La Corea del Nord è senza dubbio uno dei Paesi più chiusi e centralizzati del mondo. Tuttavia, in molti commettono l’errore di ritenere quello di Pyongyang una sorta di regime autarchico in cui l’isolamento equivale alla totale assenza di mercato con l’estero. Se, infatti, la Corea del Nord è isolata dal resto del mondo in quanto a politica e diplomazia, dall’altro lato, il commercio internazionale è una parte fondamentale dell’economia del Paese.Un commercio internazionale che non è per niente secondario nell’economia nordcoreana e che colloca la Corea del Nord in una posizione superiore ad altre nazioni piccole e con crisi internazionali profonde come il Libano, Cuba e il Senegal, ma anche ad altri Paesi meno problematici come Malta. I dati si possono rinvenire dalle analisi effettuate dall’Agenzia Onu Comtrade, poiché il governo di Kim Jong-un non pubblica dati ufficiali delle importazioni e delle esportazioni del Paese.L’agenzia fa riferimento al 2015, ultimo anno in cui è possibile individuare dati certi, e quindi va considerato un periodo precedente alla chiusura del grande polo industriale di Kaesong, che è stato chiuso nel 2016 a causa dell’innalzamento delle tensioni fra le due Coree. Dall’incrocio dei dati, risulta un quadro complesso ma molto interessante che dimostra come la Corea del Nord sia un regime ben più pragmatico di quanto si possa credere e di quanto voglia far credere la stessa propaganda del Partito.In primo luogo, si nota come, naturalmente, la Cina sia di gran lunga il partner commerciale per eccellenza di Pyongyang, essendo la controparte di una percentuale altissima di tutto l’import-export nordcoreano. La Cina importa l’85% dell’export nordcoreano e le importazioni in Corea del Nord sono all’82% di origini cinesi. In buona parte, tutto si ricollega alla produzione di carbone, principale risorsa energetica del Paese, che la Cina compra dalla Corea in base a delle quote che stabilisce annualmente e a seconda del comportamento più o meno corretto del regime coreano.Pyongyang dipende in buona sostanza dal commercio con Pechino, e quindi è del tutto evidente che le sue scelte politiche debbano passare per il placet cinese. Non è quindi una scomoda alleanza politica, come spesso viene disegnata, quella tra Corea e Cina, ma una vera e propria dipendenza economica, che rende di fatto a Cina il dominus dell’economia del regime di Kim, e quindi, in via conseguenziale, della sua vita anche politica.Ma vi sono poi una serie di Paesi con cui la Corea del Nord intrattiene rapporti commerciali nonostante embarghi commerciali e crisi internazionali che fanno comprendere ancora una volta come sia poi sempre doveroso distinguere tra propaganda e realtà nell’enigmatico paese dell’estremo oriente.In particolare, colpisce il fatto che il secondo Paese con cui la Corea del Nord abbia intrattenuto rapporti commerciali negli ultimi anni sia stato il Giappone. Nonostante Tokyo sia uno degli obiettivi della propaganda di Kim, e nonostante sia stato spesso considerato come bersaglio di una possibile guerra missilistica, il Giappone ha con la Corea un solido rapporto commerciale che ha comportato un movimento annuale di almeno due miliardi di dollari solo per quanto riguarda l’export. Tra gli Stati che figurano quali migliori partner commerciali della Corea del Nord, ci sono poi il Messico, l’India, l’Angola e il Brasile. Un export che, in quantità minime, arriva anche in Europa, in particolare per quanto riguarda i prodotti della lavorazione del tessile, che raggiungono anche i mercati occidentali.Pyongyang ha inoltre una rete d’importazioni molto variegate, dovendo per forza entrare nel mercato internazionale per ottenere moltissimi prodotti che il Paese non produce. Importa parti elettroniche, telefoni, computer, pneumatici, ma anche olio o pesce, uno dei prodotti più richiesti nel Paese. Importa inoltre anche petrolio, fonte di energia di cui il 60% circa proviene dalla Cina e in piccole parti da Messico e Russia.Dalla lettura di questi dati, molti osservatori si domandano come sia possibile che un Paese che non può ottenere crediti internazionali, possa riuscire a sopravvivere con una bilancia commerciale anche abbastanza discreta. La maggior parte ritiene che tutto derivi dagli investimenti cinesi, dimostrando come in realtà la Corea del Nord sia ormai a tutti gli effetti una propaggine scomoda del dragone. Ma c’è anche ci ritiene che il denaro vero derivi da mercato criminali di cui la Corea del Nord sarebbe una sorta di porto franco. Il contrabbando di armi e di droga potrebbe essere il vero grande mercato parallelo per permettere la sopravvivenza di un Paese costretto a vivere con un embargo commerciale e finanziario ormai insostenibile.

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