L’incontro di Kim Jong-un con Donald Trump del 12 giugno prevede che il leader coreano si posti in aereo fino a Singapore.

Fin qui nulla di straordinario, almeno all’apparenza. Ma in realtà, il fatto che Kim prenda un aereo fino a Singapore, rappresenta una questione di estrema rilevanza per molti motivi. Uno di questi è certamente la paranoia del leader di Pyongyang sulla sua sicurezza. Una paranoia di famiglia, che è il motivo per cui anche il padre preferiva spostarsi sull’ormai famoso  treno blindato invece che prendere un aereo.

E su questo paranoia, ma anche sul messaggio politico dietro a questa scelta, si fonda la notizia data dal  South China Morning Post, secondo cui i caccia dell’aeronautica militare cinese potrebbero scortare Kim fino al confine di Singapore. A rivelarlo al quotidiano di Hong Kong, una fonte sudcoreana.

I motivi della scorta della Cina

“Se la Cina fornirà la scorta, potrebbe essere un messaggio rivolto all’alleanza Stati Uniti-Corea del Sud sul fatto che la Cina stia sostenendo con forza il regime di Kim”, ha detto la fonte. Ci sarebbe quindi prima di tutto un segnale. Pechino, scortando Kim, si pone come suo scudo non solo a livello personale ma anche a livello politico. Di fatto, la Corea del Nord, incarnata dal suo leader, resta un Paese che rappresenta anche gli interessi cinesi. E i cinesi non vogliono far vedere di disinteressarsi alla Corea neanche alla vigilia del vertice di Singapore.

Secondo alcuni esperti, Kim potrebbe scegliere di volare attraverso lo spazio aereo cinese. E sembrerebbe la rotta più naturale per il suo Ilyushin-Il 62-M. Ma, come sempre avviene per i viaggi dei capi di Stato, la rotta non sarà rivelata fino a quando non si sarà in procinto di partire.

Non è raro che i caccia del Paese sorvolato scortino l’aereo presidenziale. Ma la novità, in questo caso, è che la Corea del Nord avrebbe chiesto alla Cina questa azione in via preventiva. Quindi non si tratterebbe né di un’eventualità e neanche di una prassi consolidata, ma una vera e propria richiesta di aiuto che nasce certamente anche dai dubbi di Kim sulla possibilità di essere colpito da aerei nemici.

La visita a Pyongyang del ministro degli Esteri di Singapore, Vivian Balakrishnan, rientra in questa logica. Il funzionario di Singapore dovrà incontrare il suo omologo nordcoreano Ri Yong-ho per i dettagli sul summit con il presidente degli Stati Unti. E in questo briefing, sicuramente verrà trattata anche la questione della sicurezza di Kim Jong-un.

L’idea è che i caccia cinesi scortino Kim attraverso la Cina per poi consegnarlo all’aviazione di Singapore prima che  l’Air Force One di Pyongyang si avvicini allo spazio aereo della città-Stato che ospita il summit. Una scelta che a Singapore sembrano aver accolto in maniera positiva. Ma il messaggio politico è chiaro: Pechino non abbandona mai il suo protetto. E Kim continua a non fidarsi del tutto dai suoi interlocutori.

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