Ancora lontani da un accordo definitivo sulla Brexit, il ritiro della Gran Bretagna dall’Unione Europea, a Londra è sorta una questione che pare essere di importanza strategica per più di una ragione: il confine tra Regno Unito e Repubblica d’Irlanda. 

Le motivazioni che rendono la trama particolarmente intricata sono molteplici, poiché il confine oggetto della disputa risiede interamente sul territorio della seconda isola britannica, l’Irlanda. Vi sono oltre 500km di confine condiviso tra l’EIRE, la Repubblica d’Irlanda, e l’Irlanda del Nord, appartenente legalmente al Regno Unito. 

Nei decenni la frontiera è stata resa sempre più permeabile, anche e soprattutto per le questioni culturali e religiosi site alla base di un ancestrale conflitto tra separatisti e unionisti, determinato anche in base all’estrazione religiosa del popolo nordirlandese, in parte cattolico in parte protestante. 

Il primo ministro inglese Theresa May ha avanzato una proposta che ha fatto discutere, ma che contiene in sé importanti ragioni politiche ed economiche: la lady di Downing Street ha avanzato la proposta di un “hard-border“, ovvero di una frontiera semi-rigida, in cui tornerebbero in uso le infrastrutture preesistenti e verrebbero ricollocate le forze dell’ordine di frontiera ma ad altissimo fattore tecnologico, sul modello che ella stessa ha paragonato a quello del confine tra Stati Uniti e Canada. L’esempio fatto dalla May non sembrerebbe essere particolarmente calzante, poiché la stessa BBC ha denunciato l’affermazione come poco pertinente, poiché il confine tra i due Paesi nordamericani risulterebbe particolarmente rigido, con controlli anche serrati. 

Non si è fatta attendere la risposta del primo ministro irlandese, Taoiseach Leo Varadkar, il quale ha subito posto il suo veto alla proposta, in quanto potenzialmente ed effettivamente nociva allo storico “Accordo del Venerdì Santo” firmato e approvato da EIRE e Regno Unito quasi 20 anni fa, e che prevedeva sì una sovranità britannica sull’Irlanda del Nord, ma una forte permeabilità della frontiera tra i due Paesi. 

Con l’incombenza degli accordi sulla Brexit, il tema è tornato più che mai scottante: dal canto suo, Bruxelles vorrebbe che l’Irlanda del Nord restasse nell’unione doganale e nel mercato unico dell’Unione Europea, spingendo per un “soft border” tra Belfast e Dublino. Tale proposta è stata categoricamente respinta dalla May, la quale vede nella vicenda un potenziale tentativo di annessione dell’Irlanda del Nord al resto dell’Irlanda, con la creazione di una nuova frontiera nel bel mezzo del Mare d’Irlanda, nonché uno spauracchio politico di avvicendamento al vertice dei Tories, che mantengono posizioni rigide sulla Brexit. 

La posizione del primo ministro inglese sembra particolarmente precaria, dal momento che, godendo di una base di consenso decisamente ristretta, rischia di perdere l’appoggio del DUP, il Partito Unionista Democratico dell’Irlanda del Nord, una stampella importante del suo attuale governo, il cui problema esistenziale risiede proprio nella volontà di restare nel Regno Unito. 

A ciò si aggiunge anche la posizione espressa dal laburista Jeremy Corbyn, in quale vorrebbe bypassare la questione del confine semplicemente caldeggiando un accordo per far sì che tutto il Regno Unito resti all’interno dell’unione doganale dell’Unione europea. 

Una via di mezzo che stanno sondando sia a Londra che a Dublino sarebbe la creazione di uno “Smart Border 2.0“. Si tratta di una soluzione ad alto fattore tecnologico, che porterebbe sì ad avere un fisicamente un “hard border” ma che, grazie alla fruizione di strumenti ad alto tasso tecnologico aiuterebbero a ridurre l’impatto delle code alla frontiera. Il delegato del Regno Unito alla Brexit, David Davis, ha parlato in maniera entusiasta del sistema di controllo documenti che egli stesso ha visionato, tra Detroit e Windsor, sulla frontiera USA-Canada da dove transitano i veicoli Ford che viaggiano verso il Canada: “Il processo è talmente automatizzato che il tempo di attraversamento è di 54 secondi. Attraverso un lettore ottico del documento del conducente si riesce subito a stabilire che non vi siano tentativi di contrabbando”. 

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