Il caso Skripal, ormai noto alle cronache correnti in molti aspetti, ha raffreddato ancor di più, qualora ciò fosse possibile, i rapporti tra Regno Unito e Russia, storicamente avversi ormai da più di 150 anni, sempre pronti a colpirsi a vicenda in tutti i modi.

Risale, ad esempio, alla guerra di Crimea del 1854 l’allegoria di stampa della Russia, indicata come un orso aggressivo, che rende l’immagine poco gradita ai russi stessi, sebbene si tratti di uno degli stereotipi più ricorrenti. Altrettanto è avvenuto quando si è voluto, più di una volta, raffigurare la Russia come una piovra che allunga i propri tentacoli sull’Europa, e come spettro del comunismo, e come aggressività e violenza da parte di Putin. 

La vicenda del tentato omicidio di Sergey Skripal ha richiamato agli onori della cronaca, soprattutto in Occidente, il caso dell’assassinio di Aleksander Litvinenko e di Mario Scaramella, esposti all’intossicazione da Polonio 210 nel sushi bar Itsu di Piccadilly, a Londra, nel novembre del 2006. Anche in quel caso le avvisaglie di un colpo del genere erano state chiarificate ai servizi inglesi, dal momento che lo stesso Scaramella era venuto a conoscenza del fatto che Litvinenko fosse sulla stessa blacklist di Anna Politkovskaya, assassinata nel palazzo della sua abitazione a Mosca poche settimane prima. 

Anche in questo caso i servizi segreti britannici erano stati colti di sorpresa, considerati anche i contatti pericolosi che lo stesso Litvinenko intratteneva a Londra, essendo nella cerchia dell’ex oligarca, ormai defunto, Boris Berezovsky. Niente, neanche in quel caso, avevano potuto i servizi inglesi, almeno secondo la versione ufficiale dei fatti. 

Nessuno ha mai potuto provare che la colpa fosse da attribuire alla cerchia di Putin, considerando anche la gravità che comporta a livello politico lo “smarrimento” di una quantità di Polonio-210 tale da poter eliminare un intero plotone di soldati. 

Il parallelismo si crea proprio sulla faccenda delle sostanze impiegate: il nervino Novichov, che pare sia stato impiegato nell’avvelenamento di Sergey e Yulia Skripal, appartenesse alle scorte di armi chimiche prodotte in Unione Sovietica tra gli anni ’80 e gli anni ’90, il cui furto non dovrebbe passare inosservato. 

Nel giro di poco più di 10 anni, dunque, Londra si è, almeno secondo le fonti ufficiali, esposta per ben due volte a degli attentati su spie straniere su suolo britannico, il cui rivela due verità, che tuttavia si escludono a vicenda: la prima, seguendo le versioni ufficiali degli eventi, riguarda ovviamente una violazione della sovranità britannica da parte di uno Stato straniero, il cui rovescio della medaglia riguarda una eccessiva esposizione dei servizi segreti britannici nelle operazioni di controspionaggio, che dunque vendono coinvolto in prima persona l’MI5

Ciò è corroborato anche da un altro triste e recente evento che mette i servizi di intelligence britannici in cattiva luce: durante le indagini dell’attacco terroristico di Manchester, infatti, erano state pubblicate alcune foto, da parte dei servizi statunitensi, che hanno creato un certo imbarazzo nei servizi inglesi, creando una piccola tensione politica tra Londra e Washington.

D’altro canto, spesso si è fatto riferimento ai due eventi come assolutamente dannosi per l’immagine internazionale della Russia e del suo presidente, poiché nessun vantaggio sarebbe stato, effettivamente, conseguito da Mosca nell’esporsi in modo così pericoloso sulla scena internazionale alla viglia di eventi politici di grande portata come le elezioni presidenziali. 

Dimostrazione ne sia che, nel 2008 Medvedev ha comunque vinto la sua contesa al primo turno, e la leadership di Putin in vista delle elezioni di domenica 18 marzo non sembra minimamente intaccata. 

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