Se qualcuno si fosse posto questa domanda, la risposta si trova nei menu a scelta delle organizzazioni che offrono palchi e platee paganti agli ex capi di stato e primi ministri in cerca di occupazione e congrua remunerazione. A fine carriera, o tra una elezione e l’altra.

Tra questi ambiti speaker e conferenzieri figura anche l’ex primo ministro inglese che, non più tardi di qualche giorno fa, ha acceso di risate e consensi il pubblico di broker di Colorado Springs riunito per l’Insurance Leadership Forum. Pane per i denti di BoJo. 

Una platea divertita e affamata di aneddoti dove, finalmente, il personaggio più dirompente della storia politica inglese ha potuto andare a braccio citando succulenti aneddoti e dispensando analisi, alla modica cifra di 150 mila Dollari per 30 minuti di intervento e 45 di conversazione sul palco, con un broker senior. 

Secondo quanto riportato dal quotidiano Times, Johnson avrebbe contratti con almeno due agenzie, una sicuramente sarebbe la Premium Speakers Agency di Zurigo, in Svizzera e Atlanta in Georgia, ma il contatto con i brokers del Colorado avrebbe seguito circuiti diversi.

Una fonte interna all’agenzia che lo avrebbe ingaggiato spiegava che BoJo non accetterebbe tutte le offerte, ma il suo interesse graviterebbe senza dubbio sugli Stati Uniti, così come le sue aspettative sarebbero giudicate piuttosto onerose.

Basti ricordare che l’anno prima di diventare primo ministro, tra il 2018 e il 2019, il circuito delle conferenze gli era valso un guadagno di almeno 450 mila Sterline. 

Non solo, considerando che chi lo aveva preceduto a Downing Street e poi in questa attività, ovvero Theresa May, (nota per non avere né il carisma né la dialettica di Johnson), con i suoi discorsi a convention ed eventi ha già guadagnato 2,5 Milioni di Sterline, le sue aspettative sono altissime.

Non male per un personaggio che, oltre ad essere famoso per i suoi capelli giallo paglierino sempre in disordine, è famoso anche per il costante bisogno di guadagnare soldi, a maggiore ragione, con una via fatta di ex mogli, donne e figli da mantenere ed una consorte come Carrie Symonds, nota per le sue grandi pretese.

Appena entrata a Dowing Street come First Lady, infatti, l’ultima moglie gli fece cambiare l’arredamento dell’appartamento messo a disposizione del capo del governo, portando Boris a chiedere donazioni per pagare una carta da parati 2.250 Sterline. 

Il cambio di look dell’arredo, alla fine, andò ben oltre le 30.000 sterline normalmente concesse agli inquilini di quelle stanze. 

Le 112.000 £ offerte dalla generosità di Lord Brownlow finirono fuori dai rumors di palazzo diventando la miccia che contribuì ad accendere le prime luci sulla lunga serie di scandali e polemiche che hanno condotto Johnson alle dimissioni.

Boris, il milionario in bolletta 

L’ex primo ministro è praticamente un milionario, ma sempre in bolletta. Almeno questo va dicendo di sé.

Essendo un deputato ancora in carica, i suoi guadagni sono pubblici e si può cominciare a contare partendo dalle 115 mila Sterline all’anno che può richiedere in qualità di ex primo ministro, più, lo stipendio di 164.000 £ incassato mentre era in carica. Poco per i suoi standard.

Per poter aggiungere incassi extra istituzionali, BoJo, qualche giorno fa, ha iscritto The Office of Boris Johnson Ltd al registro delle imprese inglesi, la Companies House.

A chi gli ha fatto i conti in tasca è parso subito chiaro che, dal suo ingresso al Numero 10, le entrate sono precipitate ben al di sotto dei 300.000 £ all’anno di cui apertamente diceva di aver bisogno per “stare con la testa a galla”. 

Gli sarebbe forse convenuto farsi eleggere a Singapore, dove secondo le tabelle ufficiali, il capo di stato più ricco al mondo prende 1 milione 310 mila Sterline all’anno, tasse escluse, perchè, come detto, la vita di Johnson è molto onerosa.

Le cronache anglosassoni raccontano di donatori del partito conservatore invitati a supportare i costi della baby sitter del piccolo Wilfred (due anni) e presto sarà la volta di Romy, che oggi ha solo sette mesi.

