Dopo undici giorni di intense proteste, alla fine ha ceduto: lunedì il presidente cileno Sebastian Piñera ha varato un nuovo governo, cambiando otto dei suoi ministri. E tra le posizioni che hanno subito un avvicendamento si trovano anche ruoli chiave come quello dell’Interno, delle finanze e dell’economia.

“Il Cile non è lo stesso di due settimane fa. Il Cile è cambiato, e quindi anche il governo deve cambiare,” ha dichiarato, secondo quanto riporta la Bbc, all’atto di presentazione del nuovo gabinetto dei 23 ministri per il periodo 2018 – 2020.

La fine dei fedelissimi

Per l’Interno, Piñera ha scelto Gonzalo Blumel al posto di Andrés Chadwick, uno dei maggiori bersagli delle critiche per la gestione delle proteste, che hanno lasciato almeno 17 morti e mille feriti sull’asfalto.

Chadwick è stato al lato di Piñera fin dal suo primo mandato nel 2010 e formava parte dei suoi più fidati collaboratori. Ma la pressione da parte dell’opposizione e della piazza era troppo alta per mantenerlo sullo scranno di ministro.

Al momento, il Partito Comunista e il Fronte Amplio stanno infatti elaborando una proposta di accusa costituzionale per gli abusi e le violazioni ai diritti umani di cui si sono macchiate le forze dell’ordine e l’esercito. Secondo El País, l’Istituto Nazionale per i Diritti Umani (Indh) ha infatti segnalato 101 casi di uso illegale della forza, tra cui cinque per omicidio, 18 per violenza sessuale e 54 per tortura.

Blumel, il nuovo Ministro dell’Interno, era stato finora il responsabile della Segreteria Generale della Presidenza, incaricato di gestire la relazione tra l’esecutivo e il Congresso del paese. Ma Chadwick non è stato l’unico caso di “declassamento”: Cecilia Pérez, portavoce del governo in entrambi i mandati, è stata destinata a un ministero minore come lo Sport , rompendo di fatto il cerchio di fiducia di Piñera, come sottolinea il portale di informazione Emol.

Le altre novità

Il ministro delle Finanze del Cile, Felipe Larraín, è stato invece sostituito con Ignacio Briones, un economista di 46 anni e decano della Scuola di governo dell’Università Adolfo Ibáñez. “Non abbiamo saputo capire o interpretare bene quello che stava passando”, ha dichiarato Larraín al momento dell’investitura.

Fuori dal governo anche Juan Andrés Fontaine, ministro dell’economia, che fu bombardato dalle critiche dopo aver consigliato di prendere la metropolitana più presto al mattino per evitare gli aumenti dei biglietti della metropolitana che hanno causato l’inizio delle proteste. Il suo posto viene rilevato da Lucas Palacios, che era sottosegretario alle Opere Pubbliche. Promossa anche la prefetta della Regione Metropolitana, Karla Rubilar, che si è esposta molto per fronteggiare le proteste, ed è diventa la nuova portavoce del governo.

Gli altri ministeri che hanno cambiato inquilino sono la Segreteria generale della Presidenza, il Lavoro, i Beni Nazionale e lo Sport. Ha invece sorpreso il fatto che Piñera abbia riconfermato al suo ruolo la ministra dei Trasporti Gloria Hutt, dato che le prime manifestazioni sono scattate per l’aumento di 30 pesos del biglietto della metropolitana.

Crescita e agenda sociale nella presentazione

Come riporta il quotidiano La Nación, alla presentazione del nuovo governo, Piñera ha comunque scelto di rivendicare il modello di sviluppo cileno, sottolineando che in questo momento è importante “rinforzare la capacità di crescita della nostra economia, che è quella che genera maggiori e migliori impieghi, che permette di migliorare i salari e le pensioni e creare opportunità in modo che tutti possano sviluppare i propri talenti.”

Si è però poi anche affrettato a ricordare che solo pochi giorni fa il governo ha proposta “una profonda agenda sociale”, con una “preoccupazione speciale per i più vulnerabili, per le donne, la classe media e gli anziani”. Lo scorso 22 ottobre Piñera aveva infatti annunciato una serie di provvedimenti come l’aumento delle pensioni, un salario minimo garantito e il blocco delle tariffe dei servizi di base.

Volti giovani ma cambi insufficienti

L’evidente tentativo di Piñera è quello di recuperare l’approvazione popolare aprendo a una serie di volti giovani: nessuno dei nuovi nominati supera infatti i 47 anni, fino ad arrivare ai 30 di Julio Isamit, ministro dei Beni Nazionali. A fare da araldo di quest’operazione è certamente Ignacio Briones alle Finanze, che è comunque un nome fidato per il presidente: come riporta El diario financiero, nel 2010 era infatti già stato Coordinatore delle finanze internazionali per lo stesso ministero.

Ma vari membri dell’opposizione si sono già dichiarati assolutamente insoddisfatti. Yasna Prevoste, senatrice dei Democratici Cristiani, ha sottolineato come “solo un ministro è genuinamente nuovo. Il governo del presidente Piñera non è in grado di capire la grande richiesta dei cittadini.”

Ma sono i movimenti che hanno dato vita alle proteste a dover essere convinti della bontà dell’operazione del premier. E le migliaia di persone che ieri hanno marciato verso il palazzo della Moneda, sede dell’esecutivo, indicano esattamente il contrario.

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