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La Cina stringe il cappio attorno alle università per silenziare ogni possibile minaccia capace di mettere in discussione la linea di Xi Jinping. In un periodo storico così delicato come quello odierno Pechino ha deciso di aumentare il controllo agli interno degli atenei. Luoghi dai quali nel recente passato sono partire rivolte e movimenti nocivi all’armonia sociale. Basta citare due esempi, gli stessi che ancora oggi, a distanza di anni, fanno venire i brividi al Partito comunista cinese. Cento anni fa fu la volta del movimento nazionalista del 4 maggio. Trent’anni fa toccò alla rivolta di Piazza Tienanmen. In entrambi i casi la tenuta istituzionale della Cina fu messa a dura prova.

Controllare le università

Xi Jinping non vuole cadere in trappole simili. Le erbacce vanno estirpate subito dal giardino prima che si espandano creando problemi alle altre piante. E allora, quando serve, la longa manusdel Partito non si tira certo indietro. A farne le spese Xu Zhangrun, professore di Diritto dell’università Tsinghua, una delle più prestigiose di Pechino. Xu è stato letteralmente silenziato, archiviato, allontanato dall’arena pubblica. La scorsa settimana l’accademico è stato messo sotto indagine e sospeso da ogni attività universitaria. Il motivo: qualche critica di troppo al Presidente cinese e al sistema politico del paese. Negli ultimi mesi, infatti, il professore aveva scritto diversi saggi criticando la svolta autoritaria di Xi.

Idee pericolose

A puntare il dito contro Xu potrebbe essere stata la stessa università, che non ha ancora rilasciato dichiarazioni a riguardo. Il professore era infatti una delle più influenti voci critiche contro il governo, e le sue parole non sono piaciute alle autorità. Nel bel mezzo di una guerra commerciale da archiviare e di un’economia che non cresce più come una volta, Xi Jinping deve mantenere salde le redini del Paese. Per farlo deve disinnescare ogni fonte di instabilità, in primis le idee pericolose. Il Presidente si è speso in prima persona per far capire ai professori di ideologia politica quanto sia importante rafforzare il credo dei giovani nei confronti del partito. Le università nascondono potenziali pericoli, e se in più ci si mettono anche i professori allora il rischio di un default per il Pcc è dietro l’angolo.

Studenti e professori: focolai da silenziare

Gli istituti Tsinghua e Beida, più che università, sono delle istituzioni incaricate di formare i leader del partito di domani. Ma questo vale un po’ per tutte le accademie del paese, dove però negli ultimi mesi sono nati diversi collettivi marxisti. Qualche mese fa alcuni ragazzi, troppo sbilanciati a sinistra per essere in linea con lo “Xi pensiero”, protestavano per esprimere solidarietà ai lavoratori di un’azienda di Shenzen, i quali a loro volta stavano rivendicando un sindacato autonomo. La risposta delle autorità non si è fatta attendere: arresto immediato dei giovani e repressione del movimento.

Il peccato di Xu Zhangrun

Tornando a Xu Zhangrun, la colpa principale del professore è stata la pubblicazione di un saggio intitolato “Paure imminenti e immediate speranze”. Nel testo Xu avvisava il pubblico del possibile ritorno di un totalitarismo sfrenato e del culto della personalità. Le parole dell’accademico al New York Times suonano come lapidarie: “Mi stavo preparando a una cosa simile. Alla peggio posso finire in prigione”.

Un male necessario

Il clima che si respira oggi in Cina negli ambienti intellettuali rimanda al periodo Rivoluzione Culturale. Un male necessario, una fase da attraversare per armonizzare la società. D’altronde chi parla di una Cina aperta rispetto al passato non analizza la situazione nella sua interezza. È vero, a Pechino circolano merci, beni e persone. Ma da un punto di vista culturale il Partito non ha mai smesso di controllare l’arena pubblica. La linea politica da seguire viene tracciata dall’alto e nessuno deve superarla. Pena: il trattamento subito da Xu.

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