Secondo gran parte della stampa statunitense e occidentale e dell’opinione pubblica, l’America ha un solo vero nemico: la Russia. La verità, però, è molto più complessa. Il vero avversario degli Stati Uniti, infatti, non è Vladimir Putin, nonostante l’inchiesta del Russiagate e tutte l’isteria che ne consegue, ma la Cina. Nelle scorse settimane, le crescenti tensioni tra le due potenze che riguardano l’ambito economico e politico, si sono spostate sul piano militare. Il 1° ottobre, infatti, la USS Decatur, inviata a scortare una nave americana che opera nel Mar Cinese Meridionale, è quasi entrata in collisione con un cacciatorpediniere cinese.

In mezzo all’aperta guerra economica e alle provocazioni militari nel Mar Cinese Meridionale, all’inizio di ottobre Trump ha lanciato nuove accuse di ingerenza politica nei confronti di Pechino. Parlando davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu, il presidente degli Stati Uniti ha affermato che la Cina stava tentando di “interferire nelle prossime elezioni del 2018”, aggiungendo che la sua amministrazione è stata presa di mira perché è “il primo presidente a sfidare la Cina sul commercio”. A Trump si è poi aggiunto il vicepresidente Mike Pence, il quale ha ribadito che “la Cina sta interferendo nella politica americana per influenzare i nostri elettori e sbarazzarsi di Donald Trump”.

La vera rivalità è quella tra Pechino e Washington

La rivalità tra Washington Pechino è diventata più aggressiva a partire da gennaio, quando il Pentagono ha svelato la nuova “strategia di difesa nazionale” che definisce la Cina e la Russia le due maggiori minacce agli interessi diretti degli Stati Uniti. Una svolta epocale che ha segnato un cambiamento profondo nella politica di difesa degli Usa dopo la War on Terror inaugurata dall’amministrazione di George W. Bush  post-11 settembre 2001. E tra le due, Pechino è percepita dall’élite politica di Washington come la minaccia numero uno che la superpotenza statunitense deve fronteggiare.

Secondo Stephen M. Walt, professore di relazioni internazionali ad Harvard, “in un mondo in cui gli stati devono proteggersi, due potenze si guardano l’un l’altra con cautela e competono per assicurarsi che non restino indietro o diventino pericolosamente vulnerabili. Anche quando la guerra viene evitata, è probabile che si verifichi un’intensa competizione per la sicurezza”. La Cina, sottolinea Walt, “non è più impegnata nella politica di “crescita pacifica” di Deng Xiaoping. Quell’approccio aveva senso quando la Cina era più debole, e ingannò molti occidentali”.

“Perché Washington si concentrerà su Pechino”

Sempre secondo l’illustre politologo, in un articolo pubblicato recentemente su Foreign Policy, “la politica estera e di difesa degli Stati Uniti si concentrerà principalmente sul contrasto alla Cina. Oltre a cercare di rallentare gli sforzi della Cina per ottenere vantaggi in una serie di tecnologie emergenti, gli Stati Uniti cercheranno anche di impedire a Pechino di stabilire una posizione dominante in Asia”. Tuttavia, afferma, “mantenere la posizione degli Stati Uniti in Asia non sarà facile, perché le distanze sono enormi, gli alleati asiatici dell’America vogliono preservare i loro legami economici con la Cina, e alcuni di questi alleati non si amano molto”.

Al contrario, nel Vecchio Continente nessun Paese – tra cui la Russia – è in grado di minacciare di dominare l’Europa. Per questo motivo, osserva Walt, “il ruolo degli Stati Uniti continuerà a diminuire (come è accaduto dalla fine della Guerra Fredda). Nonostante i timori allarmistici su una Russia in ripresa, è troppo debole per porre la stessa minaccia all’Europa della vecchia Unione Sovietica”.

Nel 2005, il professor John Mearsheimer sostenne che la Cina era destinata ad essere un egemone regionale. Se la Cina avesse mantenuto il ritmo di crescita economica e militare che stava avendo in quel momento, era probabile, secondo il professore, che sarebbe entrata in una competizione sulla sicurezza proprio con gli Stati Uniti. Esattamente ciò che sta accadendo. 

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.