Diventa fotografo professionista con noi
Iscriviti alla masterclass

Una sbandata temporanea dell’elettorato americano o un fenomeno politico con cui il mondo tornerà presto a misurarsi? Donald Trump può essere uno e l’altro. In realtà, come succede sempre con i fatti della politica, presentare previsioni dal tenore ineluttabile o distribuire sentenze certe è abbastanza insensato. La volatilità dell’elettorato, caratteristica tipica dell’era del nowism, che sembra quasi aver fatto la sua comparsa nel sistema partitico, con leader su cui i cittadini cambiano idea con estrema facilità e con tempistiche brevi, non aiuta. Certo, The Donald aveva promesso che ci “saremmo rivisti”. Quello è stato il senso del suo intervento di addio alla Casa Bianca. In realtà, subito dopo i fari su Trump si sono spenti.

La questione dei ricorsi – delle “elezioni truccate” – si è risolta in un nulla di fatto o comunque tiene banco solo per le frange più estreme dell’elettorato convintamente trumpista. Quelle che magari ancora ci sperano. Chi ricopre un ruolo sul piano politico, ad esempio tanti attori istituzionali del Gop, non pone dubbi sulla vittoria di Joe Biden da mesi. Trump, dopo aver fatto gli scatoloni dai suoi uffici di presidente, si è soprattutto nascosto. Il fatto che l’ex presidente degli Stati Uniti sia stato oscurato dai social è un altro fattore che non ha contribuito a dipanare i dubbi sull’esistenza di una strategia per un “come back“, un ritorno. Ad oggi, però, il tycoon non è più la notizia d’apertura di chi si occupa delle posizioni dei leader politici mondiali e ha smesso anche di essere il primo pensiero (preoccupato o enfatico, poco importa) di tanti commentatori.

La domanda attorno cui sono ruotate le analisi della sconfitta vertevano sulla sopravvivenza del trumpismo a Trump. Ad oggi, sembra che il trumpismo sia tramontato assieme all’azione del suo artefice. Non sembra esserci, insomma, una scia lunga dello stile e delle battaglie rivendicate dal tycoon durante il suo mandato alla Casa Bianca. Rimangono – questo sì – le istanze conservatrici, tanto negli States quanto in Europa. Ma sembra che quel palinsesto valoriale abbia ormai trovato un’indipendenza piena dall’uomo che, meglio di tanti altri, aveva declinato certe idee sul piano pratico mediante politiche attive. Verrebbe da dire che Trump ed il trumpismo sono tramontati insieme, mentre il conservatorismo, di cui il tycoon è stato solo una parziale e a questo punto precaria espressione, ha continuato a dire la sua. Si pensi a Boris Johnson ed alla sua cavalcata post-Brexit, politiche pandemiche comprese.

Certo, un colpo di coda è sempre possibile, ma è difficile che la rivalsa possa nascere da una piattaforma alternativa a quelle della Silicon Valley come “From the Desk of Donald J. Trump”, che comunque è stata fondata ed è online. Nel caso Trump avesse davvero volontà di ricandidarsi, servirebbe qualcosa in più. Questo è percepito dai più. Considerando pure che le elezioni di medio-termine, che si terranno nel 2022, non sono affatto lontane, e che il Gop si sta organizzando quasi al netto del suo ex vertice istituzionale. Comunque, dare Trump per finito sarebbe miope. I progressisti, che lo hanno capito, evitano scientificamente. Perché la strategia può prevedere un momento di pausa più o meno lungo.

Dalla sua, The Donald ha alcuni vantaggi: il fatto che nel Gop non ci siano astri nascenti particolarmente convincenti o capaci di surclassare la sua figura in termini mediatici; la prossimità ideologica di molti opinion leader e parlamentari del Partito repubblicano; il dato di essere stato, a parte Biden, il politico più votato nella storia degli Stati Uniti e la possibilità di riattivare la narrativa che ha costruito in questi cinque anni, quella dello scontro tra “popolo” ed “élite”, che non è scomparsa dalle dinamiche sociopolitiche occidentali. Come da principio: distribuire sentenze è inutile. Ma il Trump defilato è di sicuro meno incisivo di quello  seduto sullo scranno più alto della Casa Bianca. Tra ritorno e ritiro c’è una differenza abissale ma un equilibrio sottile: The Donald sembra già sul punto di scegliere.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.