Si chiama Maurice “Hank” Greenberg, ha 97 anni ed è un navigato businessman statunitense, nonché uno degli uomini d’affare di maggior successo in Cina. Potrebbe esserci lui dietro al recente e improvviso riavvicinamento tra Stati Uniti e, appunto, Cina. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, Greenberg starebbe giocando un ruolo chiave, contribuendo al risanamento dei rapporti sino-americani.

L’incontro tra Joe Biden e Xi Jinping avvenuto una settimana fa in occasione del G20 di Bali, e dove i due leader hanno stabilito di intensificare e consolidare i contatti per gestire nel migliore dei modi la competizione tra le potenze da loro amministrate, è soltanto la punta dell’iceberg. Sembrerebbe, infatti, che prima di questo incontro Pechino abbia inviato a New York una delegazione di consiglieri politici e di dirigenti d’impresa per un incontro con un analogo gruppo Usa, selezionato niente meno che dal signor Greenberg. Della citata riunione a New York sarebbero a conoscenza anche il Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca e altre agenzie federali Usa.

E qui entra in gioco Greenberg, “un vecchio amico della Cina”. Ma di chi stiamo parlando? Greenberg è uno dei principali donatori del Partito repubblicano ed è attualmente amministratore delegato della compagnia assicurativa C.V. Starr & Co. Il Wsj ha scritto che erano almeno tre anni che una delegazione cinese di tale livello non veniva accolta negli Stati Uniti. E dove si è svolto l’incontro tra le delegazioni? A quanto pare, proprio nella sede di C.V. Starr & Co.

Negli ultimi anni le relazioni tra i due Paesi hanno toccato il minimo storico, con scambi di accuse su un’ampia serie di dossier che spaziano dall’origine del coronavirus alla questione di Taiwan, passando per la situazione dei diritti umani nello Xinjiang e nel Tibet e per le restrizioni Usa all’industria cinese dei semiconduttori. L’incontro a Bali, durante il quale i due presidenti hanno piazzato sul tavolo una “linea rossa” per comunicazioni dirette di alto livello in caso d’emergenza, potrebbe dare il via ad una fase di distensione.



Il ruolo di Greenberg

Greenberg fu una figura chiave per i rapporti tra Stati Uniti e Cina già negli anni Novanta, quando Pechino faceva pressione sull’amministrazione dell’allora presidente Bill Clinton per conquistare l’adesione all’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), che sarebbe poi arrivata nel 2001.

Nel 2018 il dirigente assicurativo statunitense è stato anche premiato da Xi Jinping in persona diventando la decima personalità straniera a ricevere la Medaglia dell’amicizia cinese.

In ultimo, in un momento di tensione alta tra le due superpotenze, la scorsa estate Greenberg ha firmato un articolo sullo stesso Wall Street Journal nel quale annunciava proprio la costituzione di un gruppo di leader statunitensi che potesse contribuire a “ristabilire un dialogo bilaterale costruttivo“. A portare tale articolo all’attenzione dei vertici del Partito comunista sarebbe stato l’ambasciatore cinese a Washington, Qin Gang.

Maurice Greenberg in una foto del 2016. (Foto: EPA/ALBIN LOHR-JONES / POOL)

L’incontro “segreto”

Per quanto riguarda l’incontro avvenuto tra il gruppo americano e la controparte cinese, prima del G20, sarebbero noti i partecipanti. Tra i membri della delegazione di Pechino figurerebbero l’ex ambasciatore negli Usa Cui Tiankai, l’ex ministro del Commercio Chen Deming e l’ex vice ministro della Pianificazione Ning Jizhe. Per gli Stati Uniti, oltre a Greenberg, avrebbero partecipato l’ex senatore Joe Lieberman, l’ammiraglio in congedo Mike Mullen e due ex ambasciatori Usa a Pechino: l’ex senatore del Montana Max Baucus e l’ex governatore repubblicano dell’Iowa Terry Branstad.

Gli incontri sarebbero avvenuti il 10 e l’11 novembre scorsi nella sede di C.V. Starr, con 13 partecipanti per ciascun gruppo. Comune sarebbe stata la preoccupazione per la “spirale discendente” nel rapporto tra le due potenze. Durante le riunioni sarebbero anche state discusse le divergenze tra le parti sulla questione di Taiwan, sulla guerra in Ucraina e sul programma nucleare della Corea del Nord.

Alla fine l’ex vice ministro degli Esteri cinese Wang Chao, capo della delegazione di Pechino, avrebbe proposto di tenere la prossima tornata d’incontri il prossimo anno in Cina. Dell’esito dell’iniziativa, denominata “Morefar Project“, sarebbe stati informati i vertici dell’amministrazione Biden.

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