Cina e Filippine stanno tentando di risolvere la disputa sul Mar cinese meridionale per trovare un accordo sullo sfruttamento delle risorse naturali che soddisfi entrambe le parti. È l’ultimo tassello di una distensione, quella fra Manila e Pechino, che è apparsa sempre più marcata negli ultimi mesi e che trova conferma nella visita ufficiale del segretario agli esteri delle Filippine, Alan Peter Cayetano, recatosi nella capitale cinese alla fine di marzo per incontrare l’omologo Wang Yi.

Come riporta Asia Times, il capo diplomatico filippino ha ribadito l’interesse del suo paese a garantire che “le dispute sul Mar cinese meridionale non blocchino più lo sviluppo dei legami bilaterali”, ma piuttosto “che si trasformino in una fonte di amicizia e cooperazione tra i due paesi”. Entrambi hanno concordato che la via da seguire è quella dell’esplorazione “offshore di petrolio e gas” basata su “un quadro legale adeguato”, che sarà reciprocamente vantaggioso.
Stando alla nota ufficiale diffusa, “entrambe le parti hanno concordato di proseguire le discussioni su misure tese a rafforzare la fiducia reciproca e ad esercitare l’autocontrollo nell’esercizio delle attività nel Mar cinese meridionale, così da evitare complicazioni o escalation delle dispute che possano nuocere alla pace e alla stabilità”.

Un’area ricca di materie prima e perciò ambita

L’Istituto di Studi internazionali del Ministero degli esteri cinese, citato da Asia Times, stima che che potrebbero esserci dai 293 a 344 miliardi di barili di petrolio (BBL) e dai 30 ai 72 trilioni di metri cubi (Tcm) di gas naturale nell’area oggetto della disputa. La Us Energy Information Administration, al contrario, stima che l’area marittima possa garantire tra i 16 e i 33 Bbl di petrolio e i 7-14 Tcm di gas naturale.

“La nuova proposta di accordo incontrerà una feroce resistenza a Manila – osserva Richard Javad Heydarian su At – dove figure eminenti della società civile militare, politica e nazionalista restano scettici sulle intenzioni della Cina nelle acque contestate”. E oltre all’opposizione interna, il tentativo di accordo potrebbe provocare la dura reazione degli altri paesi interessati dalla disputa territoriale e degli Stati Uniti, che così rischiano concretamente di perdere la loro influenza nell’area in favore di Pechino. 

La militarizzazione delle isole

Lo scorso febbraio, la stampa filippina ha divulgato alcune immagini satellitari che mostrano la completa militarizzazione delle isole create artificialmente da Pechino nell’area marittima contestata. Le foto ad alta risoluzione sono state pubbliche sul sito web del Philippine Daily Inquirer e mostrano le infrastrutture militari volute dalla Cina e collocate nell’arcipelago delle Isole Spratly, in particolare tra le barriere coralline di Fiery Cross, Cuerteron, Gaven, Johnson South, Mischief, Subi e McKennan. Ricco di giacimenti petroliferi nei suoi fondali, l’arcipelago è composto da una trentina di piccoli isolotti e da una quarantina di atolli semideserti, parzialmente rivendicati da Vietnam, Cina, Malesia, Filippine, Taiwan, e Brunei.

La stessa Cina ha recentemente ammesso di aver dispiegato sistemi radar avanzati nell’area. La notizia ha provocato la dura reazione dell’opposizione filippina contro il presidente Rodrigo Duterte, promotore della distensione e del riavvicinamento del suo paese con il Dragone. 

Cina principale partner commerciale delle Filippine

“Sotto la guida corretta e autorevole di entrambi i leader, le relazioni tra Cina e Filippine sono entrate nel loro periodo migliore negli ultimi anni, e ciò è in linea con gli interessi comuni di entrambi i paesi e delle persone”, ha affermato il ministro degli esteri cinese Wang Yi, come riportato dall’agenzia stampa cinese Xinhua. Il ministro ha poi aggiunto che “gli scambi commerciali ad alto livello e la reciproca fiducia politica tra i due paesi si sono rafforzati progressivamente dal 2016,” sottolineando che “il volume commerciale tra Cina e Filippine ha superato i 50 miliardi di dollari l’anno scorso” e che la Cina è diventata il principale partner commerciale delle Filippine.

“La Cina è pronta a promuovere la cooperazione con le Filippine nell’ambito dell’Iniziativa Belt and Road, negli scambi tra le persone, nel dialogo e nella cooperazione marittima e nell’integrazione regionale”, ha affermato Wang, confermando le buone relazioni bilaterali di cui godono i due paesi da quando Rodrigo Duterte è al potere. 

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