La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Siamo in Corea del Nord, dove il ministro degli Esteri nordcoreano, Ri Yong Ho, è stato appena rimosso dal suo incarico e sostituito da Ri Son Gwon.

Un cambiamento del genere scuote necessariamente il sistema politico nordcoreano dal momento che il curriculum del nuovo ministro è di per sé un chiaro messaggio.

Il signor Ri è l’ex presidente della Commissione per la Riunificazione Pacifica delle due Coree ma è anche un ex ufficiale dell’esercito (Reuters lo definisce addirittura un veterano), precisamente un vecchio comandante della difesa con poca esperienza diplomatica.

Il nuovo ministro è stato un personaggio chiave del vertice inter-coreano avvenuto nel 2018 e la sua ascesa al potere potrebbe cambiare il corso delle trattative sul nucleare tra il leader nordcoreano Kim Jong Un e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Stando a quanto riferito dall’agenzia sudcoreana Yonhap, gli inviati stranieri a Pyongyang sono stati informati di quanto accaduto alla fine della scorsa settimana. L’ufficialità del cambio di ministri potrebbe essere annunciato ai vari corpi diplomatici in un evento previsto per il prossimo 23 gennaio nella capitale del Paese.

Cambio di ministri

Dicevamo che l’avvento del signor Ri Son Gwon è un messaggio al mondo intero, con un occhio di riguardo per Washington e Seul.

La sostituzione di Ri Yong Ho è arrivata pochi giorni dopo che la Corea del Nord ha reso noto pubblicamente che non vi sarebbe stato alcuno scambio tra lo stop al nucleare e l’abrogazione delle sanzioni.

Basti pensare che poche settimane fa, all’inizio del mese, il consigliere del ministro degli Esteri, Kim Kye Gwan, era stato chiarissimo: “Non ci saranno mai negoziati come quello in Vietnam, in cui abbiamo proposto di scambiare una centrale nucleare del paese per la revoca di alcune sanzioni delle Nazioni Unite. Non è necessario per noi essere presenti a colloqui in cui esiste solo una pressione unilaterale”.

A questo punto vale la pena fare alcune riflessioni. La prima è che in un momento delicatissimo – con i colloqui tra Stati Uniti e Corea del Nord impantanati nelle sabbie mobili – Kim Jong un ha fatto una scelta precisa: affidarsi agli uomini più fedeli, tanto del partito quanto dell’esercito.

La seconda è che mentre il primo ministro era un diplomatico di carriera con anni di esperienza nei negoziati con gli americani, il nuovo ministro non ha alcuna esperienza nel trattare questioni nucleari, sebbene abbia condotto colloqui di alto livello con i vicini sudcoreani.

Tra motivazioni e strategie

Il signor Ri Son Gwon è uscito dai radar dopo che, l’anno scorso, le relazioni diplomatiche con la Corea del Sud si sono interrotte.

Ri è sparito dal pubblico ma in tutti questi mesi ha continuato a essere un falco nonché il braccio destro di Kim Yong Chol, un altro ex leader militare che ha occupato un posto in primissima fila prima di dirigere i colloqui nucleari con gli Stati Uniti.

Voci di corridoio (NkNews) hanno riferito che dopo il fallito vertice di Hanoi il ruolo di Ri Yong Ho si è gradualmente affievolito. A questo proposito Kim Yong Chol sembrava mantenere una certa influenza dietro le quinte, invece non è così.

In ogni caso, sono due le spiegazioni possibili di una trasformazione 360 gradi.

La prima: Kim Jong Un ha intenzione di puntare sui personaggi più affidati per chiudere la contesa con Washington, brindare alla fumata bianca e parlare con Seul di riunificazione

La seconda: la sostituzione di Ri Son Gwon è una possibile punizione per un errore da lui commesso. Di sicuro i rapporti fra Corea del Nord e Stati Uniti potrebbero presto subire un improvviso scossone.

Resta da capire se questo scossone sarà positivo e negativo: Kim potrebbe volersi avvicinare a Washington ma anche fare l’esatto opposto.

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