La disputa nel Mediterraneo orientale si sta combattendo anche a suon di avvisi ed allarmi emessi per annunciare esercitazioni navali e manovre militari. Provocazioni, screzi e accuse reciproche che, da un lato, vedono Grecia e Cipro in allerta e, dall’altro lato, una Turchia sempre più spinta nel mostrare i muscoli. E così l’Egeo appare destinato, giorno dopo giorno, a diventare un mare sempre più caldo.

La questione degli avvisi Navtex

Le ultime novità in tal senso sono arrivate, così come riportato da Agenzia Nova, da Nicosia. Qui il governo della Repubblica di Cipro ha emesso nelle scorse ore un allarme internazionale Navtex che invalida il precedente emesso, appena pochi giorni fa, dalla Turchia. Le autorità di Ankara, in particolare, avevano diramato l’annuncio Navtex per mettere al corrente le imbarcazioni in transito nell’Egeo di esercitazioni di artiglieria al largo della costa nord-occidentale di Cipro fino al prossimo 11 settembre.

Ma secondo il governo cipriota, quell’annuncio e quelle esercitazioni sono illegali: “L’avviso emesso da Ankara – si legge in una nota delle autorità di Nicosia – sono illegali e costituiscono una violazione del territorio della Repubblica di Cipro, del diritto internazionale e delle procedure di sicurezza marittima”. L’avviso Navtex diramato da Nicosia ha come effetto quello di rendere non valido l’annuncio delle esercitazioni diramato dal governo turco. Così come riportato dalla TV turca Trt Haber, le esercitazioni volute da Ankara riguarderanno diversi assetti navali che saranno impegnati in attività di addestramento al tiro. L’avviso Navtex turco, annullato da quello cipriota, è a sus volta giunto come risposta alle esercitazioni Eunomia, avvenute nei giorni scorso al largo di Cipro e che coinvolgono Grecia, Italia, Cipro e Francia. Le manovre militari sono terminate venerdì 28 agosto: questa esercitazione è arrivata dopo quella condotts da Grecia e Francia lo scorso 13 agosto e quelle tra le Marine militari greca e statunitense dello scorso 27 luglio.

La battaglia dell’Egeo

Per adesso la situazione risulta incandescente da un punto di vista meramente politico. Ma tutto, come dimostrano gli allarmi Navtex e le accuse reciproche, tra Grecia e Turchia potrebbe degenerare facilmente. Perno della questione sono i giacimenti di gas attorno a Cipro: Atene e Nicosia rivendicano la competenza del solo governo grecofono di Cipro nello sfruttamento delle risorse, Ankara invece sostiene le ragioni del governo di Cipro del Nord, filo turco e riconosciuto solo dalla Turchia e non dal resto della comunità internazionale.

La tensione è in costante aumento dal 2018, da quando cioè la marina turca ha iniziato ad ostacolare le società che trivellavano nelle aree date in appalto dal governo cipriota. A farne le spese, tra le altre, la nave Saipem 1200 dell’italiana Eni. Nei giorni scorsi l’Unione Europea ha minacciato il ricorso a sanzioni nei confronti della Turchia per via delle ultime provocazioni di Ankara nell’Egeo. Una circostanza quest’ultima che ha spinto il governo turco a minacciare ulteriori ritorsioni, puntando il dito contro Atene e Bruxelles: “Nessuno di loro – si legge in una nota di Ankara – ha competenza nelle aree della piattaforma turca”.

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