Boris Johnson sta sventolando da ore, di fronte ai suoi collaboratori, un documento sulla Brexit che attesterebbe la “vittoria” del Regno Unito e la conseguente “sconfitta” dell’Unione europea. Al termine di una maratona notturna, durante la quale le due parti sono andati avanti per ore, nel tentativo di trasformare l’accordo politico in testo giuridico, qualcosa sembra essersi mosso. Nel dossier citato, un report molto tecnico, sarebbero elencate tutte le concessioni che Bruxelles avrebbe gentilmente offerto a Londra.

Dal via libera sulle dichiarazioni doganali, con gli scambi commerciali che non dovrebbero essere limitati più di tanto dai controlli Ue, alle norme sulla concorrenza, con le leggi Ue che non avranno alcun potere sulle legislazioni inglesi, passando per la possibilità dell’Europa di piazzare dazi e tariffe punitive in caso di divergenze tra le parti, con tanto di arbitrato indipendente: questi, come riportato da Bloomberg, sarebbero solo alcuni dei punti contenuti nel documento. Punti fondamentali, che si aggiungono ad ulteriori concessioni.

Tra cui una notevole libertà dell’Uk sugli aiuti di Stato – molto più evidente rispetto a quanto previsto in un primo momento –, la possibilità, da parte degli studi legali inglesi, di esercitare anche in Ue per quanto concerne diritto anglosassone e internazionale, e, per le società britanniche, di fare outsourcing oltre i confini. L’accordo viene dato come “imminente”, anche se ancora non si conoscono tutti i dettagli ufficiali. Nel frattempo, più fonti sostengono che i negoziati siano ancora in corso e potrebbero volerci “ancora altre ore” prima che si concludano.

I nodi da sciogliere

La trattativa, dunque, prosegue a tappeto. Johnson è convinto di averla spuntata su quasi tutta la linea, anche se molte voci parlano semplicemente di compromesso tra le parti. In ogni caso, sul tavolo restano diversi nodi ancora da sciogliere, tra cui l’accordo sulla finanza e sui servizi Ue e il dossier sulla pesca, tema alquanto sensibile che si intreccia con l’indipendenza della Scozia. Partiamo dalla finanza: nonostante la Brexit, Londra vorrebbe infatti restare leader finanziaria del mondo. L’Europa, dal canto suo, vorrebbe anteporre alla City un nuovo polo alternativo che, al momento, faticherebbe a sorgere dalle ceneri. Su questo, le due parti dovranno venirsi incontro.

Capitolo pesca: Uk e Unione europea avrebbero già raggiunto un accordo quadro sulla pesca, ma rimangono una serie di dettagli ancora da definire. Secondo l’accordo, ha aggiunto una fonte citata dall’agenzia di stampa tedesca Dpa e riportata dall’Adnkronos, i pescherecci dei Paesi Ue potranno mantenere, per un periodo di cinque anni, i due terzi dei diritti di pesca nelle acque territoriali britanniche garantiti fino a ora. “Ora è tutta una questione di pesci”, ha precisato la stessa fonte, confermando che i negoziati stanno esaminando le diverse quote autorizzate suddivise nelle diverse specie ittiche.

Intese e concessioni

C’è la narrazione di Johnson, poi c’è la versione raccontata da altre fonti. Voci francesi, ad esempio, hanno fatto sapere che i britannici hanno fatto “enormi concessioni” accettando di cedere su alcuni punti molto importanti relativi alle quote. È in questo, d’altronde, che Londra avrebbe eluso la minaccia del “no deal“, all’ultimo minuto e a soli otto giorni dalla rottura finale. In attesa del definitiva fumata bianca, il Consiglio dei ministri ha già dato il via libera a un nuovo “decreto Brexit”, che servirà a dare copertura normativa in caso del suddetto “no deal”.

“I negoziati – spiegano fonti Ue – non sono legati a telefonate tra i due leader. I due team stanno elaborando i dettagli” dell’intesa. Un accordo, ricordiamolo, consentirebbe di evitare lo scenario del no deal, del quale si è avuto un assaggio in questi giorni, con la chiusura improvvisa dei collegamenti tra l’isola e il continente, per prevenire la diffusione della cosiddetta variante inglese del Sars-CoV-2, sospettata di essere più contagiosa, anche se non più letale, di quelle più diffuse finora in Europa.

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