Lo scorso 20 febbraio un tribunale cinese condannò Feng Fenghui all’ergastolo. L’ex Capo di Stato Maggiore dell’esercito cinese, accusato di aver accettato e offerto tangenti, finì per diventare il volto più noto della feroce campagna anti corruzione portata avanti dal Presidente Xi Jinping per ripulire l’apparato statale e militare della Cina. Feng era a capo dell’Esercito di Liberazione Popolare dal 2012 e, fino alla fine del 2017, godeva della massima fiducia: con il suo arresto e la conseguente condanna, in molti pensavano che la corruzione cinese all’interno dell’esercito fosse un capitolo da archiviare. Ma pochi giorni fa un altro scandalo ha scosso nuovamente l’Esercito di Liberazione Popolare.

Nuovo giro di vite

Le autorità hanno punito oltre 70 ufficiali, tra membri in servizio e in pensioni, per il loro presunto coinvolgimento nel più grande scandalo di corruzione legato alla leadership dell’esercito militare. I soldati colpiti sono stati accusati di essere complici del sistema dello stesso sistema di tangenti che ha affossato Feng Fengui. Pechino ha così demansionato i sospettati, fra i quali – riporta il South China Morning Post – vi erano almeno un generale e due tenenti generali. Cariche, quindi, di primissimo livello. Tra i nomi più noti troviamo Cheng Qibo e Liu Fulian. La pena più severa è toccata a Cheng Qibo, retrocesso di ben sei gradi: da generale maggiore a ufficiale di battaglione. Liu è passato invece da generale a ufficiale di divisione.

Un altro terremoto

La mannaia dello Stato cinese è tornata a colpire l’apparato militare a seguito delle confessioni di Fang Fenghui. Tra i soldati retrocessi ci sarebbero 44 ufficiali del Comando Militare di Pechino, presieduto da Fang dal 2007 al 2012. Una fonte anonima ha confermato che la maggior parte di loro è stata riconosciuta colpevole di aver corrotto l’ex Capo di Stato Maggiore dell’esercito in cambio di promozioni. Calcolando che attualmente ci sono oltre 4.000 ufficiali che ricoprono la carica di generale maggiore o superiore nell’esercito, il rischio è che molte altre teste potrebbero cadere da qui ai prossimi mesi.

Corruzione e apparati militari

La notizia è importante perché potrebbe indicare nuovi legami di corruzione tra esercito e politica, dopo lo stretto rapporto di Fang con due noti esponenti amministratori locali, anch’essi colpiti da Pechino. Da quando Xi Jinping è diventato Presidente, l’esercito ha subito un massiccio giro di vite, tra ufficiali arrestati, retrocessi e demansionati. Secondo alcuni la politica di Xi avrebbe solo l’obiettivo di combattere la corruzione, mentre per altri il leader cinese vorrebbe anche togliere di mezzo le personalità più ingombranti per non avere avversari di alcun tipo nelle posizioni chiave dell’esercito. Giusto per citare qualche numero evidenziato dai media cinesi, dal 2012 al 2017 sarebbero stati puniti per episodi di corruzione oltre 13.000 ufficiali militari.

Il messaggio di Xi

Xi Jinping ha voluto lanciare un messaggio a tutti i quadri militari: nessuno deve più sbagliare. Allo stesso tempo il Presidente prosegue nella modernizzazione dell’apparato militare, tra riforme e riduzione del personale. Negli ultimi anni, infatti, l’esercito del Dragone è stato riadattato alle nuove esigenze del Paese; da un lato sono stati ridotte le forze terrestri, dall’altro c’è stato un ingente potenziamento delle forze speciali, dell’aviazione e della marina. Decisamente più utili nel caso di nuove minacce.

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