È datato tra il 1 agosto e il 23 settembre 2019 il periodo di transizione tra l’abbandono della carica di direttore esecutivo dell’Abe (Associazione bancaria europea) e la nomina a Ceo della privata Afme (Associazione dei mercati finanziari dell’Europa) di Adam Farkas, attualmente sotto indagine dall’autorità di vigilanza europea per conflitto di interessi. Alla base dell’accusa secondo il supervisore europeo ci sarebbe il passaggio di informazioni riservate – ottenute dai registri dell’Abe – utilizzate per fine di lucro e che la massima istituzione bancaria avrebbe omesso di celare all’uscente direttore esecutivo, pur consapevole dei rischi del caso. A renderlo noto è l’agenzia di stampa Reutersriportando anche le accuse che sono state mosse agli attori e che rischiano di provocare un terremoto senza precedenti, destinato a cambiare per sempre le procedure interne di sicurezza dell’Abe.

L’Abe avrebbe dovuto celare i dati riservati

Stando a quanto riportato dall’inchiesta iniziata lo scorso gennaio, durante il periodo di transizione Farkas avrebbe passato dati segreti e riservati in mano all’Associazione bancaria europea per trasmetterli all’Afme, istituzione privata nella quale si riconoscono i maggiori operatori finanziari attivi sul territorio europeo. Tali azioni, se confermate, rappresenterebbero una grave violazione delle normative europee, in quanto i flussi di dati potrebbero essere stati utilizzati per ottenere dei vantaggi sul resto del mercato, minando al tempo stesso la credibilità dell’istituzione bancaria.

Nonostante i vertici dell’Abe proprio in queste ore abbiano sostenuto di aver agito nel massimo rispetto delle normative celando i dati sensibili, secondo l’accusa le mosse attuate non sarebbero state sufficienti. In particolar modo, due sarebbero state le mancanze dell’istituzione bancaria: il non aver impedito la nomina di Farkas a Ceo di Afme e il non essersi mossi con i tempi adeguati nel salvaguardare le informazioni sensibili, ancora presenti nei registri consultabili dallo stesso ex direttore esecutivo dell’Abe. E considerando i compiti di vigilanza  e legislazione del sistema bancario europeo, tali dati in possesso di una società privata avrebbero garantito dei vantaggi importanti in disaccordo con la vigente normativa europea.

L’Abe si difende, ma si rischia il terremoto europeo

Come precedentemente sottolineato, il ruolo dell’istituzione avente sede a Parigi è molto importante all’interno del mondo bancario europeo, sia da un punto di vista legislativo sia da un punto di vista della vigilanza e del controllo. Avere da privato accesso ai dati dell’Abe significa conoscere il modo in cui si stanno comportando i propri diretti concorrenti, oltre ad avere accesso in anticipo alle possibili modificazioni legislative e di conseguenza mette in pericolo l’intera tenuta e credibilità del sistema.

La rilevazione di gravi lacune gestionali e di sicurezza all’interno dell’Associazione getta di conseguenze molte ombre sul suo operato, soprattutto per quanto riguarda la leggerezza di prassi con la quale è divenuto evidente vengano affrontate alcune cruciali tematiche. Ma il vero campanello riguarda il fatto che, come accaduto nel caso di Farkas, ulteriori sviste potrebbero essere capitate anche in altre situazioni che ancora non sono venute alla luce e che potrebbero portare a ripercussioni ancora maggiori. Ed in questa situazione, una completa rivisitazione delle procedure di vigilanza interna appaiono come l’unica strada percorribile per evitare di incorrere in errori simili.

La stessa Unione europea, in fin dei conti, dovrebbe ripensare l’intero modo in cui vengono gestiti i passaggi dal settore pubblico delle istituzioni al privato, focalizzando l’attenzione sulla difesa di quelle informazioni che, trafugate, rischiano di compromettere la libera concorrenza di mercato. Perché come accaduto nel caso dell’Associazione bancaria europea, eventi similari potrebbero accadere anche in tutti le altre massime istituzioni dell’Europa, cui dati potrebbero essere oggetto di interesse da parte dei privati. E sebbene le osservazioni mosse dal mediatore non siano vincolanti, sono sicuramente destinate a fare da storico per quanto riguarda il comportamento da tenere in futuro.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.