La Brexit dovrebbe causare seri problemi di stabilità all’Irlanda del Nord e provocare un ritorno del terrorismo nella regione. Questo è quanto ha sostenuto Michael Philipps, ex soldato dell’Ira, nel corso di un’intervista rilasciata a Gabriele Paradisi, autore del Blog Cielilimpidi e della pagina Facebook Cittadino Giornalista ed anticipata dall’Adnkronos. Secondo l’ex militante, infatti, il ritorno ad una frontiera, dura o morbida che sia, tra Belfast e Dublino genererà una recrudescenza di fenomeni terroristici e rovinerà quei passi avanti che erano stati fatti dagli Accordi di Pace del Venerdì Santo, stipulati nel 1998. La libera circolazione di merci e persone all’interno dell’isola è stata determinante per pacificare la turbolenta Irlanda del Nord e per togliere uomini e mezzi a ciò che era rimasto dell’Ira, il gruppo terroristico di matrice repubblicana che ha lottato per decenni contro le forze di sicurezza del Regno Unito per la riunificazione dell’Irlanda. La Brexit, dunque, ha il potenziale per fomentare tensioni tra le comunità cattoliche e protestanti di Belfast, tensioni che potrebbero sfociare in esiti imprevedibili.

Un rischio significativo

L’ammonimento di Philipps è destinato a suscitare preoccupazioni ma, al tempo stesso, non inciderà in nessun modo sul corso degli eventi che sembrano ormai segnati. Le elezioni legislative nel Regno Unito, previste per il 12 dicembre, vedono il Partito conservatore di Boris Johnson in netto vantaggio sui rivali Laburisti di Jeremy Corbyn. I Tories staccano gli inseguitori, secondo gli istituti demoscopici, di almeno 10 punti percentuali ed al momento la conferma della Brexit sembra inevitabile. Solamente una rimonta dei progressisti potrebbe scongiurare questo esito: Corbyn ha infatti promesso che, in caso di vittoria, stipulerà un accordo che mantenga stretti legami con Bruxelles ed un secondo referendum confermativo sull’eventuale uscita di Londra dall’Unione Europea. Uno scenario, quest’ultimo, con scarse possibilità di verificarsi ed è così indubbio che la Brexit andrà a generare turbamenti ed instabilità dalle parti di Belfast. La fragile convivenza tra i cattolici ed i protestanti, culminata nella creazione di un Parlamento locale e nella smobilitazione dell’Ira avvenuta alla fine degli anni ’90, rischia di essere messa a dura prova dal mutato scenario politico.

Le prospettive

La scelta del Regno Unito di uscire dall’Unione Europea implica, inevitabilmente, un allentamento dei legami con gli altri Stati Membri e dunque, in una certa misura, anche con l’Irlanda. Dublino è, però, un garante fondamentale della pacificazione di Belfast e si teme che il ritorno ad una qualche forma di frontiera rinfocoli gli spiriti dei separatisti più duri e possa andare a generare una catena di eventi, fatti di provocazioni, reazioni, scontri e violenze, difficili da fermare. Al tempo stesso, però, Londra non vuole e non può rinunciare all’Irlanda del Nord che, a livello costituzionale, costituisce parte integrante del suo territorio nazionale. La Brexit ha messo in moto, in definitiva, una serie di dinamiche politiche che potrebbero avere, qualora vengano mal gestite, il potenziale per causare seri danni all’assetto del Paese. Servirà molta prudenza da parte di Londra ed un certo grado di flessibilità per evitare gravi conseguenze sulla stabilità di Belfast ed un ritorno ad un’epoca, ormai piuttosto remota, fatta di divisioni tra gruppi paramilitari rivali e di comunità costrette a vivere in uno stato di segregazione de facto.

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