Succede qualcosa di strano nel sud di Israele e che molti, nei vertici delle Israel Defense Forces (Idf), guardano con preoccupazione. Le operazioni dell’esercito egiziano in Sinai, impegnato nella lotta allo Stato islamico che si annida nella penisola che si affaccia sul mar Rosso, hanno infatti provocato il blackout della gran parte dei telefoni cellulari dei residenti israeliani.

Come riporta il Jerusalem Post, secondo l’unità del portavoce dell’Idf, le interruzioni delle linee telefoniche, che sono durate per circa due settimane, probabilmente continueranno. I funzionari della Difesa “stanno affrontando il problema con le loro controparti egiziane. Abbiamo un dialogo con loro sul problema”.  Un portavoce delle Idf ha dichiarato al Jerusalem Post di non essere sorpreso dalla componente di guerra elettronica dell’operazione su larga scala avviata dalle forze armate del Cairo, ma ha anche sottolineato che le perturbazioni causate dagli egiziani “stanno accadendo sul suolo egiziano”.

Per capire esattamente come le reti mobili israeliane siano colpire da questi veri e propri blackout è quindi opportuno comprendere cosa stia accadendo in Sinai. Ebbene, nell’ambito della campagna contro Isis avviata dall’esercito egiziano, l’aeronautica militare utilizza aerei speciali che decollano dal Cairo e volano ventiquattro ore su ventiquattro vicino al confine del Sinai. Questi aerei eseguono operazioni note come Isr (intelligence, surveillance and reconnaissance) e gestiscono sistemi elettronici avanzati.

Come riporta Haaretz, alla luce della conferma dell’esercito israeliano di questi blackout causati dalle operazioni egiziane, è probabile che questi aerei conducano anche operazioni di cyberwar per colpire le infrastrutture di comunicazione delle forze dell’Isis nella regione. In questi “attacchi“, sono cadute anche le reti cellulari israeliane. Un problema che ha colpito anche le reti mobili palestinesi, in particolare quelle della parte meridionale della Striscia di Gaza.

Israele ed Egitto collaborano attivamente sul fronte della lotta al terrorismo islamico nel Sinai. Come già scritto su questa testata, l’aviazione israeliana ha aiutato l’esercito egiziano in questa lotta attraverso bombardamenti con droni e aerei che sono andati avanti per molti mesi. Una campagna lunga, di cui l’ultima operazione, Sinai 2018, è solo una parte di una guerra il cui inizio risale a molti anni fa.

Al Sisi è un partner abbastanza affidabile e sicuro di Israele e del governo Netanyahu e, proprio per questo motivo, nessuno dagli uffici governativi israeliani, ha mosso critiche o accuse nei confronti delle forze armate egiziane. Lo stesso ministro delle Comunicazioni israeliano, intervistato alla Army Radio, ha sostenuto che tutto sarà risolto in tempi brevi dopo un incontro avuto con i funzionari della Difesa e delle telecomunicazioni egiziane.

Resta però il problema di Israele di aver scoperto una vulnerabilità nell’infrastruttura telefonica che non ci si aspettava. Per i governi attuali, la protezione delle infrastrutture, soprattutto con l’evoluzione del cyberwarfare, è divenuto un problema essenziale. La protezione delle tecnologie nazionali e delle reti di comunicazioni è un concetto nevralgico. Una loro interruzione può veramente far collassare una provincia o una regione e creare il panico nella popolazione. Il fatto che aerei egiziani in territorio egiziano possano aver creato un tale danno, indirettamente, alle reti israeliane, mostra che esiste una criticità non di poco conto.

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