L’odio fondamentalista colpisce ancora l’Egitto. Nella giornata di ieri, infatti, è stato ucciso padre Samaan Shehata, un sacerdote della Chiesa copta, colpito a morte con un grosso coltello, nel quartiere di El-Marg, nella periferia nord est del Cairo. L’attacco è stato improvviso e realizzato mentre il sacerdote si trovava con un altro confratello. Dopo l’uccisione, il killer è sparito, anche se, secondo quanto è dato sapere, sarebbe stato fermato dalle forze di sicurezza egiziano.

Come riporta La Stampa, “con questa morte i copti tornano a piangere una propria vittima al Cairo a dieci mesi dall’attentato alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo nel quartiere di Abbassiya, che l’11 dicembre 2016 lasciò dietro di sé 25 morti tra i fedeli che affollavano la celebrazione domenicale. Nei mesi successivi erano poi arrivate le stragi della domenica delle Palme a Tanta ed Alessandria e quella di maggio contro un convoglio di pellegrini che si stavano recando a un monastero, nella regione desertica di Minya”. 

L’allarme di Aiuto alla Chiesa che Soffre

Proprio oggi, è stato presentato a Palazzo Lombardia il rapporto sulla persecuzione anticristiana di Aiuto alla Chiesa che soffre dal titolo “Perseguitati e dimenticati. Rapporto sui Cristiani oppressi in ragione della loro fede tra il 2015 e il 2017”. I Paesi presi in esame sono tredici Paesi, undici dei quali, tra la metà del 2015 e la metà del 2017, hanno subito una svolta drammatica, come si legge nel rapporto: “Tra il 2015 e il 2017, i cristiani hanno subito crimini contro l’umanità: alcuni sono stati impiccati o crocifissi, altri violentati, alcuni rapiti e mai più ritrovati”. Un vero e proprio genocidio, insomma.

Ma un genocidio è anche quello in atto contro i cristiani in Nigeria, dove all’azione della setta islamista Boko Haram si uniscono le violenze commesse da pastori estremisti di etnia fulani, che hanno devastato villaggi cristiani e ucciso molti fedeli.

Al fondamentalismo islamico si unisce il nazionalismo indù, la cui ascesa India è favorita dal Bharatiya Janata Party (BJP), il partito del primo ministro Narendra Modi. Le conseguenze sono drammatiche per i cristiani che hanno subito 365 atti di violenza nel 2016 e ben 316 nei soli primi cinque mesi del 2017.

Se in Pakistan il governo risulta incapace di proteggere le minoranze dall’estremismo e dalla discriminazione, nonché di apportare modifiche alla legge anti-blasfemia, in altri Paesi i regimi totalitari sono attori diretti delle persecuzioni anticristiane.

In Cina i diritti umani vengono gravemente violati nel tentativo statale di assoggettare qualsiasi attività religiosa al proprio controllo, mentre continua la campagna di rimozione delle croci e di distruzione delle chiese. Preoccupa inoltre la possibilità che Pechino possa adottare un sistema di stratificazione sociale analogo a quello del songbun, che in Corea del Nord determina l’accesso a beni e servizi necessari quali cibo, educazione e assistenza sanitaria, sulla base della posizione occupata dai cittadini tra le 51 potenziali categorie che indicano maggiore o minore lealtà al regime.

“Il nostro impegno a favore dei cristiani perseguitati è nato all’inizio della legislatura, nel 2013, anche in nome della difesa delle radici cristiane. È un tema di cui si parla poco, anche dal punto di vista mediatico, ma che riguarda purtroppo tanti territori e tanti Paesi in tutto il mondo”, ha detto l’assessore alle Culture Cristina Cappellini. “Spesso si pensa che – ha aggiunto l’assessore regionale – la persecuzione riguardi solo i territori sotto il giogo dell’Isis che ora pare essere in difficoltà, se non addirittura definitivamente sconfitto in alcune aree del Medio Oriente ma come abbiamo sentito oggi il problema della libertà religiosa c’è ancora in troppi Paesi, dalla Cina alla Corea del Nord. È  una piaga di questo secolo”. 

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