Nelle ultime ore abbiamo assistito a una vera e propria escalation di accuse reciproche fra Washington e Pechino sull’origine del Covid-19. “Ci sono numerose prove sul fatto che il coronavirus arrivi dal laboratorio di virologia di Wuhan”: ne è assolutamente convinto il Segretario di Stato americano Mike Pompeo, che ha lanciato un attacco frontale contro la Cina durante un’intervista rilasciata alla Abc. Pompeo ha poi rincarato la dose accusando la Cina di continuare a impedire “agli occidentali l’accesso ai laboratori”. Pechino, ha aggiunto, “è nota per la sua propensione a infettare il mondo e ad usare laboratori scadenti. Non è la prima volta che il mondo viene minacciato dai virus dei laboratori cinesi, dobbiamo poter andare lì. Non abbiamo ancora i campioni di virus di cui abbiamo bisogno”. Dal canto suo il Presidente Usa Donald Trump ha appoggiato la linea dura di Pompeo, sottolineando che gli Usa faranno “un rapporto molto dettagliato su ciò che pensiamo sia successo”, e spiegando che “personalmente penso che abbiano commesso un terribile errore. Hanno provato a nasconderlo, hanno provato a spegnerlo”.

Lo scontro Usa-Cina sull’origine del Covid-19

Immediata la reazione cinese: il Global Times, organo di stampa del Partito comunista cinese, ha sfidato Pompeo affermando che se il capo della diplomazia Usa è davvero in possesso di prove sull’origine del Covid-19 allora dovrebbe renderle note al mondo, e “specialmente al pubblico americano che continua a cercare di ingannare. La verità è che Pompeo non ha alcuna prova, e durante l’intervista di domenica stava bluffando”. Ma da dove nascono le accuse americane a Pechino? Come ha spiegato Federico Giuliani su InsideOver, il Segretario di stato ha basato le sue accuse su un rapporto di 15 pagine pubblicato dall’alleanza di intelligence “Five Eyes“, che riunisce i servizi segreti di Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda. I relatori affermano che la Cina avrebbe mentito sulla diffusione del contagio del coronavirus. Il virus, infatti, sarebbe stato generato nella sede dell’Istituto di virologia di Wuhan, situato vicino al mercato della città, il luogo da cui – secondo le versioni ufficiali – si sarebbe diffuso inizialmente.

Il lavoro degli 007 americani

In attesa che l’amministrazione Trump presenti al mondo delle prove convincenti, si può risalire al lavoro svolto dagli 007 americani in questi mesi che ha permesso a Mike Pompeo di incolpare Pechino. Un’indagine che, come riporta Federico Rampini su La Repubblica, risale al mese di gennaio. Il primo a sospettare di Pechino è stato Anthony Ruggero, a capo della sezione specializzata sulle armi di distruzione di massa all’interno del National Security Council. È proprio Ruggero, scrive La Repubblica, “il primo a mettere in allerta la comunità dell’intelligence, per saperne di più sull’ origine esatta del coronavirus”. A dare man forte alla tesi di Ruggero è Matthew Pottinger, ex corrispondente del Wall Street Journal a Pechino durante la Sars, oggi numero due del National Security Council, “uno degli uomini che hanno maggiore influenza sulla politica cinese di Trump. Pottinger ha dato ordine a tutte le agenzie d’intelligence americane di indagare sul complesso di laboratori epidemiologici di Wuhan”. Laboratori che hanno ricevuto per anni finanziamenti da parte degli Stati Uniti e dalla Francia.

Uno di quei laboratori è stato messo sotto accusa da parte degli stessi scienziati cinesi: un documentato rapporto pubblicato da Yuan Zhiming sul Journal of Biosafety and Biosecurity denunciava “carenze e negligenze” proprio negli esperimenti sui contagi da animale a uomo. L’ipotesi che il Covid-19 possa essere uscito per errore o possibili negligenze dal laboratorio di Wuhan è stata infine ripresa dal Washington Post, testata non certo schierata con l’amministrazione Trump: come se non bastasse, lo stesso capo di stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, il generale Mark Milley, ha dichiarato che nessuna pista viene ancora esclusa. La Cina rappresenta il nemico perfetto a su cui scaricare tutto oppure le prove di cui parlano il Presidente Usa e Mike Pompeo sono concrete? La sensazione è che la diatriba fra Washington e Pechino sia soltanto all’inizio…

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