è presidente della Bolivia dal 2006 e può a ben diritto rivendicare riforme di ampio spessore che, senza raggiungere l’estremismo del Venezuela di Nicolas Maduro, hanno portato a una crescita impetuosa dell’economia, con tasso medio di espansione pari al 4,9%. La povertà estrema povertà in Bolivia è diminuita dal 36,7% al 16,8% tra il 2005 e il 2015 e il presidente ha saputo impostare programmi di lotta alla disuguaglianza, all’analfabetismo e alla disoccupazione che hanno saputo separare i loro effetti dalle volubilità dei mercati internazionali del rame e delle altre materie prime esportate dalla Bolivia, creando occupazione a tutti gli effetti.

Così facendo, il leader del Movimento al Socialismo (Mas) ha reso La Paz un attore autonomo nello scenario latinoamericano. Il progressivo deterioramento dell’asse ideologico a causa del repentino tracollo del Venezuela chavista e della caduta dei governi amici in Argentina e Brasile ha spinto Morales a una realpolitik, basata sul consolidamento degli assi commerciali con i Paesi limitrofi. Con il Brasile, ad esempio, sono in piedi proficue collaborazioni nella fornitura di gas naturale che neanche Bolsonaro sembra disposto a cancellare. A questo si aggiunge una gestione dei prestiti della Banca Mondiale e degli investimenti esteri, provenienti soprattutto da India e Russia, di cui la Bolivia ha fortemente beneficiato.

Ma tutto questo ora non basta più. Con Bolsonaro la pressione sulla corrente politica di Morales si è fatta sempre più pesante. Le dure dichiarazioni del neopresidente nella cerimonia di inaugurazione, le sue aperte intenzioni di distruggere il socialismo latinoamericano e la sua svolta filo-statunitense mettono la Bolivia in condizioni difficili. Schiacciata da un lato sul paragone con il Venezuela chavista e derubata dall’altro delle intenzioni “sovraniste”, che La Paz ha sempre seguito in ambito latinoamericano e che Bolsonaro sfrutta per motivi retorici, pur essendo in tutto e per tutto allineato a Washington, alla Bolivia serviva un’opzione che le consentisse di dimostrare la sua autonomia.

E il caso Battisti è stato brillantemente colto al volo da Morales. Che estradando il terrorista italiano nel nostro Paese ha scansato con astuzia le accuse del governo brasiliano e le critiche internazionali che sarebbero piovute su La Paz in caso di concessione dell’estradizione ma, imponendo un severo rifiuto alla volontà di Bolsonaro di uno scalo di Battisti in Brasile, lo ha privato di una facile passerella. Jair Bolsonaro, twittando accuse a Battisti in cui questi viene definito “l’assassino italiano e compagno di ideali di uno dei governi più corrotti mai esistiti al mondo (Lula, ndr)”, ha fatto un passo falso, offrendo a Morales l’estro per controbattere.

La Bolivia è sovrana, e Morales lo ha dimostrato una volta di più. Con una mossa non ortodossa, ma di cui noi italiani non possiamo che essere soddisfatti pienamente. Questa è la realtà dei fatti. La mossa, in ogni caso, servirà a Morales e Bolsonaro, in futuro, per testare la convivenza reciproca: La Paz non ha voluto impostare una politica completamente avversa a quella di Brasilia e, nel fine ultimo della restituzione di Battisti all’Italia, si è pienamente conformata. Nei palazzi di potere del colosso verdeoro questo non sarà passato inosservato. E certamente, in futuro, ciò porterà i leader brasiliani della nuova amministrazione a pensare bene prima di paragonare un vicino come la Bolivia, con cui il dialogo è comunque possibile, al Venezuela portato allo sbando da Maduro.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.