L’incidente aereo del Boeing 737 Max preoccupa l’Europa. Ma rientra inevitabilmente anche nella sfida commerciale fra Cina e Stati Uniti. Perché la guerra fredda che si sta svolgendo fra le due coste del Pacifico colpisce diversi ambiti economici e dell’industria Usa. E adesso per Pechino, dopo i dazi minacciati dall’amministrazione Trump, sembra arrivato il momento di passare al contrattacco.

Il gigante cinese ha già detto di aver imposto il blocco di tutti gli aerei della compagnia americana. Questa notte, l’ente per l’aviazione civile cinese ha annunciato immediatamente di aver bloccato l’utilizzo dei Boeing 737 Max a partire dalle prime ore di questa mattina per un consulto con Boeing e con le agenzie federali Usa. Soltanto per la Cina, si tratta di 96 modelli utilizzati da Air China, China Eastern Airlines, China Southern Airlines e Hainan Airlines.

E questa decisione non può non avere una grave ripercussione mondiale, gvisto che, in qualità di superpotenza, la decisione cinese può riversarsi sull’intera struttura Boeing nel mondo e colpire gli interessi di uno dei giganti dell’aviazione americana.

A stretto giro di posta dopo l’annuncio cinese è poi arrivata la notizia della decisione della compagnia Ethiopian e dall’autorità etiope sulla falsariga di quanto compiuto da Pechino. “Anche se non conosciamo ancora le cause dell’incidente, abbiamo deciso di mettere a terra quel particolare modello come precauzione di sicurezza”. Addis Abeba ne ha quattro di aerei come quello bloccato dall’autorità cinese. Ma è un segnale di come il migliore alleato africano di Pechino segua quanto fatto dal colosso asiatico.

E dopo Cina ed Etiopia, è stato il turno dell’Indonesia, che ha ordinato alle compagnie aeree locali di fermare tutti gli aerei del modello incriminato. E la stessa decisione è stata assunta dall’Autorità per l’aviazione civile della Mongolia, che ha annunciato la sospensione dei voli con Boeing 737 Max 8 della compagnia di Stato, Miat Mongolian Airlines.

All’immediata reazione cinese, si contrappone invece la scelta dell’unione europea di non arrivare a una mossa così drastica come quanto compiuto da Pechino. L’agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha dichiarato che “monitorando da vicino” la situazione dopo l’incidente aereo. Ma, come riporta Tgcom24, un portavoce dell’agenzia, come riportato dall’agenzia Bloomberg, ha detto che “è troppo presto per fornire indicazioni alle compagnie europee, o per agire”.

Lì’idea è che anche in questo caso si sita consumando la sfida fra i due giganti del mondo. E che Pechino possa sfruttare questo incidente anche per lanciare un messaggio nei confronti del rivale statunitense. Chiaramente si tratta di ipotesi, ma l’impressione è che il tempismo di Pechino sia anche il frutto di una precisa scelta politica: se le compagnie del gigante asiatico e dei suoi alleati iniziano a fermare gli aerei della Boeing (per ora soltanto questo modello), il rischio è che si crei una pericolosa catena di stop che incideranno sensibilmente su una delle più importanti aziende americane. E la guerra dei dazi, adesso, ha un nuovo fronte aperto.

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