Nessun passo indietro, ma una serie di promesse volte a calmare le ire della folla, specie dei manifestanti più giovani. Si possono sintetizzare così le mosse messe a punto nelle ultime 48 ore dallo staff del presidente algerino Abdelaziz Bouteflika. Difficile immaginare che tali scelte provengano direttamente dalla volontà del capo dello Stato, visto che il primo cittadino algerino viene ancora dato a Ginevra in cura presso una clinica specializzata. L’Algeria da giorni è in piazza contro la sua quinta ricandidatura, proprio domenica è il termine ultimo per la presentazione della documentazione necessaria alla corsa presidenziale: nell’ultimo momento utile, giunge nella sede del consiglio costituzionale anche il faldone che riguarda proprio il capo di Stato uscente.

“Al voto entro un anno”

Da quando venerdì le manifestazioni in tutte le principali città algerine si fanno più intense, dalla capitale arrivano notizie di importanti novità in seno allo staff presidenziale. Preludio, come infatti in seguito avvenuto, ad annunci riguardanti il futuro sia del governo attuale che del prossimo eventuale mandato di Bouteflika. Il primo vero mutamento è inerente al giro di vite interno alla squadra che deve accompagnare il presidente verso la campagna elettorale. Sabato salta infatti proprio il coordinatore della campagna elettorale, Abdelmalek Sellal. Al suo posto viene chiamato l’attuale ministro dei Trasporti e fedelissimo del presidente, Abdelghani Zalene. Una sostituzione annunciata per dare, soprattutto ai manifestanti dei giorni scorsi, immediata impressione di operosità all’interno dello staff presidenziale.

Tocca proprio a Zalene leggere, appena 24 ore dopo, un annuncio a firma dello stesso Bouteflika. In esso sono contenute alcune delle promesse dirette proprio a chi in questi giorni è in piazza contro la ricandidatura del presidente uscente. In primis, si parla di rimpasto di governo: Ahmed Ouyahia dovrebbe rimanere premier, ma come primo concreto segnale l’entourage del presidente e del suo partito dovrebbe procedere alla sostituzione di alcuni ministri.

La firma dello stesso Bouteflika dovrebbe arrivare in questo lunedì. Da dove non si sa, visto che per l’appunto il capo di Stato dovrebbe ancora trovarsi a Ginevra. Ma soprattutto nel discorso letto da Zalene, arriva l’annuncio più atteso ma anche temuto: la conferma della candidatura. Con però dei distinguo: “Mi impegno – legge Zalene a nome del presidente – A convocare elezioni anticipate entro un anno dalla mia eventuale elezione”. C’è quindi l’uscita di scena, ma posticipata di un anno e subordinata ad una conferenza nazionale che lo stesso Bouteflika si impegna a radunare per discutere di modifiche costituzionali.

Le reazioni

Ma in questo lunedì in realtà si torna a manifestare. Gran parte degli studenti scesi in piazza nei giorni scorsi, fino all’ultimo sperano nel ritiro della candidatura. La promessa di una graduale uscita di scena dona sollievo solo parziale, in tanti non si fidano. Con questo annuncio, probabilmente l’entourage del Fronte di Liberazione Nazionale vuole prendere tempo ed aspettare dodici mesi per trovare un successore di Bouteflika. Rinviare le elezioni è impossibile, così come far rimanere tutto seguendo lo status quo alla luce delle manifestazioni delle scorse settimane. Ecco perchè quindi la scelta di rinviare di un anno la questione.

Molti possibili candidati, alla luce dell’annuncio del presidente, decidono di ritirare la propria documentazione o di non presentarla. Come si legge su AgenziaNova, l’ex premier Ali Benflis, il presidente del Movimento della società per la pace (Msp) Abderrezak Makri e la leader del Partito dei lavoratori Louisa Hannoune, oltre all’indipendente Ghani Mehdi, parlano di “farsa” e dunque propendono per il boicottaggio. Il quale però fa il gioco del presidente: senza candidati credibili è lui l’unico in grado di vincere. Ma se già si parla di elezioni dopo appena un anno, il voto del prossimo 18 aprile assume proporzioni sempre più grottesche. Lo scenario che si profila dunque è quello di vedere in Algeria piazze sempre più piene ed urne invece praticamente vuote. Un vuoto che al momento caratterizza anche il palazzo presidenziale, visto che Bouteflika è ancora sotto cura in Svizzera.

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