L’Italia sembra voler scommettere seriamente sul nuovo corso libico. Gli incontri di alto profilo istituzionale tra le parti di queste settimane ne sono la conferma. Del resto anche a Roma c’è un nuovo governo, il quale ha fatto intendere di voler puntare molto su un nuovo ruolo internazionale del nostro Paese. Il dossier libico rappresenta in tal senso una grande occasione. Tra i vari colloqui svolti ad aprile in uno in particolare sono emerse importanti novità: a seguito della visita a Roma del 22 aprile del ministro degli Esteri libico, Najla Al Mangoush, in un documento della Farnesina si parla di un’imminente riapertura del consolato italiano di Bengasi.

Il ritorno dell’Italia a Bengasi

La storia del consolato italiano nella città più importante della Cirenaica è parecchio tribolata. Nel gennaio 2006, nel pieno delle proteste in atto nel mondo islamico contro le vignette satiriche su Maometto pubblicate su alcuni quotidiani europei, l’edificio che ospitava la nostra sede diplomatica è stato assaltato. Al potere c’era ancora Muammar Gheddafi, quell’episodio ha rappresentato uno smacco importante per il rais e un pericolo non indifferente nelle relazioni tra Roma e Tripoli. All’epoca l’ambasciatore era Francesco Trupiano, il quale nelle sue memorie negli anni successivi ha raccontato la devastazione all’interno del consolato. É poi arrivata la crisi scoppiata con le primavere arabe e la successiva guerra civile culminata con l’uccisione di Gheddafi. Da quel momento in poi le condizioni di sicurezza non sono mai state ideali per ospitare a Bengasi una nostra sede diplomatica. Tanto più che la città tra il 2014 e il 2017 è stata in mano a gruppi islamisti cacciati poi dall’intervento del generale Haftar.

Proprio per avvicinarsi all’uomo forte della Cirenaica, all’indomani del vertice di Palermo sulla Libia organizzato dall’Italia nel novembre 2018 si è parlato per la prima volta di una riapertura del consolato del nostro Paese. Una volontà nata anche per sottolineare la posizione di Roma nel dossier libico, vocata all’epoca dalla cosiddetta “equidistanza” tra il governo di Fayez Al Sarraj, stanziato a Tripoli, e l’esercito guidato da Khalifa Haftar. L’Italia peraltro già da alcuni mesi aveva riaperto la propria ambasciata nella capitale libica ed è ancora oggi l’unico Paese occidentale ad avere una rappresentanza diplomatica attiva e operativa in Libia. Di quel progetto però poi non si è più parlato. Fino allo scorso 22 aprile. Dopo l’incontro avvenuto tra il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e l’omologa libica Najla Al Mangoush, in un documento della Farnesina, non reso pubblico ma di cui InsideOver ha potuto prendere visione, si è apertamente fatto riferimento a una prossima riapertura del consolato di Bengasi: “È imminente (verosimilmente nel mese di maggio) la riattivazione del Consolato Generale d’Italia a Bengasi – si legge – Si tratta di un segnale importante nel solco della decisione italiana di aver mantenuto aperta e operativa la nostra Ambasciata a Tripoli, anche nei momenti più critici del conflitto del 2019-20”.

L’importanza di avere una nuova sede consolare

Nel documento della Farnesina si è fatto anche riferimento a un possibile consolato da aprire anche nel Fezzan: “È stata altresì assunta la decisione di istituire un Consolato onorario nella città di Sebha, nel Fezzan – è emerso ancora dal documento in questione – ad ulteriore conferma dell’attenzione che l’Italia dedica a tutte le regioni della Libia”. Nel sud del Paese tuttavia le condizioni di sicurezza non sono delle migliori. Ma a Bengasi effettivamente qualcosa sembra muoversi: “C’è molto ottimismo – ha confermato su InsideOver una fonte diplomatica – le condizioni per ritornare nella città della Cirenaica ci sono tutte. Sia da un punto di vista politico che sotto il profilo della sicurezza”. Le incertezze al momento riguarderebbero solo la data: “Credo però – ha proseguito la fonte – che entro maggio si potrà effettivamente riaprire il consolato”.

I vantaggi per l’Italia sarebbero diversi. A partire da quelli politici: Roma potrebbe infatti vantare di avere una sede diplomatica in entrambe le città più importanti della Libia. In tal modo l’influenza del nostro Paese nel dossier libico ne risulterebbe avvantaggiata ed a giovarne sarebbe anche l’immagine. Ci sono poi vantaggi pratici: sono molti gli interessi che l’Italia potrebbe curare più da vicino a Bengasi. Qui alcune aziende italiane potrebbero occuparsi della ricostruzione del locale aeroporto. Da non dimenticare poi che da settembre a dicembre due pescherecci di Mazara del Vallo sono stati sequestrati dagli uomini di Haftar e gli equipaggi trattenuti a Bengasi per diverso tempo. Una presenza italiana sul luogo in quell’occasione avrebbe certamente permesso di risolvere in modo più celere una delle più drammatiche vicende degli ultimi anni lungo le due sponde del Mediterraneo.

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