La Colombia annuncia il uso ingresso nell’orbita della Nato come primo Paese dell’America del Sud.

La notizia è stata data dal presidente colombiano, Juan Manuel Santos, venerdì scorso. Il leader di Bogotà ha dichiarato che il suo Paese si unirà all’Alleanza atlantica come “partner globale“. Il che, come confermato da Reuters, significa che “non dovrà necessariamente prendere parte all’azione militare e sarà pienamente accreditato a Bruxelles“.

“La Colombia beneficia molto dall’essere parte attiva della comunità internazionale, molti dei problemi che affrontiamo sono sempre più globali e richiedono il supporto e la collaborazione di altri Paesi per la loro soluzione”. Queste le parole di Santos in televisione. Nelle stesse ore, l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) annunciava l’ingresso di Bogotà fra i suoi membri.

L’ingresso nella Nato e il Venezuela

La notizia della Colombia nel Patto atlantico, come partner globale, ha immediatamente scatenato la dura reazione del Venezuela. A Caracas, il governo di Nicolas Maduro considera la notizia un problema molto serio per l’America latina, ma soprattutto per il suo Paese.

Il Venezuela denuncia ancora una volta alla comunità internazionale l’intenzione delle autorità colombiane di prestarsi a introdurre in America Latina e nei Caraibi, un’alleanza militare esterna con capacità nucleare, che costituisce chiaramente una seria minaccia alla pace e alla stabilità regionali“. Questo il comunicato ufficiale del governo venezuelano.

Ma dietro l’invocazione dei trattati internazionali, c’è chiaramente un motivo politico e strategico. La pressione degli Stati Uniti sul governo di Caracas sta aumentando. La liberazione di Joshua Holt non sembra aver sortito gli effetti desiderati. Come del resto non l’ha fatto il rilascio dei detenuti in Corea del Nord.

 “Le sanzioni continueranno finché in Venezuelanon sarà ripristinata la democrazia“. Questo il tweet del vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, dopo il rientro in patria del 26enne dello Utah, prigioniero per due anni nelle carceri venezuelane. “Hanno sofferto molto. Molto più di quanto una persona normale possa tollerare”, questa la frase di Donald Trump ai giornalisti quando ha ricevuto Holt alla Casa Bianca.

E il Venezuela ora teme che l’ingresso della Colombia possa essere l’inizio di un accerchiamento militare (oltre che politico) nei suoi confronti. Del resto, l’America meridionale è sempre stata considerata da Washington il suo “cortile di casa”. E il Pentagono ha intrapreso colloqui e partnership con molti Stati sudamericani. Anche con Brasile e Argentina, Paesi in cui può contare su governi amici.

Le elezioni in Colombia

L’annuncio di Santos arriva a poche ora dall’apertura dei seggi per le elezioni politiche in Colombia. È il primo turno per la scelta del presidente.

Le proiezioni mostrano Iván Duque, del Centro Democratico (destra), e Gustavo Petro, della Colombia Humana (ex guerrigliero Farc e ex sindaco della capitale), come i due candidati che si sfideranno al secondo turno. Terzo “incomodo”, Sergio Fajardo, che potrebbe rivelarsi una sorpresa importante. 

Sono elezioni molto importanti. Per la prima volta non c’è la pressione militare delle Farc. Ma soprattutto, dopo decenni, potrebbe un esponente della sinistra radicale a guidare il Paese. I sondaggi danno in testa Duque, ma al secondo turno, se passa Petro, le cose potrebbero cambiare.

Sul voto pesa, evidentemente, la questione venezuelana, E la scelta di Santos di annunciare l’ingresso nella Nato a poche ore dal voto non è casuale. Il messaggio è chiaro: Bogotà si è legata, ancora di più, all’alleanza che fa capo a Washington.

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