Si consolerà, BoJo vedendo che, Theresa May e Tony Blair, lasciati gli uffici delle istituzioni, guadagnano molti soldi in giro per il mondo. 

Oltre alle ospitate alle convention, si possono firmare contratti importanti con le case editrici e fare lobbying. 

L’eroe di Johnson, Winston Churchill, negli anni ’30 ebbe gravi difficoltà economiche così, dopo la fine della guerra e dei suoi incarichi, portò alle stampe dei libri di memorie che gli fruttarono parecchio. 

Lo stesso potrebbe fare Johnson raccontando retroscena e indiscrezioni sugli anni della Brexit e della pandemia; diciamo che la sua attività politica ha conciso con un’epoca di grandi cambiamenti che qualche bel libro potrebbe raccogliere e vendere bene.

I racconti di Johnson

Una prova del successo dei suoi racconti l’ha certamente avuta durante il discorso a Colorado Springs dove anche il gossip non è mancato.

BoJo, infatti, avrebbe diverto la platea raccontando di come l’anno scorso, al summit sul clima Cop26, insieme ad Angela Merkel si portò via una bottiglia del celebre vino di Macron per bersela insieme. 

Dopo il faceto ha seriamente rivendicato la Brexit, nella quale continua a credere fermamente, così come il sostegno all’Ucraina. 

Un altro dei temi a lui particolarmente caro è l’obiettivo fissato nel 2019 che porterà, entro il 2050, ad una Gran Bretagna ad emissioni zero; una sfida che si potrà raggiungere solo con un drastico cambio nell’uso dell’energia.

Johnson, con il tempo, è diventato un fervente sostenitore della necessità di contrastare il cambiamento climatico e oggi sfoggia grande ottimismo rispetto alla possibilità di vincere questa battaglia.

Johnson assente in UK, per ora

Ma le sue riflessioni per ora restano affidate alle platee del pubblico pagante americano, perchè in patria di lui non c’è traccia. 

Non era presente nei momenti di grande difficoltà attraversati dalla Truss in sole due settimane di attività governativa tra figuracce e dietrofront, così come non si è visto tra le stanze del partito o in aula quando lei è stata sottoposta al fuoco di fila dei suoi e delle opposizioni.

Il 20 Luglio ha salutato la House of Commons, tra le risa e gli applausi, con un “Hasta la vista baby”.

Il 6 Settembre, con la nomina a capo del governo e del partito Conservatore  di Liz Truss, dal trespolo davanti alla porta del Numero 10 di Downing Street, ha confermato il suo supporto.

Oggi in Gran Bretagna è un tutti contro una donna sola al comando che non ha in mano alcun timone.

Naturalmente, nessuno considera chiuso il discorso sul futuro di BoJo con i saluti consegnati alle cronache di fine estate. 

A maggior ragione quando si pensa al riferimento rivolto a Cincinnato, perchè, da grande studioso dei classici, Boris Johnson non citava a caso il dittatore romano che, dopo aver vinto la battaglia tornò al suo aratro, alle sue terre, finché non gli fu chiesto di riprendere il comando del governo per salvare Roma.

Tutto questo, nonostante il Telegraph recentemente abbia citato voci di palazzo, molto vicine a lui, che avrebbero escluso un suo possibile rientro e lo stesso dicasi per l’intervista rilasciata dalla fedelissima Nadine Dorris, ex membro del gabinetto del governo, che avrebbe escluso il suo ritorno giudicandolo altamente improbabile.

Ma si sa, in politica, quello che sembra non è mai quello che è e spesso certi sassi vengono lanciati solo per vedere le reazioni che generano.

Oggi Boris Johnson è in vacanza con la famiglia, se tutto andrà secondo i suoi piani presto i conservatori, dilaniati dalle faide interne, avranno ancora bisogno di lui.

BoJo non avrà il profilo né l’immagine del grande statista o del salvatore della patria, ma comunque ha carisma da vendere e in tasca due grandi vittorie: la Brexit e il successo della campagna vaccinale contro il Covid.

Se Liz Truss non riuscirà a riemergere dalla Palude Stigia in cui è affondata, facendo affondare con sé anche la Sterlina, non ci vorrà molto per scoprire cosa farà Johnson per Natale.

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