La scalata dei Paesi Bassi a Kml-Air France è stato un segnale chiarissimo. Non c’è solo l’Italia a voler sfidare il duopolio franco-tedesco sull’Europa. C’è un altro blocco, quello dell’Europa settentrionale, che sente sempre più gravi e vincolanti i rapporti tra Francia e Germania. E adesso prova a scalfire la leadership europea basata sulle due potenze che da sempre provano (e riescono) a spartirsi l’Unione europea.

Nella decisione olandese di prendere un sempre maggiore controllo di Air France-Kml c’è sostanzialmente una sfida, che è quella portata avanti da un blocco composto da Olanda, Paesi scandinavi, baltici e Irlanda, e che non si sente affatto legata a quell’asse franco-tedesco che mira a controllare totalmente la politica dell’Unione europea. E che ha dio fatto da tempo eluso Bruxelles sovrapponendosi a qualsiasi ipotesi di una politica veramente comunitaria.

Nel tempo, l’Olanda è riuscita ad assumere la leadership di questo blocco. La chiamano, in maniera molto generale, la nuova Lega anseatica. E, come spiega Il Sole 24 Ore, è un gruppo di otto nazioni “decise non solo a contare di più in Europa ma anche a contrastare eccessivi trasferimenti di competenze a livello europeo e, soprattutto, un eccesso di condivisione dei rischi”. E la loro è una battaglia che ha un campo solo, l’Europa, ma tre obiettivi diversi.

Creare un nuovo blocco per contare di più

Il primo è quello di contare sempre di più in Europa. Ed è un obiettivo che nasce soprattutto dall’esigenza di non essere inclusi in uno scontro fra blocchi di cui l’Olanda e il “partito” che guida non vuole far parte. Per anni siamo stati abituati a un’Europa divisa tra asse franco-tedesco, Europa mediterranea, Gruppo di Visegrad, considerati come blocchi diversi e con interessi divergenti. Ma questi blocchi non rappresentano questi Stati capitanati dai Paesi Bassi e composti dagli altri Paesi del Nord Europa che non hanno interesse né a essere rappresentati da Viktor Orban né da Emmanuel Macron e Angela Merkel.

Hanno altre idee e altri obiettivi, votati ad altre dinamiche economiche e politiche. E non hanno motivo di essere racchiusi in altri blocchi. Inoltre, con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, sanno di poter iniziare a contare di più anche come antagonisti alle logiche di Bruxelles e dell’asse Berlino-Parigi. E per questo hanno avviato un lento e graduale processo di trasformazione nella nuova spina nel fianco.

Contrapporsi all’asse Macron-Merkel

A questo primo obiettivo, si aggiunge quello si sfidare l’asse franco-.tedesco. Perché Parigi e Berlino stanno trascinando l’Unione europea in una strategia che contrasta su molti punti con quella dei Paesi della cosiddetta nuova Lega anseatica. Macron e Merkel vogliono blindare la loro partnership strategica (e lo stanno facendo da anni) e stanno costruendo un’Europa che, secondo il Trattato di Aquisgrana, deve essere prima di tutto basata sul motore franco-tedesco. I due leader l’hanno chiarito più volte nei loro ultimi incontri. E lo hanno soprattutto certificato attraverso le scelte strategiche sul cambiamento delle regole europee per l’industria e per la Difesa.

Ma la nascita di quest’area economica e industriale comune alle due potenze, unita alla volontà di creare la loro Europa, non piace certamente alle economie degli altri Paesi dell’Europa settentrionale. E non piace nemmeno la volontà di Macron e Merkel di sfidare apertamente gli Stati Uniti, che invece per questi Stati rappresentano un partner economica, industriale e strategico essenziale.

Una sfida all’Unione europea

Le otto nazioni della nuova Lega anseatica hanno anche un altro scopo, che è quello di evitare che l’Unione europea continui ad avere competenze sempre maggiori. A Paesi Bassi, Stati scandinavi e Paesi baltici non interessa una maggiore condivisione dei rischi in ambito europeo. Ma soprattutto non interessa che Bruxelles ottenga sempre maggiori competenze sia a livello economico che commerciale.

I Paesi del Nord hanno sempre avuto una forte reticenza culturale e politica ad avere un’Europa molto forte e capace di guidare completamente la politica del Vecchio continente. E in un momento di fragilità e grandi cambiamenti della struttura Ue, ora questi Stati sanno di poter contare sempre di più. E di poter scardinare le regole che per questi governi rappresentano vincoli sempre più stretti. Vincoli che Macron e Merkel vogliono cambiare per i loro interessi: ma che non rappresentano gli interessi del resto dell’Europa.

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