L’Unione cristiano democratica di Germania (Cdu) ha un nuovo leader. Si tratta di Armin Laschet, esponente della corrente centrista del partito della cancelliera Angela Merkel e ministro presidente del popoloso Land della Renania Settentrionale-Vestfalia. Il nuovo presidente della Cdu è stato eletto grazie ai voti espressi dai delegati cristianodemocratici, riunitisi virtualmente a causa dell’emergenza Covid, che lo hanno preferito ai rivali Norbert Röttgen e Friedrich Merz. Röttgen è stato eliminato al primo turno delle votazioni mentre il ballottaggio ha visto Laschet prevalere su Merz  con 521 voti contro 466. La vittoria di Laschet è un successo della Merkel dato che il nuovo presidente è un moderato e manterrà il partito nel solco politico tracciato dalla cancelliera nel corso di questi anni. Le “Congratulazioni al nuovo presidente della Cdu, Armin Laschet” sono giunte dal presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, via Twitter. Il Cav ha inoltre dichiarato che, come riporta AdnKronos, “lavoreremo insieme per un’Europa più compatta, più solidale e più forte, impegnata per vincere la pandemia e la crisi economica”. Il successo di Laschet sembra rilanciare le prospettive di cooperazione tra i partiti liberali e moderati del Vecchio continente e potrebbe portare, nel prossimo futuro, ad un rafforzamento del Partito popolare europeo.

Una lotta interna

Armin Laschet succede ad Annegret Kramp-Karrenbauer, ex ministro della Difesa e già delfino politico della Merkel, eletta presidente della Cdu nel dicembre nel 2018 e dimissionaria già nel febbraio del 2020 a causa delle spinose vicende politiche della Turingia e di alcuni insuccessi elettorali del movimento. Il partito è alla ricerca di una nuova, possibilmente lunga fase di stabilità dopo la lunga fase della presidenza Merkel, iniziata nel 2000 e terminata nel 2018. La vittoria di Friedrich Merz, schierato su posizioni conservatrici ed intenzionato a riconquistare gli ex-elettori passati a sostenere la destra radicale di Alternativa per la Germania (Afd), avrebbe potuto cambiare le carte in tavola ma così non è stato. Merz, già capogruppo parlamentare della Cdu/Csu tra il 2000 ed il 2002 ed in seguito costretto alle dimissioni dalla Merkel, è un sostenitore di politiche dure in materia di immigrazione ed è a favore della privatizzazione del sistema produttivo. La sconfitta di Merz potrebbe indebolire l’ala più conservatrice ed economicamente liberale del partito e trasformare  la CDU in una struttura priva di basi ideologiche solide.

Il punto della situazione

L’agenda politica di Armin Laschet è variegata e tocca diversi temi. In politica estera è considerato un sostenitore del dialogo con la Russia di Vladimir Putin, in favore della linea morbida verso la Cina, anche per proteggere le industrie esportatrici tedesche e non ostile nei confronti degli Stati Uniti. Laschet è un sostenitore della lotta al cambiamento climatico ma, al tempo stesso, non ritiene che gli sforzi in materia debbano risultare penalizzanti per l’economia ed in ambito fiscale preferisce una certa prudenza all’eccesso di spesa pubblica. Le sue credenziali in materia di sicurezza sono buone dato che, alla guida della Nord Reno-Vestfalia, si è dovuto confrontare con problematiche legate al crimine organizzato mentre in ambito europeo ha criticato, in passato, l’esecutivo della Merkel per non essere stato eccessivamente ambizioso in materia. La Cdu potrebbe decidere di nominare Armin Laschet come suo candidato cancelliere in vista delle elezioni legislative che si svolgeranno nel settembre del 2021. A contendergli questo incarico potrebbero esserci il ministro della Salute Jens Spahn ed il primo ministro della Baviera Markus Söder, esponente della Csu (un partito della Baviera gemellato con la Cdu ma schierato su posizioni più conservatrici). Le elezioni parlamentari dovrebbero concludersi, secondo quanto segnalato da una serie di sondaggi realizzati a gennaio, con la netta vittoria della Cdu/Csu, accreditata del 35-36 per cento dei voti. Più staccati ci sono i Verdi, con circa il 20 per cento delle preferenze ed i Socialdemocratici, con circa il 15 per cento dei voti.

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