Justin Trudeau sta rischiando di salutare la sua poltrona da premier con qualche mese di anticipo.

La causa di questo smottamento, però, è rintracciabile nelle accuse mosse nei confronti dell’operato – che rimane presunto, di persone considerate prossime al primo ministro canadese. A dire il vero, le critiche interessano anche la linea tenuta su questo caso dallo stesso Trudeau, che non si sarebbe poi molto distanziato dal comportamento dai suoi.

Il leader in questione, nel corso di questo mandato, era divenuto un’icona liberal – progressista – chiedete alla stampa amica – , ma le dimissioni di ben due membri – cioè di due ministri – dell’esecutivo che coordina, ne hanno ridimensionato la portata mediatico – politica, tanto in Canada quanto nel resto dell’Occidente. Andiamo con ordine. Dietro c’è un potenziale ed enorme scandalo. Davanti, invece, c’è una sconfitta quasi annunciata: quella che Trudeau dovrebbe incassare alle prossime ed imminenti elezioni. Sempre che non si dimetta prima e/o non scelga di non ricandidarsi.

Pare – come riportato pure su IlSole24Ore – che alcuni assistenti di Justin Trudeau (altre fonti, come il Post, segnalano come alcuni medi anglosassoni parlino di un coinvolgimento dello stesso premier e di almeno un ministro) abbiano cercato di forzare la mano per far sì che una sentenza relativa a un processo penale riferito a una fattispecie di corruzione, in cui sarebbe rientrata, da responsabile, una grossa multinazionale nordamericana, cioè la SNC-Lavalin, disponesse in un senso piuttosto che in un altro.

Ulteriori fonti, come TgCom24, parlano di un tentativo d’evitare, in maniera più diretta, che l’indagine venisse portata avanti.  Sullo sfondo, in ogni caso, c’è una presunzione di reato della , che è correlata alla vicenda: tangenti milionarie che sarebbero state girate dalla multinazionale in questione a un altro leader, l’ex vertice libico Gheddafi. Ma in che modo la polemica interessa l’esecutivo?

Il tentativo di convincere i giudici – stando a quello che circola e che si legge sempre sul primo giornale citato – sarebbe dovuto passare per il dicastero della Giustizia. La sollecitazione, ancora, potrebbe essere stata avanzata da un membro del governo, dal team di Trudeau o dallo stesso presidente canadese. In ogni caso, due ministri, hanno optato per le dimissioni. A farsi da parte sono stati proprio Wilson – Raybould, cioè l’ex ministro della Giustizia, che è la più interessata da questa storia, e il ministro del Tesoro, che ha lasciato polemizzando.

Adesso Trudeau si ritrova con due ministri in meno e un’opinione pubblica molto meno benevola rispetto a qualche tempo fa. Per verificare l’entità delle accuse, bisognerà attendere gli esiti processuali. Da un punto di vista politico, per ora, rileva soprattutto quanto dichiarato di Wilson – Raybould che ha confermato, in un’audizione tenutasi in Parlamento, la versione secondo cui anche Trudeau non sarebbe del tutto estraneo alle sollecitazioni esercitate.

La sensazione, prescindendo dalla veridicità del quadro, è che la politica occidentale possa presto dare il suo “arrivederci” a quello che sarebbe potuto divenire, e che in parte era già diventato, un nuovo riferimento idealistico per la sinistra globalista.

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