Due assenze pesanti che la dicono lunga sullo status delle relazioni diplomatiche fra Russia e Italia dopo l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio scorso da parte delle truppe di Vladimir Putin. Ieri, in occasione del 76° anniversario della Repubblica, alla presenza del Presidente Sergio Mattarella, si è svolto al palazzo del Quirinale il Concerto dell’Orchestra del Teatro “La Fenice” di Venezia, diretta dal Maestro Myung-Whun Chung, che ha eseguito musiche di Ludwig van Beethoven e Pietro Mascagni. Il Concerto, trasmesso in diretta su Rai Uno, è stato aperto dal saluto del Capo dello Stato. Presenti le alte cariche dello Stato, i Capi delle Missioni Diplomatiche accreditati in Italia, rappresentanti del governo e delle istituzioni. Due le sedie vuote, che non sono di certo passate inosservate: quelle dell’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov, e del rappresentante bielorusso, Vladimir Vasilkov.

Gli ambasciatori di Russia e Bielorussia non invitati al concerto del 2 giugno

I due ambasciatori non sono stati invitati dal Quirinale al tradizionale concerto per l’anniversario della Repubblica. Un gesto simbolico, ricco di significato, in un momento drammatico per l’Europa con la guerra in Ucraina che si protrae da più di tre, lunghi mesi. Come spiegano fonti del Quirinale, i due diplomatici non sono stati inviati per via di quanto è stato deciso nelle scorse settimane a Bruxelles dalla diplomazia europea. I pacchetti di sanzioni varati dall’Unione europea contro il Cremlino prevedono, infatti, che non vengano coinvolti i diplomatici di Mosca e Minsk durante le celebrazioni delle feste nazionali. Misura rispetto alla quale il Presidente Sergio Mattarella ha deciso di adeguarsi, non invitando i due diplomartici al concerto al Quirinale di ieri sera.

Il Presidente della Repubblica ha deciso, ricordando ai diplomatici presenti e alle alte cariche dello Stato, che è la Costituzione ad aver indicato all’Italia “la strada del multilateralismo” e soprattutto ad aver messo nero su bianco “il solenne impegno alla rinuncia della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali”, come riporta l’Ansa. Per questo motivo, ha aggiunto Mattarella, non si può rimanere inerti di fronte “un’aggressione di stampo ottocentesco” che ci evoca spaventosi “scenari che vedono l’umanità protagonista della propria rovina”. L’Italia, ha sottolineato il Capo dello Stato, è “convintamente impegnata nella ricerca di vie di uscita dal conflitto che portino al ritiro delle truppe occupanti e alla ricostruzione dell’Ucraina”.

Gli incontri fra Razov e Matteo Salvini

L’esclusione dei diplomatici da parte del Quirinale arriva in un momento di profonde tensioni interne al governo per il paventato viaggio del leader della Lega, Matteo Salvini, in Russia. L’ex Ministro dell’Interno, nelle scorse ore, ha ribadito la volontà di voler continuare a dialogare e trattare con i rappresentanti della Federazione russa. “Se devo chiedere il cessate il fuoco, lo devo chiedere alla Russia che ha iniziato il conflitto” ha dichiarato Salvini, sottolineando che “i contatti continuano”. “Io – ha rimarcato Salvini – ho il diritto dovere di incontrare tutti e spero che anche altri capi di partito lo stiano facendo”. Rispetto a un papabile viaggio di Salvini a Mosca, Sergej Razov, ambasciatore russo a Roma, aveva affermato nei giorni scorsi che “non ci sono ostacoli”.

Ma le polemiche interne alla maggioranza di governo non si placano, motivate dal fatto che il leader leghista avrebbe incontrato più volte Razov negli ultimi mesi. Secondo quanto appurato dal quotidiano Domani, infatti, Salvini e il suo consulente per la politica estera, l’avvocato ex Forza Italia Antonio Capuano, avrebbero incontrato ben quattro volte l’ambasciatore russo in Italia da quando è scoppiata la guerra in Ucraina. Contatti e incontri rispetto ai quali, come annunciato dal presidente Adolfo D’Urso, il Copasir ha deciso di aprire un’indagine. È lo specchio di un’Italia che con Mario Draghi ha sposato una linea marcatamente atlantista, archiviando – almeno per ora – lo spirito di Pratica di Mare, che aveva portato il nostro Paese a essere un ponte di dialogo fra Mosca e Washington.

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