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La Corea del Nord festeggerà tra poche ore il 69esimo anniversario della fondazione della Repubblica Democratica Popolare di Corea. È una delle feste più importanti del paese, solitamente salutata con maestose parate militare per una megalomania strategica perfettamente coerente con il regime. Il nove settembre dello scorso anno, la Corea del Nord effettuò il suo quinto test nucleare. Quel che sembra altamente probabile è che nel giorno in cui Pyongyang celebra l’ascesa al potere del presidente eterno Kim Il Sung, si svolgerà un qualche tipo di test, probabilmente balistico.

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Un qualche tipo di sistema missilistico, nell’ultima settimana, sarebbe stato posizionato lungo la costa occidentale della Corea del Nord. Pyongyang ha appena 724 km di strade asfaltate rispetto a 24,83 mila chilometri di strade non asfaltate (stima della Central Intelligence Agency). Se avvenisse, si tratterebbe del quattordicesimo lancio da febbraio ed il ventunesimo nell’anno in corso. Nonostante le minacce dell’amministrazione Trump e la condanna quasi universale (la Cina difenderà la Corea in caso di attacco preventivo Usa), Pyongyang continua a fare progressi con il suo programma nucleare anche se vi sono forti dubbi sia sulla miniaturizzazione che sul ciclo Icbm. Fino ad oggi, tutti gli sforzi per stringere la morsa sulla Corea del Nord (sanzioni, isolamento e minacce militari), non hanno sortito alcun effetto, mentre una più grave pressione economica potrebbe paralizzare il regime e spingerlo verso una catastrofe, contesto che la Cina non è disposta ad affrontare. Proprio come la crisi dei rifugiati siriani ha eroso le risorse dei paesi limitrofi causando diffuse lotte politiche in Europa, molti in Cina sono preoccupati dal contraccolpo che l’economia e la sicurezza del paese potrebbero subire da un conflitto sulla penisola coreana. L’amministrazione Donald Trump ha cercato di esercitare pressioni su Pechino per contenere il suo storico alleato, ma nonostante le ripetute condanne cinesi, i progressi compiuti sono stati scarsi. In tutte le simulazioni effettuate, qualora scoppiasse un conflitto armato tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti, gli analisti cinesi prevedono centinaia di migliaia (se non milioni) di civili che si dirigerebbero verso la Cina del Nord.

Corea del Nord, si attende il test finale

Analizziamo l’attuale contesto con un approccio ciclico. Domenica scorsa,  Pyongyang ha annunciato al mondo di aver testato la sua più potente arma nucleare. È un’affermazione condivisibile per una resa esplosiva stimata di 100 kilotoni. L’U.S. Geological Survey ha rilevato il terremoto di magnitudo 6,3, con epicentro nei pressi del sito di Punggye-ri, senza però confermare l’esatta natura dell’esplosione. Per la Corea del Nord si sarebbe trattata di una bomba all’idrogeno, interamente realizzata in patria ed in grado di essere imbarcata sui vettori intercontinentali. Il Nord dovrà adesso dimostrare di aver ultimato la standardizzazione delle testate nucleari per il trasporto su vettori intercontinentali e completato il ciclo della tecnologia di rientro. Il ciclo missilistico è diviso in tre fasi: spinta, manovra nello spazio e terminale. Un missile balistico intercontinentale, dopo la fase di propulsione e spinta, raggiunge l’orbita terrestre per rilasciare il veicolo di rientro principale, la punta del missile. Quest’ultima, una volta posizionata tramite navigazione inerziale, rilascia le testate che colpiscono gli obiettivi rientrando dall’atmosfera terrestre. Oltre alla gittata massima, un missile deve anche essere in grado di trasportare una testata, sopravvivere al rientro nell’atmosfera e colpire un bersaglio con precisione. Il processo prevede la schermatura della testata dalle alte temperature generate dal rientro nell’atmosfera terrestre ad una velocità di 7 km al secondo. Il test ha dimostrato che Pyongyang è in grado di costruire un’arma, ma non che quest’ultima sia in grado di essere utilizzata immediatamente. L’unico modo per verificare la retorica della Corea del Nord, sarebbe un impiego reale del sistema d’arma per un immediato scenario termonucleare.

Il principio della deterrenza si basa sull’equilibrio tre le scarse informazioni diramate e quelle coperte da segreto militare. Informazioni sufficienti per spaventare il nemico. Il problema è che non sempre (come nel caso della Corea del Nord) il nemico si spaventa.

