Vittoria dell’opposizione o “concessione” da parte del presidente uscente? Gli algerini, all’indomani dell’annuncio da parte di Abdelaziz Bouteflika, si risvegliano divisi: c’è chi esalta il ruolo dei giovani che da giorni manifestano contro la ricandidatura del capo di Stato per un suo quinto mandato, c’è chi invece appare più cauto. Di certo, il paese nordafricano sta vivendo alcune delle ore più delicate e decisive della sua storia recente e non mancano le incognite. Bouteflika, così come ribadito nel suo annuncio, decide di non ricandidarsi come presidente e di voler convocare una grande conferenza nazionale che possa traghettare il paese verso una nuova Costituzione e, soltanto dopo, fissare nuove elezioni. Il rinvio del voto, che fino a pochi giorni fa appare solo una piccola ipotesi, adesso è realtà: il 18 aprile niente urne aperte.

Come si è arrivati all’annuncio del presidente

Ricoverato da più di due settimane presso una clinica privata a Ginevra, Abdelaziz Bouteflika fa ritorno in patria soltanto nella giornata di domenica. Così come spesso capita da quando il presidente soffre di problemi di salute dovuti ad un ictus che lo colpisce nel 2013, Bouteflika non si mostra in pubblico. Gli algerini apprendono del suo ritorno in patria soltanto tramite gli annunci della televisione ed alcuni video che mostrano l’areo presidenziale appena atterrato ad Algeri. Durante la degenza in Svizzera, Bouteflika viene costantemente informato circa l’evoluzione della situazione nel suo paese. Il suo entourage cerca una via d’uscita. Le proteste sono pacifiche, non si assiste a disordini che sembrano compromettere la stabilità del paese. Al tempo stesso però, la piazza è sempre più gremita in tutta l’Algeria: non c’è città di medie o grandi dimensioni che non abbia almeno un gruppo compatto deciso a manifestare davanti le sedi istituzionali. All’inizio della scorsa settimana, si prova (sempre dalla Svizzera) ad arginare la protesta accogliendo alcune richieste: rimpasto di governo e soprattutto promessa di dimissioni entro un anno in caso di rielezione sono le mosse comunicate dal capo dello Stato.

Ma questo non basta. I manifestanti chiedono un’immediata uscita di scena. Questa volta, a differenza di quanto avviene nel recente passato, lo spauracchio della destabilizzazione in un paese, quale l’Algeria, che ancora ricorda le ferite della guerra civile non sortisce alcun effetto. La gente, specialmente tra i più giovani, chiede la fine della ventennale esperienza di Bouteflika alla presidenza. Il leader dal canto suo, o di chi (molto più probabile) tiene in pugno per conto suo la situazione viste le condizioni di salute, avrebbe optato quindi per la non candidatura specialmente dopo aver constatato il sempre più blando appoggio dell’esercito. Le forze armate già da mesi si mostrano perplesse e spaccate su una possibile candidatura di Bouteflika. Le manifestazioni degli ultimi giorni fanno virare i generali decisamente contro il quinto mandato del presidente. La mancata repressione delle proteste ne è un’implicita conferma. Ecco quindi che, a quel punto, a poche ore dal ritorno ad Algeri il capo dello Stato getta definitivamente la spugna.

Niente corsa per un quinto mandato, al tempo stesso però si vuole evitare un vuoto di potere e si ricorre quindi ad una proroga che possa portare il paese alla elaborazione di una nuova Costituzione. In poche parole, si cerca di prendere tempo per preparare l’Algeria e l’élite dominante ad una successione non traumatica di Bouteflika.

Le reazioni dell’opposizione

Come detto, la piazza a poche ore dall’annuncio del presidente risulta decisamente divisa. Da un lato c’è chi esulta e parla di giornata storica per il popolo algerino, dall’altro c’è chi mette in guardia per due motivi: in primis, per evitare di far sembrare il tutto come una “concessione” di Bouteflika e, in secondo luogo, per vigilare su questa nuova fase di transizione che comunque vedrà l’attuale presidente ancora in sella seppur per un periodo di transizione. Ad Algeri, come nelle altre grandi città del pese nordafricano, prevale in queste ore la volontà di scendere in strada con le bandiere nazionali e festeggiare in segno di vittoria. Per molti algerini la mancata candidatura di Bouteflika è già comunque un primo passo. L’opposizione parlamentare sembra ricalcare gli umori altalenanti della piazza: alcuni partiti parlano di giornata decisiva, altri invece lamentano una mancata immediata uscita di scena.

Nel primo gruppo figurano l’ex premier e tra i principali rivali del presidente Ali Benflis che, come si legge su AgenziaNova, parla di “vittoria storica del paese e del popolo algerino”. Il suo partito si allinea quindi alla parte della piazza più ottimista e che in queste ore sta festeggiando. Lo stesso discorso vale per Hassan Aribi e per il suo partito islamico dell’Unione per la giustizia e la costruzione: “Il popolo algerino ha strappato la propria vittoria mettendo fine al progetto del quinto mandato”, dichiara l’esponente politico al quotidiano locale El Bilad. Di segno opposto invece le reazioni di altri partiti, che mettono in guardia i manifestanti in quanto Bouteflika appare comunque destinato a rimanere al potere almeno per un altro anno. Il Raggruppamento per la Cultura e la Democrazia parla di “nuova violazione della costituzione” da parte del presidente uscente: “Il mandato del presidente può essere esteso solo in un caso: lo stato di guerra”, si legge da una delle pagine Facebook del partito.

Tra chi festeggia e chi invece preme per chiedere un’immediata successione, comunque l’Algeria volta pagina. Adesso occorre verificare cosa accade nelle prossime ore. La piazza potrebbe in qualche modo placare le manifestazioni visto che in tanti in queste ore stanno festeggiando oppure, al contrario, si potrebbe assistere ad un ritorno delle proteste per chiedere l’immediata fine dell’era di Bouteflika. In poche parole, è presto per dire la direzione che da qui a breve dovrebbe prendere l’Algeria. Le strade sono due: da un lato una delicata ma tranquilla transizione, dall’altro una piazza che al contrario non si accontenta del semplice annuncio della non candidatura.

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