Dopo aver incassato il sì da parte del parlamento britannico per quanto riguarda il piano di uscita dall’Unione europea, Boris Johnson avrà tempo fino alle fine del 2020 per ridiscutere i trattati commerciali con la Commissione europea. Dopo l’uscita dal mercato unico, infatti, tutte le precedenti disposizioni perderanno di efficacia e ci sarà la necessità di applicare un nuovo piano di tariffe, nel tentativo di entrambe le parti di portare a casa un accordo favorevole.

Le paure del governo britannico

Dopo una campagna elettorale pirotecnica che si è conclusa con un voto quasi plebiscitario, il governo conservatore britannico deve adesso applicare quelle che sono state le promesse fatte ai propri elettori. Le paure del popolo del Regno Unito – identiche a quelle del governo – risiedono nella possibilità che gli accordi commerciali che si concluderanno con Europa e resto del mondo non siano poi così favorevoli come ci si potesse aspettare. Per questo motivo, Johnson starebbe pensando di utilizzare il pugno duro nelle trattative, arrivando a minacciare non solo l’Unione europea ma anche gli Stati Uniti di imporre dei pesanti dazi doganali per le merci in ingresso nel Regno Unito. A renderlo noto è l’agenzia di stampa Reuters, a seguito dell’incontro dell’organo proposto alla Brexit avvenuto nella giornata di giovedì.

La minaccia dei dazi verso Unione europea e Usa

Utilizzare la minaccia dell’imposizione di dazi doganali, nell’immaginario del governo britannico, permetterebbe al Regno di giocare sulle paure legate al già debole impianto produttivo dell’Europa, anche alla luce delle aspettative non così rosee per il biennio 2020-21. Mentre infatti la mossa non avrebbe sortito un grosso effetto in caso di prospettive di crescita non indifferenti, in un momento storico in cui si rischia la stagnazione produttiva è più che mai importante per un’economia garantirsi l’accesso a più mercati possibili: ed i britannici sono storicamente ottimi acquirenti.

Per questo motivo, Johnson porterà sul tavolo delle trattative una proposta di introduzione di dazi doganali per il settore dell’auto – tanto caro alla Francia ed alla Germania – pari al 10% del valore del prodotto, che minaccerebbe la competitività delle automobili europee rispetto a quelle di fabbricazione britannica. I generi alimentari più “sofisticati” di importazione straniera, come nel caso dei latticini francesi, rischierebbero di subire un’imposizione doganale pari addirittura al 30% del valore del prodotto: in un piano d’azione che sembra essere stato suggerito di nascosto direttamente da Donald Trump, non fosse che bersaglio dello stratagemma siano anche gli Stati Uniti d’America.

Prima i trattati verso i Paesi di “Livello 1”

Avendo soltanto un anno a disposizione prima che finisca il periodo transitorio dopo l’uscita britannica dall’Unione europea fissata al 31 gennaio 2020, i ministeri britannici hanno dovuto studiare un piano per dare priorità ai mercati più importanti, onde evitare di danneggiare le tratte commerciali più rilevanti. Per questo motivo, i Paesi sono stati divisi in due gruppi: quelli di livello 1 (Ue, Giappone, Usa, Nuova Zelanda e Australia) avranno priorità nelle trattative, mentre per tutti gli altri si cercheranno soluzioni soltanto in un secondo momento.

Tuttavia, l’idea di Londra è quella di imitare l’attuale sistema di imposizione doganale dell’Unione europea, soprattutto per non creare ulteriori complicazioni che potrebbero danneggiare di ritorno la stessa economia britannica. In questa fase, gli accordi già in atto e dettati dal Commonwealth avranno particolare rilevanza: motivo per il quale negli ultimi anni il Regno unito si è mosso per rafforzare l’unità tra i Paesi aderenti ed ha cercato di espandere le braccia dell’economia britannica soprattutto sull’Africa.

Da qui alla fine dell’anno il governo di Johnson si giocherà verosimilmente la partita più importante e la memoria del suo esecutivo sarà definita soprattutto da come verranno gestiti gli accordi commerciali del Regno unito. E se il governo britannico riuscirà a giocarsi perfettamente le proprie carte, lo scenario sembra avere tutte le basi per potersi volgere a suo favore.

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