Mai come in questi ultimi mesi, la tensione è costante e sempre più forte nel Pacifico settentrionale. Eppure, anche in questa fase in cui tutto sembra essere destinato a subire un crollo, ci sono segnali di cooperazione. Esistono problemi che fanno superare le divisioni, ma soprattutto strumenti che possono far dimenticare per un attimo di avere un nemico e non un partner. 

Per questo sono nati nel tempo diversi format di cooperazione che rappresentano delle vere e proprie oasi nel deserto. Difficile, se non utopistico, definirli come segnali di speranza per la pace. Ma certamente un modello da seguire nel sistema politico internazionale. Dove cambiano i formati – l’ha ricordato anche Vladimir Putin e l’ha dimostrato anche Donald Trump – e cambiano anche le esigenze e gli alleati

Le esercitazioni antiterrorismo in Corea

L’esempio di questi format di cooperazione arriva direttamente dalle ultime esercitazioni in Corea del Sud, nel porto di Busan. Qui, il personale della guardia costiera di sei Paesi che si affacciano sul Pacifico settentrionale ha condotto una serie di manovre al fine di migliorare la loro sinergia in caso di operazioni congiunte contro il terrorismo internazionale.

L’esercitazione rientrava nella cornice del North Pacific Coast Guard Agencies Forum, che comprende la Corea del Sud, gli Stati Uniti, il Giappone, la Cina, la Russia e il Canada. Scenario dell’addestramento, un gruppo di terroristi che sequestrano un traghetto internazionale con 100 passeggeri a bordo.

[Best_Wordpress_Gallery id=”1019″ gal_title=”Esercitazioni antiterrorismo in Corea del Sud”]

Come riporta l’agenzia sudcoreana Yonhap, “una squadra di guardie costiere della Corea del Sud, della Russia e della Cina è scesa da un elicottero sul traghetto per sopraffare i terroristi. Durante l’esercitazione, il traghetto ha preso fuoco a causa del lancio di una granata da parte di un terrorista, e i passeggeri si sono tuffati in mare […] prima di essere portati su un elicottero e su una barca ad alta velocità.

Nell’esercitazione di giovedì, scrive ancora l’agenzia, sono state utilizzate nove navi, 11 imbarcazioni ad alta velocità, cinque aerei e una squadra di guardie costiere di tre Paesi. Stati Uniti e Canada non hanno inviato navi o aerei ma hanno preso parte all’esercitazione come osservatori.

Cos’è il North Pacific Coast Guard Agencies Forum

Il North Pacific Coast Guard Agencies Forum (Forum delle agenzia di Guardia costiera del Pacifico settentrionale) è stato avviato dalla Guardia costiera giapponese nel 2000 per promuovere la cooperazione multilaterale che va dalle operazioni congiunte allo scambio di informazioni.

Gli obiettivi del forum multinazionale riguardano il contrasto al traffico di droga, la sicurezza marittima, la tutela e la pratica della pesca e l’immigrazione clandestina. Tutti temi centrali nella vita quotidiana dei Paesi che si affacciano sul Pacifico, come sottolineato anche dal cinese Global Times.

L’influenza che questo tipo di esercitazioni può avere nel panorama internazionale è ovviamente minimo. Ma è un segnale di come una struttura di cooperazione fra Paesi possa superare anche le tensioni politiche. E il miglioramento dell’integrazione fra forze del Pacifico può essere molto interessante. 

Ed è interessante per la scelta dello scenario: il terrorismo internazionale. Il Pacifico settentrionale sembrava sostanzialmente immune da questo fenomeno. Ma il Forum ha preferito addestrarsi su questa minaccia. E le forze di Cina, Russia, Corea, Stati Uniti e Canada hanno voluto rendersi immediatamente operative. Un modo per capire come rispondere alle minacce, ma anche per comprendere come gli altri attori internazionali si muovono per reagire a un pericolo.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.