Joe Biden è stato chiamato in causa da una donna per un presunto bacio inopportuno, che lei ha avvertito dietro il capo e che l’esponente degli asinelli le avrebbe dato nel corso della campagna elettorale del 2014, pur non essendo nella posizione né avendo ricevuto il permesso di farlo.

Solo il fatto di aver avuto un contatto fisico, stando al racconto dell’accusatrice, ha provocato del “disagio”. Il protagonista ha replicato con immediatezza: “Non ricordo questo episodio – ha detto Joe Biden – e sono rimasto sorpreso da quello che ho ascoltato. In tanti anni non si contano le strette di mano, gli abbracci, le espressioni di affetto e di sostegno che ho dato”.

Eravamo abituati a occuparci di queste tipologie di addebiti in relazione al presidente Donald Trump. Il tycoon è stato tirato in ballo per comportamenti ben più invadenti. Adesso è la campagna elettorale dell’ex vicepresidente di Barack Obama, che in realtà non ha ancora avuto inizio, a rischiare di essere investita da uno scandalo.

La cultura del #Metoo ha attecchito soprattutto dalle parti del Partito Democratico statunitense. Prescindendo dalla veridicità delle accuse che sono state mosse nei confronti di un uomo che molti analisti danno per vincente alle primarie, nonostante non figuri ancora tra i candidati, si potrebbe dire che chi di #Metoo tenta di colpire, di #Metoo potrebbe politicamente perire.

Risulta difficile – questo va detto – immaginare che Joe Biden possa essersi reso responsabile di molestie sessuali. La sua storia personale e familiare parla di tutt’altro. Si tratterebbe, vale la pena sottolinearlo ancora, di un presunto bacio sul retro della nuca, più una sorta di abbraccio operato, secondo il racconto, da dietro e con entrambe le mani. Una contatto che, durante il bacio, avrebbe interessato le spalle della donna. Lo ha ben specificato l’Ansa.

Ma la persona che ha raccontato a un periodico americano il fulcro e i dettagli di questo episodio non è una qualunque: Lucy Flores è una “compagna” di partito di Joe Biden. Questo è un fattore che va tenuto in considerazione perché se da una parte contribuisce a rendere il quadro credibile agli occhi di alcuni media e di alcuni commentatori, dall’altra si può ipotizzare che la politica democratica, che è stata candidata in Nevada, potrebbe aver deciso di vendicarsi, magari per qualche frizione avuta all’interno del partito. Staremo a vedere.

Di certo c’è che la campagna elettorale di Joe Biden sarebbe dovuta partire prima. Non c’è ancora chiarezza su cosa farà l’ex vicepresidente degli Stati Uniti d’America. Potrebbero approfittarne i candidati moderati, come Beto O’Rourke e Pete Buttigieg, ma pure Kamala Harris, nonostante sia considerata come marcatamente progressista, può ambire a occupare lo spazio che verrebbe lasciato libero.

Le rilevazioni, per ora, sono abbastanza chiare: Joe Biden, secondo pure Rasmussen Reports, un istituto sondaggistico che si è distinto per essere stato tra i pochissimi, se non l’unico, a segnalare come Donald Trump avrebbe potuto vincere le elezioni presidenziali, arriverebbe primo.

Poi si classificherebbero Bernie Sanders e la senatrice californiana. Ma se l’ex numero due di Barack Obama non si candida, i giochi delle primarie diventano ancora più aperti.

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