David Cameron sembra aver deciso: le SAS, i reparti speciali britannici, non potranno più ricercare e colpire i leader jihadisti in Siria ed Iraq.  

Soprattutto qualora si trovino nei pressi di Raqqa, capitale dell’autoproclamato Stato Islamico. A rivelarlo ci ha pensato il quotidiano Sun, la cui fonte ha dichiarato che il Regno Unito ad oggi ha “un squadrone SAS in Kurdistan (iracheno), ma non è permesso loro di attraversare il confine a causa dei vincoli politici. Potremmo fare molto di più, e tutto ciò è frustrante”.

In realtà, quanto raccontato dal quotidiano britannico non sorprende. La presenza dei reparti speciali inglesi in Siria ed Iraq è risaputa da tempo. Soprattutto dopo il ferimento, lo scorso febbraio, di tre membri delle SAS durante un conflitto a fuoco con milizie affiliate all’Isis nei pressi di Mosul, roccaforte jihadista irachena. E quella fu un’occasione d’oro per i giornali inglesi per raccontare quale fosse l’effettivo coinvolgimento delle forze armate di sua maestà in Medio Oriente, sul cui impiego il Governo di Londra ha spesso preferito glissare. Sostanzialmente i militari inglesi, in quell’occasione, erano impegnati in un pattugliamento su mezzi blindati. Rigorosamente in abiti borghesi, erano accompagnati da colleghi dei reparti speciali americani e tedeschi. Non è poco quanto emerse dall’episodio, certo. Ma non fu detto tutto.

L’abbiamo detto, il fatto che Governo britannico, come tanti Stati europei tra cui l’Italia, avesse inviato i propri reparti speciali in Siria ed Iraq non è un mistero. Le SAS, come le SBS o i paracadutisti, sono inquadrati nella Coalition Joint Special Operations Task Force, a comando statunitense. Sarebbero circa 200, secondo il quotidiano Mirror, le unità dei reparti speciali britannici in Iraq e Siria, principalmente a sostegno della Coalizione Anti-Isis. O meglio, a sostegno degli interventi, più o meno precisi, degli aerei della coalizione. Oltre che a supporto delle truppe irachene, come previsto dall’Operazione Shader.

Ciò che non si riesce bene a comprendere, invece, è perché Cameron abbia deciso proprio ora di arrestare le operazioni delle SAS in Medio Oriente, soprattutto dopo aver promesso lo stanziamento di 2 miliardi di sterline da destinare ai reparti speciali. Un passo indietro incomprensibile, deciso proprio quando lo Stato Islamico, grazie all’avanzata delle truppe di Assad, sembrava in maggiore difficoltà, avendo dovuto rinunciare a Palmira, ripiegando verso Raqqa.

Una semplice mossa politica quella del Primo Ministro del Regno Unito? Probabile. Forse Cameron è troppo timoroso di subire le critiche di un’agguerrita opposizione parlamentare nel caso d’ingenti perdite sul campo. Com’è già successo, d’altronde.

Ciò che è certo, però, è che quella condotta fino ad oggi da Londra contro il terrorismo islamico in Siria ed Iraq sembra una guerra frammentaria, imprecisa e poco chiara, soprattutto quando dev’essere condotta “boots on the ground”. Certo, Cameron non vuole Assad. Ha per questo sostenuto i ribelli siriani anti-governativi, un tempo. Per lui il Presidente siriano è un “intoppo” troppo grande per gli interessi britannici in Medio Oriente. Ma il Premier inglese deve fare i conti con la Russia, che non rinuncerà – per ora- all’alleato siriano. E si resta sempre lì, in attesa di svelare il velato gioco britannico in Medio Oriente.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.