Succede qualcosa di interessante nella politica estera di Israele per le sue alleanze nel Mediterraneo. La prima notizia viene sull’asse tra Atene e Tel Aviv e sono notizie che non vanno sottovalutate nell’ottica dell’equilibrio del Levante. Il capo di stato maggiore dell’Idf, il generale Gadi Eisenkot, è andato ad Atene ospite del capo di Stato maggiore greco, mentre il ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, ha ospitato il ministro della Difesa greco in Israele.

Gli incontri ci dicono molto sul consolidamento di un rapporto, quello fra Israele e Grecia. Un asse in cui rientra anche Cipro, che vive una politica praticamente ancillare a quella greca. L’anno scorso, Netanyahu il presidente Reuven Rivlin hanno fatto visita in Grecia per incontri con i loro omologhi di Atene, mentre, sempre nel 2017, ci sono stati una serie di importanti incontri fra i vertici militari, fra  cui la visita dei capi di Stato maggiore greco e cipriota in Israele e le visite dei comandanti della marina israeliana e delle forze di terra in Grecia.

A queste visite, si aggiunge poi l’avvio di importanti esercitazioni militari congiunte e dell’utilizzo del territorio e dei cieli di Grecia e Cipro per esercitazioni delle forze delle Idf. L’anno scorso, le forze armate israeliane hanno svolto importanti manovre nell’isola di Cipro per addestrarsi in una guerra che ricordava molto l’eventualità di un conflitto in Libano, anche per la conformazione del territorio. Mentre in Grecia, vi sono state esercitazioni congiunte con l’aeronautica israeliana. Grazie ai legami militari con Grecia e Cipro, Israele ora ha la possibilità di allenarsi in condizioni che non è in grado di trovare vicino a casa (catene montuose per le forze speciali, voli lunghi, gestione di sistemi antiaerei fabbricati in Russia per l’aviazione).

L’asse tra Tel Aviv, Nicosia e Atene nasce per due ragioni: l’erosione dei rapporti fra Israele e Turchia e la scoperta dei giacimenti di gas nei ricchi fondali israelianie e ciprioti con la possibilità di costruire un gasdotto che avesse come terminale la Grecia e quindi l’Europa. Negli anni Novanta, come ricorda Haaretz, Israele considerava la Turchia come suo alleato strategico nella regione. L”ascesa del presidente Erdogan, che ha un’identificazione ideologica infinitamente più grande con i palestinesi, ha di fatto reso impossibile la partnership strategica. Pur mantenendo comunque importanti legami commerciali e industriali.

Sotto l’amministrazione di Barack Obama, i due governi avevano tentato una riconciliazione, ma è stato tutto abbastanza inutile.L’incidente della Freedom flotilla, il neo-ottomanesimo di Erdogan e le politiche decisamente repressive dei movimenti palestinesi da parte di Netanyahu hanno consegnato delle relazioni bilaterali del tutto negative. Così Israele ha spostato il suo occhio altrove, sia ad ovest che ad est, tra i Paesi sunniti che contestano la politica turca.

La visione regionale di Netanyahu vede dunque non soltanto il contenimento e contrasto all’Iran, ma anche la costruzione di una nuova serie di alleanze che vanno dall’Egeo al Golfo Persico, in particolare con Arabia Saudita, Egitto, Giordania ed Emirati Arabi Uniti. Netanyahu conta su molti fattori, ma tre sono essenziali: l’ascesa di Trump e l’asse con i sauditi, la costruzione di un potere nel settore del gas che leghi Cipro e Grecia all’energia israeliana, e, infine, il declino dell’interesse mondiale per la causa palestinese, che ormai non attrae neanche più tanto i Paesi un tempo fieri difensori del popolo arabo.

L’Egitto, in questo senso, è esemplare. Il mese scorso, parlammo proprio su questa testata delle rivelazioni del New York Times sugli attacchi aerei condotti da Israele nella penisola del Sinai contro il ramo locale dell’Isis, in aiuto alle forze di al-Sisi. Questa settimana, l’Egitto, con l’approvazione di Israele e in violazione dell’accordo di pace tra i due Paesi, ha raddoppiato il numero dei suoi soldati schierati nel Sinai come parte delle loro forze impegnate contro lo Stato islamico. E l’asse del gas fra i giganti israeliani e quelli del Cairo è la certificazione anche monetaria di questa alleanza che, fino a pochi decenni fa, appariva impossibile.

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