Il Daxing International Airport di Pechino, a una cinquantina sud di piazza Tienanmen, è solo l’ultima mastodontica infrastruttura costruita dalla Cina. Negli ultimi dieci anni il Dragone ha speso centinaia di miliardi di dollari nella costruzione di progetti più o meno grandi, funzionali e ambiziosi. La Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme (Ndrc) lavora senza sosta. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, solo nei primi due mesi del 2019 la Ndrc ha approvato 16 opere dal valore complessivo di oltre 163 miliardi di dollari, mentre nel periodo intercorso dal dicembre 2017 al gennaio 2018 aveva approvato solo sette progetti, per una spesa di appena – si fa per dire – 15 miliardi. Tanto per fare un confronto, il citato aeroporto Daxing è costato da solo 17,5 miliardi. La domanda sorge spontanea: perché la Cina investe enormi quantità di denaro in gigantesche opere infrastrutturali? Sicuramente per sviluppare il Paese, ma c’è un’altra spiegazione da dare. Dal momento che la guerra commerciale con gli Stati Uniti ha rallentato l’economia locale, Pechino ha più volte utilizzato pacchetti di stimoli per rilanciare la sua economia. In più, al fine di garantire una costante crescita del pil e dare lavoro a ingenti quantità di lavoratori, ha scelto di investire a pioggia nella costruzione di strade, porti, autostrade, aeroporti e tanto altro ancora.

L’importanza degli investimenti

Molto presto la Cina potrà unire l’utile al dilettevole. Prendiamo ancora una volta come esempio l’aeroporto Daxing, che prevede di ospitare 100 milioni di passeggeri all’anno da qui al 2040. Bene: considerando che lo scalo è dotato di tecnologie di ultima generazione, come l’intelligenza artificiale e il riconoscimento facciale, immaginatevi quanti big data il governo potrà raccogliere affidandosi a un semplice aeroporto. Un’infinità. Sia chiaro: anche in Occidente esistono dinamiche simili, quindi non c’è da sorprendersi. Quello che bisogna sottolineare è che, considerando la mole di dati incrociati e un sistema politico privo di limitazioni di alcun tipo, la Cina è già un paio di passi avanti rispetto a una potenza come gli Stati Uniti. Quando si parla di investimenti nelle infrastrutture, il governo cinese è il primo al mondo visto che dal 1992 al 2011 ha speso ogni anno più o meno l’8,5% del suo pil. Questa mossa è stato un vero e proprio salvagente per tutto il Paese, sostanzialmente rimasto immune dalla crisi finanziaria del 2008; lo stimolo continuo degli investimenti infrastrutturali ha infatti consentito all’economia del Paese di continuare a crescere senza scossoni.

Due forme di controllo politico

Dietro al fine economico di tutti questi investimenti infrastrutturali si nasconde in realtà la volontà cinese di estendere a dismisura il proprio controllo politico. Su chi? Sia sui singoli passeggeri, come abbiamo visto poc’anzi, ma soprattutto sui Paesi limitrofi nonché partner dei progetti. Come riporta WorldFinance.com, la ferrovia Qinghai-Tibet e il ponte Hong Kong-Zhuhai-macao sono due esempi di mega progetti che puntano a esercitare un controllo politico e territoriale di Pechino su Tibet e Hong Kong, due territori sensibili. Su una scala più grande, la Nuova Via della Seta secondo alcuni esperti avrebbe esattamente lo stesso identico scopo: facilitare gli scambi commerciali garantendo però alla Cina un ruolo di primo piano.

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