James L.Robart, il giudice federale che ha firmato la sospensione degli arrivi provenienti da sette nazioni voluta da Donald Trump, fu nominato dal Presidente George W.Bush nel 2004, l’anno in cui Robart divenne un magistrato dello Stato di Washington.Nato nel 1947 a Seattle, settant’anni, si è laureato nel 1969 presso lo Withman College e nel 1973 nella scuola di diritto di Georgetown, dov’è stato anche editore amministrativo della rivista ” Georgetown Law Journal”, come ricorda la Cnn nella descrizione pubblicata in queste ore.Presidente ed amministratore dellla Seattle Children’s Home, un’ ong impegnata nell’aiutare sia dal punto di vista psicologico sia dal punto di vista medico bambini e famiglie.  Stessa simile funzione ha svolto intensivamente con la Children’s Home Society of Washington. Balzato alla cronaca per questo provvedimento sul cosìddetto Muslim Ban, era già finito sotto i riflettori dei media  quando in un video postato sul sito delle Corti statunitensi, aveva dichiarato: “Le vite dei neri contano” riferendosi al caso di assoluzione di un vigilante che aveva causato la morte di un afroamericano.Si schierò, dunque, dalla parte del movimento d’opinione che nel frattempo proliferava sui social mediante l’hashtag #BlacksLivesMatter nell’agosto del 2016. Testimoniò durante una causa intentata dall’amministrazione Obama contro il dipartimento di polizia di Seattle.Durante la procedura di conferma nel suo ruolo, inoltre, venne evidenziato dal senatore Orrin Hatch dello Utah che Robart aveva fatto un buon lavoro sulla tematica dei rifugiati. Oggi diviene protagonista centrale di questa sfida accettando le motivazioni arrecate dai dipartimenti di giustizia del Minnesota e di Washington  ritenute più che fondate da James Robart.La battaglia, inoltre, assume tratti personalistici quando il giudice si confronta con l’ordine esecutivo di Trump, dichiarando che nessuno ha il diritto di porsi al di sopra della legge. E se la reazione di Donald Trump si è palesata nell’immediato con l’annuncio di ordini esecutivi anche nei confronti di coloro che provengono da Cuba e dall’Iran, Robart si inserisce prepotentemente nell’insieme dei membri dell’apparato giudiziario americano che stanno concretamente cercando di mettere il tycoon alle strette.La prima vera e propria difficoltà per il presidente degli Stati Uniti d’America, in fin dei conti, si è rivelata quella di trovarsi immediatamente contro questa classe di magistrati sulle barricate. L’atteggiamento di Robart, evidentemente, verrà apprezzato sia dai democratici sia dai repubblicani che in queste ore stanno rilasciando dichiarazioni a mezzo stampa tese a smontare il disegno di Trump sull’immigrazione.Rudolph Giuliani, intanto, ex Sindaco di New York e uomo politicamente molto vicino a Trump, ha dichiarato di aver ricevuto una telefonata dal presidente affinché egli possa contribuire a trovare una soluzione legale che possa far passare il ban di Trump senza incagliarsi in ulteriori impedimenti. Il confronto si fa serrato, dunque, mentre i media progressisti parlano già di crisi governativa, Trump ed i suoi tirano dritto, cercando di non restare imbrigliati nelle decisioni Robart e simili.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.