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Il regista libanese Ziad Doueiri, aveva appena trionfato alla Mostra del cinema di Venezia, il suo film “The Insult”, aveva strappato gli applausi del pubblico e della critica, si era aggiudicato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile di Kamel El Basha. Ma Doueiri arrivato all’aeroporto “Rafik Hariri” di Beirut è stato bloccato per due ore dalla Sicurezza generale senza alcuna formale accusa. “Sono ferito – è stata la prima reazione -. Torno in Libano con un premio alla Mostra di Venezia, la polizia libanese ha autorizzato la proiezione del mio film. Non so ancora di cosa mi si accusa”.

Gli agenti gli hanno sequestrato i due passaporti libanese e francese. Contro di lui è stato presentato un esposto per “collaborazione con il nemico”. Ma il regista è stato subito dopo rilasciato. Il regista autore del capolavoro “West Beirut”, ha girato parte della sua pellicola “The Attack”, nel 2012, in Israele e con attori israeliani. E per questo è stato fermato e interrogato dagli agenti. La legge libanese infatti vieta ogni rapporto con lo Stato ebraico. Anche andare sul suo territorio è considerato reato.

Al momento del rilascio di Doueiri, l’avvocato del regista ha dichiarato: “Voglio semplicemente rassicurare la famiglia di Ziad, gli amici e il suo pubblico, perché dopo tre ore davanti al tribunale militare Ziad è stato rimesso in libertà, senza alcuna accusa”. Nel mese di giugno, le autorità libanesi hanno bandito anche il film della Warner Bros. “Wonder Woman” perché l’attrice principale, Gal Gadot, è israeliana.

L’Unione Nazionale dei Critici del Cinema Italiano e la sezione della Settimana della Critica Internazionale del festival del cinema di Venezia hanno condannato il trattamento di Doueiri da parte delle autorità libanesi. “Si tratta di un atto inaccettabile di intimidazione – un intollerabile abuso di potere”.

Il film “The Insult” premiato a Venezia e prodotto dalla compagna dell’ex presidente francese François Hollande, Julie Gayet, è un’occasione per capire la complicata storia del Libano. Tutto parte da un tubo di scarico di un balcone non a norma. Il balcone è di proprietà di Toni (Adel Karam), libanese cristiano che fa il meccanico e vive con sua moglie, una bella donna, e incinta. Un operaio palestinese Yasser (Kamel El Basta) viene invitato da Toni a risolvere il problema, ma alla frase “Sharon doveva sterminarvi tutti” esplode e rompe due costole all’uomo. I due finiscono in tribunale e la loro storia arriva all’attenzione dei media.

Ma il film che che è costato il fermo a Doueiri è stato il suo “The Attack”, tratto dall’omonimo best-seller di Yasmina Khadra. La pellicola è stata messa al bando in Libano e in molti paesi arabi. È la storia di un chirurgo palestinese che vive a Tel Aviv e scopre che l’attacco suicida avvenuto città, in cui hanno perso la vita 17 persone, è stato compiuto da sua moglie.

Film importanti, che affrontano temi caldi in Medio Oriente, ideati da un regista che ha alle spalle un curriculum di alto livello. Doueiri è diventato famoso come assistente alla regia di Quentin Tarantino, per film come “Jackie Brown”, “Dal tramonto all’alba”, “Pulp Fiction”, “Bastardi senza gloria”. Ha lavorato negli Stati Uniti fino al 2011, e poi è ritornato a vivere in Libano.

Le parole del regista sull’accaduto sono molto dure: “Il messaggio del film forse non piace a qualche partito, quindi cercano di fare uscire delle cose per impedirne la diffusione. Lasciamo decidere alla società libanese il livello della pellicola”. Poi conclude: “Il popolo libanese ha superato le parole diffamatorie che accusano alcune persone di tradimento, crimini o sionismo. Questa gente ha colpito me, ha colpito Amin Maalouf, il più grande scrittore libanese, forse colpiranno anche Khalil Gibran e poi Gesù Cristo perché ha camminato da Nazareth a Gerusalemme”.

E come scriveva appunto il grande poeta libanese Khalil Gibran riferendosi forse anche all’odio di cui la sua terra si è macchiata in passato e che ancora la pervade come testimonia il film “The Insult”: “Se riuscirò ad aprire un angolo nuovo nel cuore di un uomo non sarò vissuto invano”.

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