Mercoledì 18 maggio rappresenta una data storica per la NATO e per gli equilibri in Europa: Finlandia e Svezia, infatti, hanno consegnato simultaneamente le loro lettere ufficiali di richiesta di adesione all’Alleanza Atlantica al Segretario generale, Jens Stoltenberg. Le lettere sono state trasmesse dall’ambasciatore finlandese Klaus Korhonen e dal suo omologo svedese Axel Wernhoff, accolti calorosamente da Stoltenberg. “Questa è una buona giornata, in un momento critico per la nostra sicurezza” ha detto il Segretario generale. “Ogni nazione ha il diritto di scegliere la propria strada. Entrambi avete fatto la vostra scelta, dopo accurati processi democratici. E accolgo con favore le richieste di Finlandia e Svezia di aderire alla NATO. Siete i nostri partner più vicini. E la vostra appartenenza alla NATO aumenterebbe la nostra sicurezza condivisa” ha aggiunto. Ma ci sono altri Paesi neutrali in Europa: si tratta di Austria, Svizzera e Irlanda, la cui neutralità ha origini e storie diverse. A questi si aggiunge Malta, piccolo stato neutrale come stabilito dal diritto internazionale e soprattutto dalla costituzione del Paese.

Il dibattito austriaco

L’ Austria è vincolata alla neutralità dal Trattato di Stato austriaco del 1955 e dalla sua costituzione, che vieta l’ingresso in alleanze militari e l’installazione di basi militari straniere sul territorio austriaco. Dopo la Seconda guerra mondiale, infatti, il territorio austriaco fu occupato dalle forze alleate fino al 1955. Nello stesso anno, come ricorda la Treccani, nello specifico furono i sovietici a richiedere all’Austria, tramite la sottoscrizione del Memorandum di Mosca (precedente di un mese rispetto al Trattato di stato), un simile impegno alla neutralità, con il preciso obiettivo di impedirle di unirsi alla Nato una volta ultimato il ritiro delle truppe d’occupazione. La neutralità, dunque, veniva sancita da una legge fondamentale dello stato e non da un accordo internazionale. Ora il dilemma è: Vienna è pronta a seguire l’esempio di Finlandia e Svezia?

Il cancelliere austriaco Karl Nehammer ha recentemente affermato che l’Austria rimarrà neutrale. Ha ribadito questo concetto ad aprile, poco prima di recarsi a Mosca per implorare il presidente russo Vladimir Putin di porre fine alla guerra in Ucraina: “L’Austria era neutrale, l’Austria è neutrale e l’Austria rimarrà neutrale”. Tuttavia, nelle ultime settimane è nato un dibattito nel Paese circa la collocazione di Vienna. 50 eminenti austriaci – del mondo degli affari, della politica, del mondo accademico e della società civile – hanno sollevato pubblicamente la questione. In una lettera aperta, hanno invitato il presidente federale Alexander van der Bellen a esaminare in modo indipendente se la politica di neutralità del Pese fosse adatta ai tempi. L’opinione pubblica rimane però decisamente orientata verso la neutralità: secondo i sondaggi, circa il 75% degli austriaci desidera mantenere la neutralità di Vienna.

La neutralità svizzera

Proprio come l’Austria, la neutralità svizzera si basa su un compromesso con le grandi potenze: al Congresso di Vienna del 1814-1815, Francia, Austria e Prussia concordarono tutte di rinunciare ai propri interessi sul territorio a favore di una confederazione neutrale. Tuttavia, come ricorda Dw, ci sono forti differenze tra i vicini stati alpini: la Svizzera, ad esempio, non è mai stata una grande potenza: fino a quando non divenne una nazione a tutti gli effetti nel 1848, era una fusione disordinata di piccoli stati sovrani.

In politica estera, Berna evita tradizionalmente di sottoscrivere sanzioni economiche e inoltre non è membro dell’Unione Europea, quindi non partecipa alla politica estera o di sicurezza dell’Ue. L’Austria è molto più attiva quando si tratta di mediare nei conflitti internazionali e contribuisce in misura molto più ampia alle missioni di pace delle Nazioni Unite con contingenti di soldati rispetto alla Svizzera.

La neutralità irlandese messa in discussione dalla guerra

L’Irlanda ha attuato una politica di neutralità durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1949, Dublino fu invitata ad aderire alla NATO, ma non accettò perché non desiderava aderire ad un’alleanza che comprendesse anche il Regno Unito. L’invasione russa dell’Ucraina potrebbe però indurre l’Irlanda a rivedere la sua storica neutralità. Durante un recente dibattito tenutosi al Centro di studi europei Minda de Gunzburg, Simon Coveney, ministro degli affari esteri e ministro della difesa irlandese, ha previsto che l’invasione russa porterà probabilmente a un “cambiamento di atteggiamento” nella nazione. La guerra in Ucraina, secondo il ministro, sta cambiando il dibattito in Irlanda”. In futuro, ha aggiunto, “penso che il popolo irlandese sarà più aperto ad approcci collettivi alla sicurezza”. Finora l’Irlanda si è astenuta dall’inviare equipaggiamenti militari in Ucraina, ma ha inviato forniture non letali, come attrezzature mediche e aiuti umanitari.

In futuro, potrebbero esserci dunque dei cambiamenti. Attualmente, l’Irlanda spende circa lo 0,3% del suo PIL per la difesa, che Coveney ha descritto come “circa un quarto e mezzo di quello che spendono altri paesi europei di dimensioni simili. “Siamo un valore anomalo completo in ciò che spendiamo in difesa”, ha detto. “Non credo che sia sostenibile in futuro.”

Il passaggio storico di Svezia e Finlandia

Con questo passaggio definito “storico” dallo stesso Stoltenberg, inizia un processo che porterà Finlandia e Svezia – salvo eventuali veti, come quello della Turchia – a rinunciare alla storica “neutralità”. Per quanto concerne Helsinki, il suo interesse a rimanere neutrale nei conflitti tra grandi potenze fu riconosciuto per la prima volta in un trattato tra Finlandia e Unione Sovietica nel 1948 (il Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza). Il trattato vietava ai firmatari di unirsi a un’alleanza militare contro l’altro e la Finlandia non poteva consentire che il suo territorio venisse utilizzato per un attacco contro Mosca. La Finlandia era inoltre tenuta a preservare la propria neutralità attraverso “adeguate forze armate”. Diverso il caso della Svezia: Stoccolma ha basato la sua politica di neutralità sulla tradizione piuttosto che su un trattato internazionale. Durante i conflitti militari nella prima metà del 19° secolo, infatti, la Svezia mantenne il suo status neutrale. Neutralità che fu successivamente proclamata formalmente dal re Gustavo XIV nel 1834. Nel 1941 la Svezia permise alle forze tedesche di transitare attraverso il territorio svedese fino al fronte finlandese e allo stesso tempo protesse i profughi dal nazismo: dopo il 1945 decise infine di mantenere il suo status neutrale.

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