Theresa May non sa più cosa fare con la Brexit. La trappola dell’Unione europea è servita a costringere Londra in un pericoloso pantano da cui non sembra più capace di uscirne. E adesso, la premier britannica ha sciolto le riserve se così possiamo dire): una nuova proroga. May ha scritto direttamente ai vertici dell’Unione europea per chiedere un rinvio della Brexit almeno fino al 30 giugno.

La premier britannica, nella missiva inviata al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha scritto che “il Regno Unito chiede una ulteriore estensione” dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona e “che termini il 30 giugno. Se i partiti saranno in grado di ratificare prima di questa data, il governo propone che il periodo termini prima”. Un rinvio flessibile che però si scontra, almeno fino a questo momento, con le volontà dell’Unione europea, visto che è già emersa la volontà di Tusk di volere sì un rinvio flessibile, ma molto più lungo, almeno di un anno. Almeno questo è quanto è emerso dalle fonti citate da Sky News, che parlano di un rinvio fino al 31 marzo 2020 con la clausola che dia la possibilità di un’uscita prima di questa data.

La speranza del governo di Londra è di arrivare alla famigerata Brexit con accordo, congiurando quindi il no deal, entro il 23 maggio in “modo da non partecipare alle elezioni europee”. Ipotesi che però a questo punto non sembra affatto scontata tanto che da Londra fanno sapere di aver messo in atto un piano per cui il governo “sta portando a termine i preparativi per fissare le elezioni europee”. “Non è nell’interesse né del Regno Unito, in quanto Stato membro uscente, né dell’Unione europea nel suo complesso, che la Gran Bretagna tenga elezioni per il Parlamento europeo. Tuttavia, il Regno Unito accetta il punto di vista del Consiglio europeo secondo cui se il Regno Unito dovesse ancora essere uno Stato membro dell’Ue il 23 maggio sarebbe giuridicamente obbligato a tenere le elezioni”. Queste le parole della lettera con cui May ha scritto al presidente del Consiglio europeo.

Per il già fragile governo May si tratta di ore estremamente difficili. Le ennesime in questo 2019 più che travagliato in cui sembra ormai essere chiaro che il Regno Unito abbia perso quasi completamente il controllo della Brexit. Anzi, è chiaro che ormai sia Bruxelles a tenere le redini dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Il governo britannico è del tutto escluso dalle decisioni: in patria è la Camera dei Comuni a controllare il processo e i negoziati; al di là della Manica, invece, è l’Unione europea a decidere il futuro dei negoziati e la permanenza della Gran Bretagna. Di fatto, sta avvenendo quanto sperato da Bruxelles: costringendo la Gran Bretagna alle sabbie mobili.

La May è caduta in questa trappola e non sa più come uscirne. Ora sta tendendo la mano al leader laburista Jeremy Corbyn, ma con questa mossa ha spaccato ulteriormente il suo partito, condannando se stessa alla fine della sua leadership. Come scrive il Guardian, il primo ministro invierà oggi un’offerta scritta al vertice del partito laburista per provare a giungere a un accordo parlamentare che dia il via libera all’ccordo siglato fra Londra e Burxelles. Ma il tempo corre e, tra soli cinque giorni, Theresa May dovrà tornare a Bruxelles chiedendo all’Ue l’ennesima dilazione dei termini. Ma l’idea è che ormai Londra sia completamente esclusa dai giochi.

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