“A me piacerebbe una presidente di Commissione donna“. È questo l’auspicio del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a margine del Consiglio europeo a Strasburgo. E probabilmente non c’è solo un’apertura “femminista” nelle parole del premier italiano, ma anche un messaggio politico da tenere in considerazione in questa fase di stallo nei negoziati per la scelta della guida della Commissione e delle differenti cariche europee. Perché il fatto che sia donna potrebbe essere un auspicio, ma anche un indizio da non sottovalutare per capire in che direzione si sta muovendo il premier e la diplomazia italiana, interessata a trovare la quadra in una fase di stallo che potrebbe portare a clamorosi colpi di scena. In particolare per quanto riguarda la strategia dell’asse franco-tedesco.

A dare una prima indicazione su chi possa essere questa donna sono le parole del premier bulgaro Bokyo Borissov, che oggi ha ricordato il fatto che l’Italia e i Paesi Visegrad “hanno sostenuto la candidatura della bulgara Kristalina Georgieva per la presidenza della Commissione”. Una dichiarazione che ricorda come l’Italia abbia effettivamente costruito un asse col “fronte orientale” dell’Unione europea, da Visegrad ai Paesi balcanici. L’attuale Ceo della Banca mondiale piace a molti. E l’idea che sia donna e non proveniente dai Paesi più potenti d’Europa serve anche a dare una nuova immagine di ciò che è Bruxelles, dove l’asse franco-tedesco appare in crisi e altri blocchi spingono per farsi largo.

Ma la Georgieva è solo una delle possibili candidate alla guida della Commissione europea. Ed è per questo che da queste frasi di Conte si possono capire anche i diversi tavoli su cui si sta concentrando Palazzo Chigi, che sta facendo di tutto per evitare che Parigi, Berlino e Madrid si muovano compatte verso il controllo dell’Unione europea. Conte è stato chiaro: “Non possiamo scegliere il presidente della Commissione legandoci al principio dello Spitzenkandidat perché significa evidentemente che le affiliazioni politiche prevalgono su tutte le altre considerazioni”. In questo modo, il premier italiano non solo ha fatto capire di non approvare l’idea di Manfred Weber, ma anche quella di accordi politico come quello bloccato da Roma all’ultimo e che avrebbe portato alla nomina di Frans Tiemmermans.

Un altro nome che da tempo circola nel panorama europeo e che potrebbe trovare il placet italiano è quello dell’ex presidente lituana Dalia Grybauskaite, che ha appena concluso il suo mandato e che trova sostegno da parte di diversi Paesi europei, anche se paga un problema non indifferente: la freddezza dei rapporti con la Russia. In una fase in cui molti governi dell’Unione europea vogliono ridisegnare i rapporti con Mosca, scegliere un leader baltico di un Paese che teme costantemente il Cremlino e che considera Vladimir Putin un nemico potrebbe non essere una decisione strategicamente valida. E in questo senso, la Germania potrebbe avere più di un problema viste le sanzioni Usa sul Nord Stream 2.

Nel frattempo prendono quota altri due nomi. Il primo è quello dell’attuale commissaria danese Margrethe Vestager. Ma è un nome che trova diversi ostacoli sul suo cammino. Innanzitutto perché l’Italia l’ha apprezzata per il lavoro molto imparziale svolto nei confronti dell’asse franco-tedesco per quanto riguarda la fusione Siemens-Alstom, ma è altrettanto preoccupata dalle sue idee in tema di politiche bancarie. Ed è per questo che Palazzo Chigi non appare interessato alla nomina della danese che con questo governo ha avuto uno scontro durissimo nel momento in cui l’esecutivo ha parlato della possibilità di fare richiesta di risarcimento alla Commissione dopo che il Tribunale dell’Unione europea aveva riabilitato l’intervento dello Stato per il salvataggio di Tercas. o stesso Enzo Moavero Milanesi minacciò possibili ripercussioni anche sui casi di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Cariferrara.

Infine, un ultimo nome, sempre di una donna: l’attuale ministro della Difesa tedesca Ursula von der Leyen. La stampa tedesca sta puntando molto su questo nome. Da sempre fedelissima di Angela Merkel e con una chiara impronta europeista, von der Leyen piace non solo ovviamente alla Germania ma anche al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che ha messo in atto un piano che, secondo Die Welt, mira ad avere Christine Lagarde alla guida della Banche centrale europea, il premier belga, Charles Michel, a capo del Consiglio europeo e lo slovacco Maros Sefcovic come Alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, al posto di Federica Mogherini. E l’Italia potrebbe anche scegliere di puntare sul ministro tedesco per tre ordini di ragione: puntare su Berlino per allontanare Parigi spaccando dunque l’asse Macron-Merkel; trovare un accordo con Tusk che, insieme a Jean-Claude Juncker, vorrebbe evitare la procedura contro l’Italia; fare in modo che non si segua un sistema di candidature che non piace all’attuale esecutivo; rispondere alla richiesta di aiuto della Merkel per ottenere qualcosa in cambio. Ma c’è un problema: il fatto che il ministro della Difesa tedesco potrebbe non piacere all’altra parte dell’Atlantico. E l’Italia, psecialmente con la Lega, vuole rafforzare l’asse con gli Stati Uniti di Donald Trump in chiave anti Ue.

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