Una delle più importanti questioni della Cina contemporanea è di natura demografica, dato che dopo l’abbandono della “politica del figlio unico” il tema rimane centrale per il futuro del Paese. Di fronte all’abbandono di una linea seguita per decenni, il Partito comunista cinese e la sua leadership si sono resi conto che rimuovere il vincolo legale non rappresentava una condizione sufficiente a incrementare il tasso di natalità nel Paese.

Come riportato da Maicol Mercuriali su Italia Oggi, “tra il cambio degli stili di vita (alimentazione scorretta, fumo, alcol, stress) e i fattori ambientali (inquinamento in primis), sono sempre di più le coppie cinesi che si scontrano con le difficoltà ad avere un figlio. Ecco perché nell’ex Celeste impero si sta sviluppando il mercato della fecondazione artificiale, un business che secondo Bis Research potrebbe raggiungere un valore di 1,5 miliardi nel 2022″.

La questione principale nel campo della fecondazione artificiale è legata alla reperibilità dei donatori di sperma, ed è resa ulteriormente spinosa non solo dalle suddette problematiche, che incidono sulla base della popolazione, ma anche da ulteriori complicazioni di natura essenzialmente politica.

Gli ostacoli alla fecondazione artificiale

Sara Moraca ha sottolineato su Wired come la Cina si trovi, oggigiorno, ad essere carente sotto il profilo degli individui maschi adulti abilitati a donare il proprio sperma. “Negli anni settanta, un uomo cinese aveva mediamente 100 milioni di spermatozoi per millilitro di sperma. Oggi questo numero è sceso di cinque volte, attestandosi sui 20 milioni di spermatozoi per millilitro. Un recente studio aveva confermato che solo il 18% degli uomini cinesi presenta uno stato di salute tale da poter donare il proprio sperma”.

Il crollo dell’80% del potenziale riproduttivo dei maschi cinesi è stato diretta conseguenza delle condizioni sociali venutesi a creare sulla scia di una rivoluzione economica che da Deng Xiaoping a Xi Jinping ha portato alla più ampia uscita di massa dalla povertà della storia umana ma anche a un completo stravolgimento degli stili di vita della popolazione cinese, sempre più concentrata nelle gigantesche megalopoli rivierasche.

Lo sviluppo della fecondazione artificiale in Cina, che vive uno sviluppo complesso, è portato avanti dai centri ospedalieri urbani attraverso specifici bandi indicanti le condizioni ottimali per i potenziali donatori di sperma. A far scalpore è stato un caso molto peculiare caratterizzato dall’inserimento della fedeltà politica tra queste.

Vuoi donare sperma? Solo se sei un perfetto comunista

Il Peking University Third Hospital, centro all’avanguardia della capitale specializzato in ricerche sulla diagnosi genetica preimpianto (Pre-implantation genetic diagnosis, o «Pgd»), ha stilato un bando aperto sino al 23 maggio prossimo per sviluppare la sua campagna sulla fecondazione artificiale, che permetterà a ciascun donatore selezionato di ricevere poco meno di 800 dollari a donazione. Conditio sine qua non per la selezione è l’adesione ai principi guida del “socialismo con caratteristiche cinesi.

I donatori “devono amare la madrepatria socialista e abbracciare la leadership del Partito comunista”, si legge nel bando del programma di donazione, riportato da Today. Ma non solo: “Devono essere leali agli obblighi di partito, decenti, rispettosi della legge e liberi da ogni problema politico”.

Difficile spiegare tale scelta, portata avanti da un ente di riprovato valore scientifico, eccellenza medica del Paese. La Cina è terra di grandi contraddizioni, riscontrabili anche nella sua parabola attuale, che vede una nazione in continua ascesa, sempre più aperta alle sue interazioni col mondo, dominata da un potere politico con crescenti tendenze accentratrici. Tutto è politica in Cina: anche la fecondazione artificiale. E con una clausola curiosa, ma per niente banale, di un bando ospedaliero Pechino non esita a ricordarlo.

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