Curioso come proprio nel Paese che ha preso possesso dell’eredità storica e culturale di Costantinopoli, lo sport in questo momento stia rappresentando uno dei principali mezzi di propaganda, vera e propria croce e delizia per i 16 anni di governo dell’AKP di Erdogan; proprio qui, sulle rive del Bosforo, nel 532 si è verificata la cosiddetta “Rivolta di Nika”, partita proprio quando le due tifoserie principali della corsa dei carri (i Verdi e gli Azzurri) dopo essersi fronteggiate aspramente nel corso degli anni si unirono per andare contro l’Imperatore Giustiniano, già pronto a fuggire ma salvato dall’intervento della moglie Teodora. Chissà se Erdogan il 16 luglio 2016, notte del fallito golpe, ha pensato proprio a questo episodio di una Istanbul ancora bizantina; lo sport ha rischiato anche di trasformarsi in un movimento ostile alla sua presidenza, proprio come tre anni prima quando durante le rivolte del Getzi Park le tifoserie, perennemente rivali, di Galatasaray e Fenerbaceh hanno unito i vessilli per aderire alle proteste di quei giorni. La rivolta di Nika è uno degli episodi più famosi della storia in cui vi è il connubio tra sport e politica, Erdogan da qualche anno a questa parte sembra proprio aver puntato gli occhi sul mondo sportivo e, in particolare, sul calcio per controllare eventuali tensioni.

La vittima più illustre: Hakan Sukur

I risultati della nazionale sembrerebbero dire il contrario, ma il calcio in Turchia è vissuto quasi alla stregua di come è vissuto in Italia: tifoserie radicate sul territorio, squadre dall’antica tradizione che spesso metto in scena derby e scontri diretti tra i più infuocati d’Europa, una popolazione che in generale è sempre attenta a tutte le dinamiche della scena calcistica locale ed internazionale. Se i tifosi turchi possono vantare un minimo di gloria internazionale, lo devono soprattutto ad un uomo: Hakan Sukur; è lui che, a metà anni 90, ha iniziato a far sognare i tifosi del suo club, il titolato Galatasaray, e quelli della nazionale; giovane di belle speranze, l’attaccante è stato subito il classico numero 9 capace di inanellare una serie di marcature e realizzazioni in grado di renderlo da subito lo sportivo più popolare del Paese. Nel 1995 anche il suo primo matrimonio è diventato un evento, celebrato dall’allora sindaco di Istanbul, Recep Tayyp Erdogan; la popolarità è diventata vera e propria gloria nel 2000, quando il Galatasaray a Copenaghen ha alzato il primo e finora unico trofeo internazionale vinto da una squadra turca.

In quella sera di maggio di quasi 18 anni fa, infatti, la squadra giallorossa di Istanbul è stata in grado di battere ai rigori gli inglesi dell’Arsenal nella finale della Coppa Uefa; Hakan Sukur non ha segnato, ma i suoi gol sono stati fondamentali per raggiungere la fase finale del torneo e per lui, l’anno dopo, è arrivato anche il primo grande contratto con una big internazionale grazie all’ingaggio nell’Inter di Moratti. A livello di club, la serie A non rappresenterà l’apice della sua carriera ma in quegli anni le maggiori soddisfazioni sono arrivate con la nazionale; in particolare, ai mondiali nippo – coreani del 2002 la sua Turchia è riuscita a giocarsi l’accesso in finale con il Brasile, perdendo soltanto negli ultimi minuti quella partita ma giungendo alla fine al terzo posto assoluto del torneo. In tutto il paese è scoppiata la festa, Erdogan non era ancora primo ministro ma il suo AKP non ha mancato di far propria quella prestazione, al giorno d’oggi mai più replicata dalla nazionale; il numero 9 di quella squadra, Hakan Sukur per l’appunto, è diventato l’uomo più rappresentativo di quella selezione.

Dal blasone all’esilio: Hakan Sukur costretto a fuggire negli Usa

Finita la carriera, Hakan Sukur ha continuato ad essere uno dei personaggi più popolari della Turchia, tanto da entrare in politica e venire eletto nel 2011 parlamentare con l’Akp; la sintonia tra lui ed Erdogan è sempre stata molto importante, sfruttata anche dallo stesso presidente turco per celebrare l’importanza dello sport sotto la sua amministrazione. Ma qualcosa si è rotto nel 2013, quando per l’appunto le tifoserie turche scendono in piazza contro il governo; Hakan Sukur, idolo dei tifosi, viene sospettato di non aver fatto abbastanza per “ammorbidire” gli ultras che si sono uniti ai giovani di piazza Taksim, ma soprattutto su di lui ha iniziato a prevalere il sospetto di essere legato alla rete di Fethullah Gulen, ex alleato di Erdogan in esilio da diversi anni negli Usa ed adesso nemico numero uno dello stesso presidente turco il quale ha scatenato, specie dopo il fallito golpe, una caccia a tutto spiano contro quelli che considera uomini della sua “rete”. Hakan Sukur si dimette da parlamentare, ma nel 2015 preferisce la via dell’esilio: l’ex calciatore, già alcuni mesi prima del fallito colpo di stato del luglio 2016, va a vivere con la famiglia in California.

Oggi parlare di lui in Turchia è vero e proprio tabù, come del resto per chiunque sia sospettato di essere minimamente vicino a Gulen; il Galatasaray ha tolto l’intitolazione di alcune strutture dedicate ad Hakan Sukur, così come ha cancellato i documenti che riguardano i tanti anni che il giocatore ha trascorso con la maglia giallorossa. I tifosi vedono nell’ex attaccante ancora un idolo, ma non possono dirlo in quanto per legge non si possono fare riferimenti politici allo stadio e perché, di fatto, fare cori a suo favore potrebbe comportare seri problemi per il club e per la tifoseria stessa. Oggi Hakan Sukur vive in California, dove gestisce con la famiglia un ristorante; il padre, secondo un’inchiesta del Corriere della Sera, sarebbe morto invece nei mesi scorsi in prigione dopo essere stato arrestato in quanto sospettato di aver dato appoggio ai golpisti del luglio 2016.

Il calcio nelle mani del presidente

Sulle rive del Bosforo lo spettro della rivolta di Nika appare sempre più allontanato; da alcuni anni a questa parte, tutti gli appassionati di calcio internazionale hanno potuto notare che nelle classifiche del  campionato turco è apparsa una nuova squadra capace di scalzare le più blasonate Galatasaray, Besiktas e Fenerbaceh. Si tratta, in particolare, dell’İstanbul Başakşehir, società che gioca in uno stadio dedicato a Fatih Terim, ex allenatore di Fiorentina e Milan, e che oggi viene infarcita di soldi da ambienti vicino al governo, tanto da arrivare nel giro di pochi anni a lottare per il vertice del campionato turco; ad inaugurare lo stadio è stato, tra gli altri, lo stesso presidente Erdogan il quale ha preso parte ad una partita di beneficienza. Il leader turco è stato da giovane un giocatore semi professionistico, non è soltanto appassionato di calcio ma anche testimone di come questo sport nel suo paese riesca a trascinare le masse; la storia dell’İstanbul Başakşehir è solo un esempio di come, in Turchia, il mondo del pallone è preda delle mire propagandistiche dell’AKP e delle velleità di Erdogan di controllare sul nascere ogni sintomo di potenziale malcontento e rivolta.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.