La distensione fra Corea del Nord e Stati Uniti è un percorso complesso e irto di insidie. La maggior parte dei gesti appare più simbolica che concreta. Ma per un Paese come quello della dinastia Kim, non ci si può attendere una rivoluzione in poche settimane. I passi devono essere graduali e ponderati. E le immagini hanno un significato molto importante: specialmente un governo che vive di propaganda.

Nell’accordo di Singapore firmato fra Donald Trump e Kim Jong-un c’erano molte clausole. Molte di essere si riferiscono alla denuclearizzazione, cioè a quel percorso richiesto da Washington e dalla comunità internazionale per fermare il programma nucleare nordcoreano. Altre, invece, servono a fare in modo di giungere alla pace fra questi due mondi così diversi ma che tentano una difficile e fondamentale riconciliazione.

Fra i quattro punti chiave, come scrivemmo su questa testata, ce n’è uno che, in queste ore, sta prendendo forma: la consegna delle spoglie dei caduti americani morti nella Guerra di Corea.

Negli Stati Uniti la questione è stata da sempre percepita come un’onta. Quei morti lasciati in territorio nemico non sono mai stati dimenticati. E Trump, nelle sue richieste al leader della Corea del Nord, non ha mai negato di considerare questa riconsegna delle spoglie come un atto che avrebbe aiutato molto la riconciliazione fra i due Paesi. Tanto che ha immediatamente ringraziato su Twitter il leader coreano.

Due Stati che, nelle loro profonde divergenze, hanno effettivamente qualcosa in comune: la sacralità del mondo militare. Negli Stati Uniti come in Corea del Nord, i militari hanno un ruolo di primo piano. Con le dovute ed evidenti differenze, chiaramente. Ma in entrambi i Paesi c’è un senso di profonda connessione fra le forze armate e il popolo. 

[Best_Wordpress_Gallery id=”1116″ gal_title=”Corea del Nord consegna spoglie caduti Usa”]

 

Ma oltre a questo stesso rapporto fra militari e cittadini, c’è anche l’importanza, profondissima, di quella Guerra, che ha sancito non solo la divisione di una penisola, ma anche l’inizio del mondo che hanno vissuto intere generazioni di abitanti della Corea, del Nord come del Sud. Da quella guerra, rappresentata da quei resti consegnati dal governo di Kim ai soldati Usa, è scaturita una realtà che solo adesso si vuole tentare di ricomporre.

L’Asia orientale non è stata più la stessa. E il valore di quel conflitto è ancora oggi la pietra fondamentale della propaganda della Corea del Nord così come di tutta la geografia politica del continente e del Pacifico.

Non a caso, mentre le spoglie dei 55 soldati americani venivano consegnate nella base aerea di Osan, a 70 chilometri a sud di Seul, il leader nordcoreano andava a rendere omaggio ai caduti cinesi morti in quella stessa guerra. Come riporta l’agenzia Xinhua, “Kim Jong Un ha reso omaggio ai martiri dei Volontari del Popolo Cinese in occasione del 65esimo anniversario dell’armistizio della Guerra di Corea del 1950-53″.

E se, come detto sopra, i gesti sono fondamentali nella diplomazia di Pyongyang, il fatto che Kim sia andato a tributare onori ai soldati cinesi sepolti nella contea di Hoechang, non è casuale. “Il sangue dei compagni cinesi permeava le montagne e i torrenti, gli alberi e le piante su questa terra e l’anima dei rivoluzionari coreani si è stabilita nella vasta terra della Cina”, ha detto Kim nel suo discorso. E ha ribadito che le relazioni tra la Cina e Corea del Nord si stanno trasformando in “relazioni amichevoli speciali e durature senza precedenti nella storia”.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.