Correva l’anno 1974 quando l’isola di Cipro venne travolta da una serie di tragici eventi, legati al contesto geopolitico dell’epoca, che continuano a segnarne il destino e ad alterarne il tessuto sociale. Un colpo di Stato, influenzato dal regime dei Colonnelli in Grecia, portò all’estromissione del presidente Makarios III e alla sua sostituzione con un regime favorevole all’annessione ad Atene.

La Turchia, per reazione, invase ed occupò militarmente l’area settentrionale del Paese, dove edificò la Repubblica turca di Cipro Nord. Le due comunità storiche dell’isola, quella greco-cipriota, maggioritaria e quella turco-cipriota, minoritaria, furono così oggetto di violenze e persecuzioni, che portarono alla formazione di due distinte nazioni, etnicamente omogenee. La fuga di massa dei turco-ciprioti verso nord e dei greco-ciprioti verso sud concluse questo breve ma sanguinoso periodo storico. Ancora oggi l’isola di Cipro è divisa in due, con la sua parte meridionale integrata nell’Unione Europea e riconosciuta a livello internazionale, mentre la Repubblica turca di Cipro Nord è priva di riconoscimento e continua ad essere occupata militarmente dalla Turchia. A dividere l’isola è la cosiddetta Linea Verde, un’area cuscinetto presidiata dai caschi blu delle Nazioni Unite che tiene separate le due comunità. Atene ed Ankara, malgrado la comune appartenenza all’Alleanza Atlantica, continuano ad essere divise da una rivalità geopolitica secolare e qualunque tentativo di giungere ad una riunificazione dell’isola è sinora fallito, sia per la mancata collaborazione di Grecia e Turchia sia per la scarsa volontà da parte della Repubblica di Cipro o di quella di Cipro Nord.

I benefici dell’unione

I due attuali leader degli stati ciprioti, Mustafa Akinci ed il conservatore Nicos Anastasiades, sono entrambi, in linea di principio, a favore della riunificazione. Gli ultimi colloqui in materia, svoltisi in Svizzera sotto il patrocinio delle Nazioni Unite, sono però collassati nel 2017 e da allora non sono più ripresi. I potenziali vantaggi derivanti dalla fine della partizione sono però evidenti, in particolare per la comunità turco cipriota. La Repubblica Turca di Cipro Nord non è riconosciuta, sin dalla sua proclamazione nel 1983, a livello diplomatico da nessun altro Stato, eccezion fatta per Ankara ed è inoltre sottoposta a sanzioni internazionali. I collegamenti aerei con il mondo esterno devono passare per la Turchia, così come le importazioni dei beni di consumo. I turco ciprioti non possono inoltre beneficiare dei vantaggi derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea e sono piuttosto isolati dal resto del Vecchio Continente.

La recente scoperta di importanti giacimenti di gas naturale intorno all’isola dovrebbe ulteriormente spingere verso una riunificazione.  Le acque in cui si trovano i giacimenti sono contese tra le due entità politiche e la tensione che ne deriva renderà difficile, nel lungo termine, lo sfruttamento di queste risorse, a causa della possibilità di scontri o di un conflitto. Una Cipro unita, invece, potrebbe gestire con maggiore facilità gli introiti derivanti dal gas naturale. Per una minoranza della comunità greco cipriota, invece, l’ unione  potrebbe significare un vero e proprio ritorno a casa. Furono ben 160mila i greco-ciprioti costretti ad abbandonare, nel 1974, le proprie case e proprietà nell’area che fu poi occupata dalle truppe di Ankara. Queste persone o i loro discendenti hanno tutto l’interesse a rientrare in possesso di ciò che gli è stato sottratto con la violenza e in così poco tempo. Sottrazione, peraltro, che ha generato una serie di cause e ricorsi presso i tribunali contro Ankara. La fine della partizione dovrebbe portare, infine, alla chiusura nel lungo periodo delle basi militari turche nel nord dell’isola e una pacificazione di fondo nelle relazioni sociali, riducendo le tensioni in quest’area del Mediterraneo.

Il ruolo della Turchia

Decenni di divisione hanno creato, in seno alle due comunità, una sfiducia di fondo che pare di difficile superamento. Le violenze e gli esodi del 1974 non sono stati del tutto dimenticati e con questi anche i timori derivanti dal ritorno alla vita in uno spazio comune. Ben prima del colpo di Stato e dell’invasione, inoltre, si erano già registrati scontri ed eventi di sangue in seno alle due comunità. Scontri che avevano avuto luogo a partire dalla metà degli anni Sessanta e che avevano portato le Nazioni Unite ad inviare una missione di Caschi Blu sull’isola, per cercare di abbassare le tensioni. Ci sono poi fattori di matrice geopolitica che contribuiscono al permanere di una Cipro divisa: in primis il ruolo di Ankara nella regione.

Il peggioramento delle relazioni diplomatiche tra Turchia ed Unione Europea, con quest’ultima che accusa la prima di una deriva autoritaria, non facilita una risoluzione pacifica della disputa di Cipro. Il ruolo della Turchia è infatti fondamentale per la riunificazione dell’isola e l’esistenza della Repubblica di Cipro Nord è comunque motivo di orgoglio per quei settori più nazionalisti della popolazione turca. Una sua possibile scomparsa è destinata a generare una serie di turbolenze politiche per il governo di Ankara, che saranno di più o meno facile gestione a seconda delle dinamiche politiche interne del momento. La ricostruzione di un dialogo efficace con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, eventualità al momento molto remota, è in realtà l’unica chiave per giungere ad una soluzione permanente del conflitto congelato. Le basi militari turche rappresentano un interesse nazionale strategico per il governo, che non avrà nessuna ragione di privarsene a meno che non ottenga vantaggi significativi in ambito diplomatico e una tutela costituzionale per la comunità turco cipriota. Ogni accordo raggiunto dovrà poi reggere sul campo, in una difficile convivenza quotidiana per una popolazione una volta unita ma oggi separata dall’ultimo muro d’Europa. Un muro che, sebbene aperto in più punti, appare ancora molto resistente.

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