Secondo l’amministrazione George W. Bush, la Corea del Nord era ormai prossima allo sviluppo di un ICBM in grado di minacciare gli Stati Uniti. Nel 2000, la tecnologia missilistica di proiezione della Corea del Nord era stata chiaramente sovrastimata. Le successive amministrazione hanno adottato un approccio scettico (così come avvenuto per i cinesi negli anni ’60), nuovamente mutato dopo i recenti test. E’ innegabile che gli Satti Uniti, così come confermato dalla Defense Intelligence Agency lo scorso 28 luglio, abbiano sottovalutato la determinazione di Kim Jong-un

Cosa accadrà adesso

Kim Jong Un, così come suo padre e suo nonno prima di lui, non sono stupidi. Sarebbe un errore madornale considerarli tali. E così come i suoi predecessori, il “caro” leader conosce la potenza degli Stati Uniti, in grado di cancellare per sempre ed in pochi minuti la piccola nazione comunista (è una certezza strategica). La dinastia Kim chiede il rispetto internazionale e cerca, soprattutto, di sopravvivere. Il rispetto internazionale (come avvenuto con il Pakistan ad esempio) si basa sul riconoscimento a potenza nucleare così da reimpostare le relazioni con i diretti antagonisti come la Corea del Sud e gli Stati Uniti. Il graduale aumento della pressione militare sul regime nordcoreano per ottenere un risultato politico, nella speranza che non precipiti in un conflitto reale, è un elemento debole e pericoloso per la politica degli Stati Uniti. Kim Jong-un non intende dichiarare guerra agli Stati Uniti, ma spera di impedire a Washington un attacco preventivo a protezione della dinastia regnante. È una distinzione fondamentale.

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Corea del Sud e Giappone convivono con la minaccia del Nord da decenni. Gli Stati Uniti, dopo l’isteria della crisi missilistica cubana, impararono a convivere con le capacità strategiche sovietiche e cinesi. Gli Stati Uniti dovranno adattarsi anche alla futura, ma non prossima, minaccia intercontinentale della Corea del Nord. Pyongyang ha investito ogni sua risorsa ed è ormai prossimo alla creazione di un deterrente nucleare credibile. Nessun paese può eguagliare gli Stati Uniti nella proiezione di potenza. Se Washington decidesse di effettuare un attacco militare contro la Corea del Nord, anche se limitato, l’impatto sarebbe devastante per Pyongyang. Tuttavia, quando si considera l’azione militare, è importante riconoscere le variabili e le lacune di intelligence che complicano inevitabilmente il processo decisionale politico e militare. Il vantaggio degli Stati Uniti nella formazione, coordinamento e nelle attrezzature, non garantirebbe il successo della missione a causa delle lacune di intelligence. Qualsiasi tipo di attacco, infine, innescherebbe una guerra su vasta scala che si tramuterebbe con un ragionevole grado di certezza in nucleare.

Non se, ma quando

Un giorno (non domani), la Corea del Nord riuscirà a chiudere il ciclo ICBM con una testata in grado di rientrare nell’atmosfera e colpire il bersaglio. Approccio ciclico dicevamo. Negli anni ’60 Washington sottostimava le capacità ingegneristiche e nucleari della Cina, fino al test reale del 27 ottobre del 1966. Quel giorno, la Cina lanciò un missile balistico a medio raggio armato con una testata nucleare, dimostrando l’errato approccio analitico e tattico delle agenzie di sicurezza statunitensi nel valutare il reale grado tecnologico cinese (le medesime analogie con la stima della forza giapponese prima di Pearl Harbor). La Corea del Nord si identifica come una potenza nucleare responsabile, non eseguendo test sul terreno.

Promuovere la diplomazia intelligente con la Corea del Nord

Non esiste un modo semplice per disarmare la Corea del Nord, mentre gli Stati Uniti dovranno necessariamente rivedere la propria strategia nell’Asia nordorientale. È forse giunto il momento di incoraggiare la creazione di deterrenti nucleari in Corea del Sud e Giappone per controbilanciare Cina, Russia e Corea del Nord? È ancora efficace la strategia dell’ombrello nucleare statunitense che in caso di guerra non esistenziale per l’America, metterebbe in ogni caso a bersaglio certo le città statunitensi? Un riarmo nucleare potrebbe davvero essere la soluzione? L’ultimo test nucleare di Pyongyang ha confermato i progressi (stimati in cinque anni nelle precedenti analisi) e le crescenti capacità nucleari della Corea del Nord. Una diplomazia intelligente (ridimensionando anche la retorica) è l’unica arma per disinnescare la crisi nordcoreana. Per incoraggiare i colloqui, Washington dovrebbe congelare le esercitazioni militari che si svolgono in Corea del Sud in cambio della sospensione del programma missilistico e nucleare del Nord.

Nell’ambito di un approccio definito “sospensione per sospensione”, il governo cinese si è offerto di mediare un accordo secondo cui la Corea del Nord sospenderebbe i suoi programmi nucleari e missilistici in cambio della fine delle esercitazioni regolari degli Stati Uniti con la Corea del Sud nella penisola. Tuttavia il punto focale resta la denuclearizzazione. La Casa Bianca ritiene la denuclearizzazione come una condizione preliminare per i colloqui. La Cina, invece, la considera solo come obiettivo finale dei negoziati. Gli Stati Uniti ritengono la minaccia della Corea del Nord come esistenziale per la sicurezza sulla penisola coreana. La Cina, invece, percepisce alla stregua le provocazioni nordcoreane e americane. La Cina condivide un confine di 880 miglia con la Corea del Nord. Ha un trattato di difesa di 56 anni con i nordcoreani. Pechino rappresenta oltre il 90 per cento del commercio della Corea del Nord.

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