Il neo presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha firmato ieri a Brasilia il decreto che faciliterà il possesso armi da fuoco in Brasile. Così il leader della destra brasiliana, già noto per essere considerato il “Trump del Sud America”, mantiene una delle principali promesse sulla quale aveva basato la sua campagna elettorale: armare i brasiliani per contrastare la criminalità e garantire loro la sicurezza individuale.

Il decreto firmato a palazzo del Planalto si prefigge l’obiettivo di “garantire a tutti i brasiliani senza precedenti penali con un età maggiore di 25 anni il diritto a possedere una pistola”, ammorbidendo di fatto le regole sul possesso di armi: “Per assicurare il diritto alla legittima difesa”, ha dichiarato Bolsonaro; che ponendo in calce il suo nome sul decreto, ha paragonato la penna che teneva in mano la sua “arma” per combattere la criminalità. Le critiche riguardo la decisione di portare avanti la riforma, già ampiamente contestata da esponenti dalla società civile e dall’opposizione politica, non si sono fatte attendere, denunciando come il nuovo capo di Stato intenda “trasformare il Brasile nel Far-west” e allo stesso tempo voglia renderlo “in uno Stato di polizia”.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Folha di San Paolo, la firma apposta al testo di legge che mira a riformare la regolamentazione del possesso di armi da fuoco “estende la validità del porto d’armi da cinque a dieci anni”. L’organizzazione non governativa Sou da Paz’ ha dichiarato che dal 2007 e il 2017 il numero di armi da fuoco registrate a nome di privati è aumentato da 3.901 a 33.031: una crescita del 745% per cento, che sarebbe dovuta alla percezione di insicurezza che caratterizza alcune regioni del Paese. Il nuove decreto porterà senza dubbio una ulteriore inflazione di armi da fuoco in tutta la nazione. Secondo i dati dell’Ibge e del ministero della Salute riportati da Repubblica , le persone che potranno acquistare e detenere un’arma sono 169.600.000: quattro brasiliani su cinque. Ogni brasiliano potrà acquistare fino a 4 armi.

Uno studio condotto nell’ambito della “Global Mortality”  basato sul periodo 1990-2016 ha rivelato che Brasile era già al primo posto nell’elenco dei paesi che avevano registrato il più alto numero di decessi causati dall’uso di armi da fuoco, con circa 43.200 vittime nell’ultimo anno considerato. Un’aumento gradualmente esponenziale rispetto ai 27.300 decessi registrati nel 1990. Nel 2003 la legge federale sullo statuto del disarmo approvata in Brasile e riconvalidata dall’ex presidente Luiz Lula de Silva, vietava ai cittadini brasiliani il trasporto di armi tranne in casi specifici che ne comprovassero la necessità. La riforma approntata dal governo Bolsonaro non dovrebbe riguardare il trasporto di armi, ma solo una facilitazione alla detenzioni di armi nelle proprie abitazioni.

Una scelta in controtendenza quella di Bolsonaro , che nel paragone con Trump – profondo sostenitore del secondo emendamento – si dimostra essere molto meno prudente e permissivo in tema di armi da fuoco. Il presidente americano, che durante la propria campagna elettorale aveva sostenuto una linea “favorevole” agli interessi della lobby delle armi (che lo ha sempre sostenuto), ha scelto al contrario di allargare i controlli sugli acquirenti di armi, escludendo chi ha problemi mentali, e aumentare da 18 a 21 anni l’età legale per l’acquisto, oltre applicare il divieto di vendita del noto “bump stocks”: uno strumento facilmente reperibile ed estremamente economica che permette di modificare diversi tipo di armi a colpo singolo in armi completamente automatiche in grado di sparare centinaia di colpi al minuto. 

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.